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UN NUOVO RODARIDÌ

Buon Rodaridì a tutti!
Anche oggi potete votare la storia che preferite accedendo a questo link: Un Nuovo Rodaridì

La storia che riceverà più voti, venerdì verrà premiata.  Non perdiamo altro tempo: le votazioni sono aperte solo per oggi, lunedì 18 maggio!


RODARIDÌ
 

SOLDO DI CACIO
C’era una volta una bambina che viveva con la sua mamma in una casetta al limitar del bosco. La bambina era così minuta che veniva chiamata da tutti Soldo di Cacio. Indossava sempre un mantellina  verde che le aveva fatto la nonna, l’unico vestito che le calzasse a pennello. Un giorno la madre le chiese di portare all’adorata nonnina, che abitava dall’altra parte del bosco, la Settimana Enigmistica e del cotone per il ricamo. Nonostante la pioggia, Soldo di Cacio si incamminò. Il sentiero di ciottoli che conduceva al bosco era invaso da vermiciattoli e da lumachine senza guscio che sbucavano fuori ogni volta che il terreno era bagnato. Soldo di Cacio terrorizzata da quei piccoli esserini, senza staccare gli occhi da terra si mise a fare un vero e proprio slalom per evitare di calpestarli. Così facendo però non prestò attenzione alla strada, e in pochi istanti si ritrovò smarrita in mezzo agli alberi. Continuò a camminare, fino a quando sentì una musica provenire da lontano: sembrava il suono di un piffero. La seguì, e quella melodia la condusse alla riva di un laghetto. Soldo di Cacio si sedette su un sasso per riposare un pò e si mise ad osservare  due bellissimi cigni con i loro cuccioli, seguiti a loro volta da un anatroccolo…era goffo, piccolo e bruttarello, ma catturò l’attenzione della bambina, che spesso e volentieri si sentiva proprio come lui. Specchiandosi nel lago pensò: “Chissà se da grande sarò mai bella come la mia mamma?”. Ed ecco che l’acqua cominciò a fare un movimento circolare, che disturbò la sua immagine e i suoi pensieri….e al posto del suo viso vide apparire quello di una bellissima fata. Soldo di Cacio fece un balzo indietro, ma non riuscì a staccare gli occhi da quella figura. Era l’essere più bello che avesse mai visto, con delle ali variopinte che riflettevano mille colori per tutto il lago. La bambina, ammutolita, continuò a guardarla, e la fata le parlò: -Piccolina, non avere paura di me, sono la Fata del Bosco, e aiuto chiunque perda la strada a ritrovarla-. Soldo di Cacio pensò che nessun essere così bello avrebbe mai potuto farle del male, e si sentì sollevata e al sicuro. La fata la rimproverò per essersi persa a causa di una sciocca paura, quella di vermi e lumachine, e Soldo di Cacio si vergognò. Poi le fece notare che il cielo stava annunciando l’arrivo di un temporale, e che sarebbe stato imprudente proseguire il cammino sotto la pioggia battente. La bambina si fidò, e ascoltando i consigli della saggia Fata del Bosco si mise a preparare una capanna di foglie. Ma non appena si rifugiò al suo interno un vento fortissimo buttò al suolo il suo riparo. Soldo di Cacio allora, con tanta pazienza, costruì una capanna di canne di bambù, ma il vento aumentò la potenza e distrusse anche quella…la piccolina era sempre più affranta: si sentiva un’incapace. La fata le disse che quando costruiva qualcosa doveva prestare più attenzione. Soldo di Cacio, determinata, ci riprovò con dei sassi…riuscì a costruire una vera e propria casetta!!!! Ma il vento iniziò a soffiare di nuovo, forte, fortissimo, sempre più forte e……la casetta crollò. Nulla da fare, era proprio imbranata! Per fortuna che il temporale stava terminando. Soldo di Cacio decise di ripartire per andare a casa della nonna, e la fata, dopo averle spiegato la strada più breve, le fece raccogliere delle bacche da lasciare sul suo cammino per non perdersi. La bambina ne fece cadere una a terra ogni dieci passi…ma dopo parecchia strada,voltandosi, si rese  conto che gli uccellini del bosco le stavano mangiando tutte, una ad una. 
Soldo di Cacio cominciò a piangere, e tra un singhiozzo e l’altro sentì qualcuno dire: -Ciao bella bambina, come ti chiami? Perché stai piangendo?-. La bambina  si asciugò gli occhi e vide che a parlarle era una volpe.
Tirò sul col naso e  rispose: -Mi chiamo Soldo di Cacio, signora volpe, e piango perché non so se sto percorrendo la strada giusta-
