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Il bello di essere bambini

Il bello di essere bambini

Lavorando spesso con i bambini, mi capita di fermarmi a guardarli mentre fanno gli esercizi che gli propongo e rimango ogni volta ammaliato e stupito dalla loro trasparenza. Quando una cosa gli piace ci si mettono con tutto loro stessi, se una cosa non gli piace invece usano tutto il loro essere per non farla. Prendo spunto poi dai miei due figli che in mensa a scuola, così come a casa, non si dimostrano di bocca buona e ogni tanto la frase che esce è: “almeno assaggiala, provala!” ma niente. Se il cibo ha un aspetto che non li aggrada… nulla, niente, niet!

Certo, mio compito da genitore e da insegnante è quello di spingerli ad “assaggiare” che si parli di cibo o che si parli di un esercizio. Ma poi penso alla loro integrità e trasparenza ma soprattutto alla loro coerenza con se stessi.

E qui mi parte la riflessione… quante cose che non ci piacciono mangiamo ugualmente? Quante cose che non vogliamo fare… facciamo lo stesso? Certo bisognerebbe parlare di doveri, di obblighi ecc. ecc. e partirebbe una paternale (che se fossimo bambini manco ascolteremmo), ma nonostante questo un dubbio mi assale sempre, comunque e costantemente… e se avessero ragione loro?

E se non dovessimo mangiare quello che non ci piace? E se davvero non dovessimo fare qualcosa che non ci va di fare?

Da insegnante di recitazione, ogni tanto, la curiosità di sapere come reagirebbero i miei allievi (adulti), se gli proponessi una lezione come se fossero bambini, mi viene… chissà il giorno che guarderò un po’ meno ai doveri da insegnante, magari lo proverò.

P.S. il sabato tengo un laboratorio di Baby teatro e psicomotricità, dove i bambini con le ambientazioni del teatro, fanno dei percorsi di psicomotricità… si divertono un mondo… e se proponessi un corso identico ma per adulti? Ci sarebbero adulti disposti a saltare sul materassone e ad infilarsi nel tunnel dell’IKEA per trovare tesori nascosti?

Il corpo… questo sconosciuto

Il corpo: questo sconosciuto

la mattina ti svegli e la prima cosa che fai è alzare il tuo corpo dal letto. Durante il giorno usi il tuo corpo per salutare, lavorare, guidare. Poi nutri il tuo corpo. Poi torni a salutare, lavorare, guidare, poi ti rinutri e infine metti il tuo corpo a riposare e a distendersi comodamente nel letto.
Insomma, il primo vero compagno della tua vita è proprio il tuo corpo e a meno che non sei capace di trascendere e separare anche per pochi istanti il tuo spirito dal tuo corpo, ci stai tutto il giorno per tutti i giorni.

Ma la domanda vera è: conosci davvero l’unico compagno di viaggio che, neanche se lo volessi, ti potrebbe abbandonare? Nel tuo corpo abitano i ricordi delle carezze di quando eri bambino. Abitano le sberle che ti sei preso. Dondolano i baci che hai dato. Le cadute che hai fatto. Gli sguardi che hai incontrato.
Ma quante volte hai chiesto al tuo corpo cosa veramente volesse fare? Forse mai vero? Eh si perché poi subentra la testolina che inizia a dirti cosa si può fare e cosa non si può fare… e qui inizia la battaglia.

Magari il tuo corpo vorrebbe farsi una bella corsa per scaricare un po’ di nervoso, ma… non si può.
Magari vorrebbe iniziare a saltare, ballare, cantare a squarciagola, ma… non si può.
Magari vorrebbe fermarsi a guardare cosa c’è sotto i suoi piedi, ma tu sei di corsa e… non si può.

Prova a fermarti una volta e chiedi al tuo corpo: cosa vuoi fare adesso? E prova ad assecondarlo… chissà cosa capiterà!