La volpe continuò: -Come sei piccola e pallida , cara bambina, dovresti mangiare un pochino di più-. Soldo di Cacio spiegò alla volpe che era in cammino da ore, e che sì, in effetti non aveva mangiato nulla. La volpe allora le disse: -Se mi regali la tua mantella ti darò in cambio questa mela e ti indicherò la strada da prendere-. A Soldo di Cacio sembrò un affare, e anche se era molto legata alla sua mantellina, accettò volentieri lo scambio. La volpe fu di parola, le spiegò la strada e scomparve in un baleno. La  bambina afferrò la mela per darle subito un morso ma….quando la mela fu vicino alla sua bocca… vide sbucare un verme, e per lo spavento la lanciò lontano……La mela finì a terra, trasformandosi in un liquido verde che bruciò l’erbetta su cui era caduto. -Ohi ohi ohi- disse Soldo di Cacio -se l’avessi mangiata sarei sicuramente morta!!!-. In quel momento si rese conto che era stata una delle sue paure a salvarla….e forse doveva ascoltarle un pò di più, senza permettere a nessuno di prenderla in giro. Ora non poteva più fidarsi delle indicazioni della volpe, e così decise  di seguire solo il suo intuito. Si fece forza e si mise a camminare a gran velocità. Finalmente, stanca e infreddolita, arrivò a casa della nonna. Bussò e quando vide l’adorata nonnina le consegnò la rivista e il gomitolo, e la abbracciò. La nonna le preparò una tazza di tè caldo con biscotti per riscaldarla, e dopo essersi fatta raccontare tutte le sue vicessitudini le disse di andare in camera a riposarsi un pò. Il letto della nonna aveva soffici coperte e due materassi, uno sopra l’altro. Soldo di Cacio si addormentò subito, ma presto il suo sonno venne disturbato da qualcosa che le dava fastidio sotto la schiena. Quando si alzò sollevò i materassi e vide che  c’era nascosta  una “castagna matta”! In quel momento la nonna entrò nella stanza e Soldo di Cacio le chiese il perché di quella stranezza. La nonna le rispose: -Le castagne matte tengono lontani i malanni, e io ne porto sempre una con me-.
Soldo di Cacio si mise a ridere per questa stramba abitudine e la nonna rispose: -Sai nipotina mia, tutti mi prendono in giro perchè ho sempre paura di ammalarmi, e perchè uso le castagne per tenere lontano il raffreddore. Ma io non bado a ciò che dice la gente, o a chi usa le mie paure per prendersi gioco di me…-
La nonna poi le disse di prendere la castagna e di metterla in tasca, le consegnò una nuova mantellina verde che nel frattempo le aveva già confezionato e con un bacio in fronte la salutò. Soldo di cacio  si incamminò verso casa, ma appena oltrepassata la prima fila di alberi udì nuovamente quella musica…e la seguì, ritrovandosi al laghetto. Cercò la fata per dirle che era riuscita a raggiungere la  nonna, e specchiandosi nel lago vide nuovamente l’acqua muoversi in modo circolare: la fata comparve davanti ai suoi occhi. -Ciao Soldo di Cacio, cosa ci fai ancora qui? Ma non hai incontrato una volpe sul tuo cammino? E come hai fatto, imbranata come sei, ad essere arrivata a casa della nonna?-
La bambina iniziò a sospettare che la fata c’entrasse qualcosa con le sue disavventure e, non avendo più voglia di sentirsi criticare, la salutò educatamente dicendole che era arrivato il momento di tornare a casa.  La fata le sconsigliò di incamminarsi nel bosco e le disse: -Guardati: piccola come sei ti perderai ancora! E chissà quanti vermiciattoli e quante lumachine si nascondono sul sentiero-. La bambina cercò di non farsi condizionare, e senza risponderle fece per andarsene. Improvvisamente il cielo prese i colori della notte, il vento cominciò a soffiare forte, gli alberi crearono forme spettrali  e tutti gli uccelli del bosco si alzarono in volo. Soldo di Cacio aveva paura, ma decise che questa volta non si sarebbe arresa. Si voltò, e guardò dritta negli occhi la fata per qualche istante…. il suo riflesso svanì nell’acqua lasciando il posto ad un essere dall’aspetto spaventoso: era una strega! Soldo di Cacio tirò fuori la castagna matta dalla tasca, e di istinto la scaraventò nell’acqua. Ed ecco che si formarono nuovamente dei cerchi, che  mossi dal vento diedero vita ad  un vortice. La strega venne risucchiata verso il fondo del lago e la sua figura svanì. In quel momento il cielo riprese i colori del mattino,  il lago tornò a  brillare e gli uccellini a cinguettare sulle chiome degli alberi. La bambina si rincamminò  verso casa, con la certezza di imboccare la strada giusta. Ma ad un certo punto…-Etciùùùù!- , un potente starnuto uscì dalla sua bocca e Soldo di Cacio pensò: “Le castagne matte forse non tengono lontano i malanni, ma di sicuro tengono lontane le streghe!-.

Marianna

LA MIA GIORNATA DI RIPOSO
La vita lavorativa si sa è molto faticosa, quando rientri a casa, tra faccende domestiche, lavare, stirare, cucinare, coltivare l ‘orto e ci mettiamo pure il marito……..APRITI CIELO.
Domani finalmente, il mio sospirato riposo e me lo godo.
La sveglia suona alle sei, prima cosa da fare è la doccia, ancora più faticoso asciugare i capelli, io che non ho dimestichezza con pettine e spazzola.
Il mio aiuto prezioso è il bimby, un casco per capelli di ultima generazione, è un peccato non farsi aiutare:  infili la testa nel bimby, premi il tasto 1 l’asciugatura e la vaporizzazione è perfetta,  accedi a modalità spiga, la testa ti intriga,  chioma mossa , metti il turbo e i capelli sono da urlo.
Per rendere più piacevole le faccende domestiche I WANT TO BREAK FREE in compagnia del mio caro Freddie, mi ritrovo elettrica, iperattiva, il brano è terminato ed è tutto finito.
La suoneria del cellulare mi segnala che il programma lavaggio è terminato, non mi resta che stendere, non ho uno stendino davanti a me, ma un arpa orizzontale, mi lascio trascinare dalle sue corde, un’armonia dolce esce dalle mie mani, toccata e fuga di Back mi ripiglio e stendo.
Ho tralasciato dalla fretta di spolverare la libreria composta da 7 scaffali, quasi tutti i libri parlano di criceti, nella mia immaginazione la libreria è diventata un condominio di criceti graziosi, simpatici animaletti e mi fanno pure compagnia.
Terminato il lavoro casalingo, un po’ di svago a contatto con la natura, devo piantare i pomodori, la buca deve essere un po’ profonda, in aiuto ancora la tecnologia il gancio dell’impastatrice, premi sul terreno il gioco è fatto, senza fatica, tutte in fila per tre che non sembrano fatte da me.  Guardo l’orologio è ora di cena, una bella frittata con una padella ricaricata, gira, rigira, salta ed è subito fatta, come un disco volante è atterrata odorante.
La mia giornata di riposo è terminata meno stancante di una giornata lavorativa ma impegnativa, con bimby, criceti, arpe, Freddy , ganci e dischi volanti.
Vedo Morfeo che mi tende le braccia, l’ultimo capitolo “La corsa delle tartarughe” mi attende, ma le pagine del libro si staccano come ali di farfalla. CHE SONNO…..dimenticavo,  ci vuole una supposta al profumo di ciliegia x un sonno profumato.
Buona notte.       

Carla

CUFFIETTE A FORMA DI DOCCINO
Mario fa il medico nel tempo libero.

Ha tanti pazienti e, come ogni dottore che si rispetti, per visitarli utilizza il suo stetoscopio. Sono così tanti a curarsi da lui che spesso si porta il lavoro a casa: li riceve anche in camera da letto, in cucina o in bagno.
Non ha bisogno di parole per fare le diagnosi. Le espressioni del suo volto, a quanto pare, sono abbastanza esaustive. Se potessi assistere ai suoi controlli, lo vedresti piangere quando la situazione è drammatica, sorridere quando la malattia è passata o arrabbiarsi quando il paziente non collabora alla cura. E questo basterebbe a sistemare tutto. Insomma, è un bravissimo dottore. Capisce subito di cosa ha bisogno il paziente, cosa prova, come sta.
Tutto merito del suo stetoscopio. Non è neanche lontanamente simile a quelli dei suoi colleghi che frequentano gli ospedali. Voglio dire, la forma è quella: a ipsilon. Ma quello che si sente quando lo si avvicina alle orecchie è veramente unico. Gli altri stetoscopi permettono di udire solo il suono del cuore o di percepire la differenza tra la tosse di un sano e quella di un malato, mentre col suo si possono avvertire anche voci, rumori e addirittura musiche. Per Mario, auscultare un paziente è un po’ come sentirsi raccontare la sua storia, con tanto di colonna sonora.
L’altro giorno ha visitato un certo Truman. Egli si sentiva male perché da tempo desiderava ardentemente di fare un viaggio alle isole Fiji e non ci riusciva a causa di una forza a lui sconosciuta che lo tratteneva imprigionato nella sua città.
E’ bastato che Mario piangesse 8 volte, ridesse per dieci minuti e si arrabbiasse per altri cinque. Come per miracolo il problema si è risolto! Grazie al suo sofisticato fonendoscopio, aveva capito da subito qual era il problema: in realtà Truman viveva in un reality show ed era proprio il regista di quel programma a rendergli impossibile la partenza con vari inganni e sotterfugi… (è una storia un po’ complessa ed avvincente, ma non è così importante in questo momento).
Insomma, ci sono voluti 103 lunghissimi minuti di consulto medico per far capire la situazione a Truman, ma per Mario è stata una grandissima soddisfazione vederlo uscire alla fine dalla porticina azzurro cielo della cupola artificiale in cui aveva vissuto tutta la vita.
Il resto del tempo Mario cerca di fare l’uomo, anche se con risultati meno brillanti. A volte ci azzecca, ma più spesso sbaglia. Il fatto è che non esiste uno strumento infallibile che gli permette di farlo per bene, l’uomo; di capire al volo le persone e i loro bisogni. Ma Mario è contento così.
“Per fortuna che è difficile fare l’uomo!”, direbbe lui “Altrimenti vivremmo in un telefilm e non potremmo mai andare in vacanza alle Fiji”.

Stefano


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QUAL È LA TUA STORIA PREFERITA?

Buon Rodaridì a tutti!
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Qual è la tua storia preferita
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RODARIDÌ
 

IL MAGO BOCCA DI LEONE
Nel paese di Tristefelicità  c’è un grande casolare; ci si arriva attraverso un piccolo sentiero tortuoso dopo aver camminato per ore. In questo casolare non entra mai il sole se non nelle sere di luna piena, attraverso le piccole crepe dei muri, l’ oscurità regna sovrana.
Questo casolare appartiene al famoso mago Bocca di Leone, chiamato così per la sua voce roca: ruggisce come un leone per comunicare la sua forza, ha mani possenti, pelose, lunghi baffi utilizzati come strumento di percezione, due canini appuntiti ed il resto dei denti tutti d’oro.
Il suo corpo non era aerodinamico, ma un tozzo barilotto che faticosamente riusciva a camminare, bastava un suo sguardo e tutti sull’attenti, era veramente un BRACOMONTE (brontolone).
Protagonisti dei suoi spettacoli di magia sono: Charlie l’ippopotamo, Wolfy il gatto, Pilù clown di legno e un vecchio e funzionante tram arancione.
Charlie l’ ippopotamo grande e grosso continuamente alimentato con quintali e quintali di frutta e verdura,  che solo alla vista del cibo lo stomaco si contorceva su se stesso; Wolfy un grosso gatto nero, con occhi dorati  molto saggio, usato per creare suspence durante gli spettacoli; Pilù clown di legno è un grande artista con un anima sensibile, molte cose ancora da esprimere, ma purtroppo  era mosso da fili, non era libero di esprimersi  in piena libertà. Ed infine, un vecchio tram arancione con un clacson a mo’ di trombone, questo serviva  per attirare il pubblico, le ruote rifatte con grossi sassi tondeggianti, il loro peso impediva al tram di procedere spedito. Dopo tanto girovagare, la stanchezza si faceva sentire ancor più, il passare degli anni, non c’era più lo stimolo  per poter proseguire questo cammino, senza libertà di espressione.
All’ unanimità decisero di ritirarsi dalla scena: “Sai Bocca di Leone non siamo più in grado di seguirti siamo stanchi non abbiamo più nulla da esprimere ne da comunicare, ci ritiriamo”.
Tuoni fulmini saette…….. Bocca di Leone era incontenibile: “Se questa è la vostra decisione vi porterò nel mio casolare, così la vostra rabbia resterà in gabbia e aspetterò che si tramuti in sabbia x poi ricominciare di nuovo”. Raggiunsero il casolare a notte fonda, era illuminato più del solito, questo grazie al plenilunio.
Tutti quanti erano attratti da questo bagliore immenso, nessuno riusciva a prendere sonno.
Pilù  protese il suo braccio verso questo raggio di luce, il casolare è invaso da mille colori e fuochi d’ artificio: “Charlie!! Wolf !!! guardate  mi sono trasformato…. Sono vero” le lacrime inondarono il suo viso
Charlie: “Sono un nuovo ippopotamo, sono smagrito e ringiovanito!!!!”
Wolf: “Il mio pelo si è colorato di bianco sono immerso in un mare di panna, sono ancora saggio, non faccio più paura”.
Il vecchio tram provò ad accendere il motore scattante rombante come un cavallino rampante, ma le ruote si domandò… 4 ruote nuove fiammanti gonfie da fare invidia alle michelin.
“Presto presto salite in fretta! Nuove avventure ci attendono uniamo i nostri talenti”. Con facce sorprese e tanta meraviglia salirono sul tram, fiero e scoppiettante si avviò giù per la discesa libera quando ad un tratto incrociarono Bocca di Leone: “Fermi!” ruggì “Io sono il vostro impresario dovete ritornare con me il riposo vi ha fatto ringiovanire”. Con una grossa accelerata il tram proseguì il cammino lasciando sulla strada Bocca di Leone che inciampò, rotolando per poi scomparire nel nulla. Proseguirono il cammino ormai è giunto il mattino, si ritrovarono in una piazza  gremita di gente aprirono la brandigia ( branda a valigia) come palco e acclamati dalla folla i Rockfeller si esibirono, incominciò il loro cammino liberi di esprimere la loro creatività e improvvisazione senza alcun limite.
TESTO  LA FELICE VERITA’
INTERPRETI   PILU’  IL BAMBINO DI LEGNO
WOLF IL GATTO BIANCO
CHARLIE  L’IPPOPOTAMO SMAGRITO
TRAM  VALENTINO VESTITO DI NUOVO

Carla

 

FARFALLA SPERANZA (Bentornata Silvia)
C’era una volta Farfalla Speranza,
che viveva la vita come fosse una danza,
portava sulle ali polvere di solidarietà,
e il suo più grande valore era la generosità.
Un giorno decise di lasciare la sua famiglia,
per trasformare un  terreno arido in meraviglia.
Così volò lontano, verso un paese desolato,
rendendo fortunato chiunque avesse incontrato.
Passava tutto il suo tempo con dei piccoli bruchetti,
a cui donando amore colmava  la mancanza di affetti.

Ma un brutto giorno dei cattivi scarafaggi la portarono via
e della sua povere magica rimase solo una flebile scia.
E una folata di vento cancellò ogni sua traccia,
mentre il cielo prendeva il colore scuro della minaccia.
Il tempo passava pesante sopra la terra,
e i bruchetti scoprirono il significato della guerra.
Ma ognuno di loro aveva nel cuore Farfalla Speranza,
e invocava il suo aiuto nonostante la distanza.
Lei nascosta in una grotta scura,
tornava al ricordo dei suoi bruchetti per scacciare la paura.
E pensava ogni giorno alla sua mamma e al suo papà,
“io lo so, qualcuno presto mi salverà”.
E loro non facevano altro che pensare a lei,
“farfallina nostra, noi sappiamo che ci sei”.
Ed ecco che nel prato in un giorno di maggio
arrivò una notizia che sembrava un miraggio.
Delle libellule l’avevano trovata
e Farfalla Speranza era stata liberata.
Ora potrà ritornare a danzare,
e nessuno potrà mai le sue ali spezzare.

Ci hai donato tanto con la tua polvere di solidarietà,
vola Farfalla Speranza, buona vita in libertà.

Marianna


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Si ripARTE!

L’emergenza Covid-19 ogni giorno grava sulle strutture sanitarie. Tramm desidera dare il proprio contributo affiancandosi all’Associazione di clownterapia Veronica Sacchi (AVS), la quale ha lanciato la raccolta fondiSosteniamo ASST Lecco Osp. Manzoni col sorriso!” a favore dell’Ospedale Manzoni di Lecco. Tramm sceglie di rilanciare l’iniziativa nel suo stile: parlando di ARTE.

Si ripARTE
l’arte come punto di ripartenza

È arrivato il momento di reagire cercando un punto di ripartenza nell’arte, che è chiamata a dare il suo contributo di bellezza in un mondo che per qualche giorno ha rischiato di spegnersi e ingrigirsi. Così come gli arcobaleni dei bimbi alle finestre hanno contribuito a darci un po’ di serenità, così come i canti dai balconi e le note nell’ aria, anche noi ci mettiamo a disposizione. Anche se i luoghi tipici e propri dell’ arte sono chiusi, è possibile fare qualcosa. Tramm vi offre la possibilità di ripartire insieme, e vuole farlo attraverso le suggestioni delle parole di 3 artisti stimati.
“Si ripARTE” consiste di tre serate nelle quali sarà possibile incontrare, in diretta streaming, tre artisti che, con grande generosità, hanno accettato di sostenere insieme a Tramm la raccolta fondi “Sosteniamo ASST Lecco Osp. Manzoni col sorriso!” di AVS. A guidare il pubblico in questa riflessione saranno Paolo Nani, Roberto Mercadini e Simone Savogin intervistati da Valeria Cavalli, di MTM – Manifatture Teatrali Milanesi.

INFORMAZIONI TECNICHE
Programma delle serate:
● Paolo Nani – 15 maggio 2020 ore 20.45
● Simone Savogin- 22 maggio 2020 ore 20.45
● Roberto Mercadini – 29 maggio 2020 ore 20.45

Costo dei biglietti 10€, per ciascuna serata; i proventi saranno interamente devoluti all’Ospedale A. Manzoni di Lecco.

Ci sarà la possibilità di fare domande durante le serate. Per motivi organizzativi chiediamo al pubblico di inviarle all’indirizzo info@tramm.it; quelle selezionate dallo staff di Tramm, avranno la possibilità di essere poste in prima persona accedendo, temporaneamente, alla diretta streaming.
“Si ripArte” non è solo il titolo dell’evento online, ma anche l’augurio di Tramm a non fermarsi mai, nemmeno ora!

Registrati ai seguenti link per ottenere il biglietto della serata:

Si ripARTE! – Intervista a Paolo Nani – Biglietti

Si ripARTE! – Intervista a Simone Savogin – Biglietti

Si ripARTE! – Intervista a Roberto Mercadini – Biglietti

LE FIABE POPOLARI COME MATERIA PRIMA

Buon Rodaridì a tutti!
Oggi, non è un Rodaridì come gli altri: da ora, potrete votare la favola che più vi piace accedendo a questo doodleLe fiabe popolari come materia prima 
La storia che riceverà più voti, venerdì verrà premiata.  Non perdiamo altro tempo: le votazioni sono aperte solo per oggi, lunedì 4 maggio!


RODARIDÌ
 

INTERVISTE FABULOSE
C’era una volta .. tanto tempo fa .. anzi a dire il vero c’è ancora un luogo segreto e nascosto nel mondo dove tutte le creature delle fiabe si ritrovano una volta al mese per raccontarsi come va sulla terra …
Oggi vi voglio svelare cosa mi raccontò  Pinocchio quando lo intervistai .. si esatto .. io .. ho scovato questo posto misterioso e ogni mese mi è stato concesso l’onore di poter partecipare al loro incontro e intervistare uno di loro.  In cambio ho promesso che avrei fatto leggere tutte le mie interviste a bambini e adulti purché sognatori .
Dunque Pinocchio comincia col raccontarmi che ora vive in Italia , avete capito bene , in Italia, per l’esattezza a Ferrara, in via Cortevecchia proprio vicino alla cattedrale.  Lì si occupa di commercio nello specifico è un ambulante, in poche parole gira i mercati della zona e vende i suoi prodotti .. e qui arriva il bello .. vi starete chiedendo cosa potrebbe mai vendere!!! … niente di meno che “bigini di allegria”.. che sono delle semplici pergamene su cui ha scritto ricette più o meno magiche . Purtroppo capirete anche voi che all’inizio gli affari non andavano proprio bene.
Nessuno voleva pagare per leggere le sue stranezze.. voglio dire vi faccio un esempio delle Sue pergamene :
UN TONDO ROSSO SUL NASINO
UNA MAGLIA COLOR CANARINO
BALLA E CANTA
A PIEDI SCALZI CON MUSICA A MANETTA
DELLA FELICITÀ QUESTA È LA RICETTA
Ora devo dire che io ho provato e mi sono divertita parecchio ma come ho già detto nessuno voleva pagare per queste “sciocchezze” come gli dicevano tutti .
Il poveretto si era impegnato tanto, ogni sera ne scriveva di nuove, le rilegava per bene con un nastro di raffia,  le metteva nel cesto della sua bicicletta e al mattino presto..via sfrecciava veloce per le strade di Ferrara e dintorni .
Ma niente i suoi articoli non piacevano e lui era veramente dispiaciuto.  Faceva fatica a integrarsi con le “persone normali” e stava per perdere la speranza , stava pensando di trasferirsi in India e raggiungere Cappuccetto Rosso (si avete letto bene in India ..ma questa è un’altra intervista)quando gli accadde una cosa che gli riempì il cuore di gioia e lo  fece tornare sulla sua decisione.
Un giorno si trovava a fare mercato nei pressi di Voghiera e come al solito gli affari andavano male, cominciava anche a piovere quando gli si avvicinò una bambina di circa 7 anni. La piccola era molto pallida con un Visino triste e era sulla sedia a rotelle, la spingeva la sua mamma  e aveva tra le mani un gustoso gelato al cioccolato.. Pinocchio non mangiava da ore , forse giorni e aveva l’acquolina in bocca . Si avvicinò alla bambina e gli chiese come si chiamasse “Linda “ rispose lei “sono caduta dalla bicicletta e mi sono rotta una gamba”
“Ohhh mi spiace “ e ti fa molto male insistette curioso Pinocchio
“Non tanto” gli disse la piccolina “mi fa più tristezza non poter andare in bicicletta e correre con i miei amici” due lacrimuccie le scesero dagli occhi.
Allora Pinocchio colse al balzo l”occasione e rivolgendosi alla mamma disse:
“Ecco ho quello che ci vuole per Linda .. una bella “Pergamena dell’allegria” .. le faccio personalmente a mano .. e assicuro il risultato al cento per cento. Vengono solo 5 euro l’una “
La signora lo guardò storta e declinò la sua offerta.
Stava per andarsene quando Linda allungò il suo gelato verso Pinocchio e gli disse “io ne voglio una .. ecco il mio gelato in cambio “Pinocchio non credeva ai suoi occhi. Quella piccola creatura gli stava dando il suo gelato in cambio di una sua pergamena . Doveva assolutamente dargli la migliore che aveva ..cerca , rovista, sposta e finalmente la trova .
Ecco a te piccola” questa è proprio per te .
La mamma intanto continuava a sgridare Linda per quello stupido scambio
Linda emozionata e con tante speranze apri piano piano la pergamena e cominciò a leggere tra sé e se …. e all’improvviso cominciò a ridere a crepapelle.
La mamma allora guardò Pinocchio e piangendo cominciò a ringraziarlo . Linda era triste da tanto tempo ormai e nessun regalo o parola l’aveva fatta più ridere . Quello era veramente un miracolo.
Pinocchio restituì il gelato a Linda . Il suo cuore si era riempito di gioia nel vedere quanto la sua pergamena avesse reso felice una bambina e da lì capì il senso del suo lavoro.
Era regalare gioia , non venderla, o barattarla , era semplicemente regalarla .
Da quel momento si sparse la voce delle pergamene dell’allegria di Pinocchio e molte scuole, ospedali, istituti lo chiamarono e lo chiamano tuttora per averle … e senza che lui chiede nulla molte persone in cambio gli danno cibo e vestiti.
Per cui ecco quello che fa Pinocchio tra noi umani.. regala allegria . Magari qualcuno ha la fortuna di incontrarlo in qualche mercato.. ma naturalmente ha cambiato il suo nome per non farsi riconoscere. Il nome naturalmente non ve lo posso rivelare e cosa ci fosse scritto nella pergamena di Linda non è dato sapere… ma l’importante è sapere che da qualche parte in Italia c’è Pinocchio nascosto tra noi che regala sorrisi proprio come ha fatto nella sua fiaba . Vi aspetto alla prossima “intervista fabulosa”

Giornalista
Katia Rossi

L’ALBERO BOSCOLAGO

C’era una volta  un albero molto grande, molto bello, con un cappello di foglie rigogliose e verdi. Era stanco di vivere nel bosco,  troppo affollato ripeteva continuamente; non riusciva a distendere i suoi rami poderosi verso il cielo, poter dimostrare la sua infinita bellezza. All’ orizzonte davanti a se, aveva un grande lago con i colori dell’arcobaleno. Decise che la sua  nuova dimora ora in poi sarebbe stato il lago. Raggiunse la riva e si fece trasportare dalle onde e con il vento favorevole raggiunse la meta tanto desiderata, arrivò in mezzo al lago, piantò ben salde le sue radici, le foglie rigogliose brillavano come diamanti.
Oh!!!! finalmente ho quello che sempre sognato. Sono solo, ho tutto il lago per me, sono ancora più maestoso.
Fece amicizia con carpe, tinche, alghe di ogni specie. Nonostante questo era ancora insoddisfatto, brontolava talmente forte che il suo brontolio raggiungeva la riva con onde forti e decise. Nemmeno qui è il mio posto aggiunse: sono  solo , triste ,senza foglie, i lunghi rami secchi e inariditi, i pesci rosicchiavano le radici  provocando un incontrollabile solletico giorno e notte senza un attimo di riposo le forze diminuivano sempre più.
QUI NON E’ANCORA IL MIO POSTOOOOO ACCIDENTI!!
L ‘albero maestoso si stava trasformando in un vecchio albero arido secco senza nemmeno una radice, anche il tronco mutò colore, rosso bosco. Con le poche forze rimaste cominciò a muovere freneticamente le poche radici, come eliche, si ritrovò sfinito, senza fiato sulla riva. Con l’aiuto del vento si ritrovò nel suo bosco . Affondò le radici nel terreno verde dal muschio e bagnato dalla rugiada, ritrovò il faggio Adolfo, e l’abete  Pino, il castagno Martino. –ci sei mancato!- Hai capito dov’è il tuo posto? Eri talmente vanitoso e prepotente  che nessuno ti parlava.
Sei cambiato, ormi legna da ardere non ti preoccupare  se vuoi sei ancora in tempo, chiederemo al sole all’ acqua al vento di curarti se lo vuoi, e la tua imponente chioma si muoverà di qua e di la , e variopinti colorati uccelli e i piccoli animali del bosco ti faranno ancora compagnia, ho capito veramente dov’è il mio posto: è qui con voi.
Vogliamo darti un consiglio devi imparare a usare gli occhi per guardare intorno a te ciò che ti circonda essere umile, e di aiuto agli altri. Sai che in ogni albero c’è un’anima?

Carla

I TRE PORCELLINI SUL TRATTORE
In una piccola casetta di mattoni abitavano tre porcellini, che finalmente dopo tanto tempo si erano liberati dal lupo cattivo. Vicino a loro abitava una bambina con trecce lunghe bionde e portava sempre un mantello rosso con un cappuccio che si chiamava Cappuccetto Rosso. Un bel giorno Cappuccetto Rosso decise di andare a trovare la nonna ma, prima passò  a casa dei porcellini per un saluto. Appena la videro arrivare, i porcellini si affacciarono alla finestra e dissero alla bambina: ”Ciao Cappuccetto, dove vai con quel cestino?”. La bambina rispose: ”Vado dalla nonna, volete venire anche me?”. I tre porcellini ,dopo essersi consultati decisero di accettare l’invito e, usciti dalla casetta andarono con Cappuccetto .Lungo il sentiero che portava alla casa della nonna di Cappuccetto, i tre porcellini incontrarono Meo il contadino del paese che, con il suo trattore trasportava il fieno per le mucche. Il più giovane dei porcellini iniziò a correre fino a raggiungere il mezzo agricolo, seguito dagli altri due e con un balzo salirono sul carrello pieno di fieno, non avevano proprio voglia di percorrere tutto quel sentiero a piedi, pigri com’erano. Cappuccetto Rosso li imitò. Ora tutti erano seduti comodi sul fieno e trasportati dal trattore si accingevano  a raggiungere la casa della nonna. Ma il sentiero era molto sconnesso e quando ,a forte velocità ,il trattore entrò in un enorme buca, i tre porcellini e Cappuccetto furono sbalzati giù a terra. Tutti il contenuto del cestino era nel fango e per la povera nonna non era rimasto più nulla. I tre porcellini si rammaricarono molto e avvicinandosi a Cappuccetto dissero: ”Per colpa nostra e della nostra pigrizia ora la nonna non potrà avere il suo pasto. Dobbiamo fare qualcosa. Potremo tornare a casa e preparare noi qualcosa da portare alla nonna”, dissero in coro. Ma Cappuccetto non accettò e con tono di rimprovero  rispose: ”Vi avrebbe solo fatto bene camminare, visto che siete sempre a mangiare e ad ingrassare. Lo sapevate che la strada era lunga, non dovevate venire se non volevate camminare. Quando si prende una decisione occorre andare avanti fino in fondo, nonostante si potrebbero incontrare difficoltà”, I tre porcellini tornarono a casa senza parole. Il giorno seguente ,per farsi perdonare da Cappuccetto prepararono un grande cesto pieno di cibo e lo portarono alla nonna che li ringraziò di cuore. Sulla strada del  ritorno incontrarono nuovamente Meo e il suo trattore, ma ricordandosi delle parole di Cappuccetto, nonostante stanchi del cammino proseguirono per il sentiero che li conduceva  a casa. Da quel giorno Cappuccetto e i tre porcellini non si separarono mai  più.

Ivan Emanuela

FIABA DELLA LUNGA NOTTE
Sei fratelli, stanchi nell’ affanno di arare i campi, chi affranto, chi troppo maturo, sognavan di gloria senza abbandonar il posto sicuro. Il più piccino, il più vivace, aveva speranza per se e per loro. Un giorno, tra i frutteti piantati in collina, vide nascosto sette briganti, allegri e fieri cantavan canzoni di guerra, pianificavano assalti per sete di giustizia. Il ragazzo fu presto affascinato, anche lui sognava gloria e libertà per gli oppressi. I briganti lo accolsero  volentieri, dalla forza ed intraprendenza furono convinti. Sempre più lodavano ed inneggiavano, mentre i suoi sogni il giovane elencava.
Insediatosi in un paese non troppo lontano, la sua nomea oltrepassò i confini del reame, diventato uomo, i suoi seguaci contadini divennero soldati.
Fu allora che si preparò il grande assalto: la battaglia contro il Re perverso fu ardua e sanguinaria, ma i sogni di quel ragazzo divennero pane, un pane per tutti gli uni uguali agli altri, liberati dallo sfruttamento e dalla schiavitù.
Diventato Re, solo una donna mancava, conquistato da un dolce viso non poté trattenersi da farla Regina. Parlava a voce bassa, i suoi passi erano lievi, longilinea ed educata calmava l’ impetuosa sete di giustizia ormai ottenuta.
Il tempo passava ed un figlio avevano avuto. Il Re era appagato e stanco di quei lussi, non amava chincaglierie, gli bastava il suo amore ed una vita da contadino, certo anche senza sfarzo un Re rimane tale.
Una notte, decise di portare la sua Regina al chiaro di luna, lontano dal palazzo, lontani dai giullari, per farle sentire l odore di erba tardo falciata, per farle sentire grilli e la civetta zittirli,  le stelle, come persone, tante e tutte uguali. La regina sorridendo annuiva, e giocava a far la contadina, in fondo come lui lo era stata, ed al pensiero preso, un forcone le fu in mano, le tre lame conficcò nella gola del Re della vita innamorato.

Serafina Basile

Qual è la storia che preferisci? Faccelo sapere votandola in questo doodle Le fiabe popolari come materia prima

UNA DOLCE BAMBINA

Buongiorno a tutti!
Un altro Rodaridì è arrivato e oggi ci scrivono Ivan ed Emanuela; hanno provato ad immaginare il passato della matrigna di Biancaneve, e ora ci regalano una bellissima storia. Ringraziamo di cuore i due autori che non mancano mai un Rodaridì, e auguriamo a tutti una buona lettura!

 

UNA DOLCE BAMBINA

C’era una volta una regina cattiva che aveva una figliastra di nome Biancaneve. Questa matrigna…..

Tanto tempo fa in un castello viveva una bambina dai lunghi capelli neri e occhi azzurro cielo di nome Grimilde. Era una bambina dal carattere molto dolce e amava molto gli animali, tanto che ne aveva molti nel giardino del suo castello  ,ma quello che amava di più era Ernesto un coniglietto nano, grigio e paffutello. Con lui trascorreva gran parte del suo tempo e persino la notte dormiva con lei. Grimilde aveva però una madre molto altezzosa ,superba e che non amava gli animali. Gli stessi animaletti alla vista di quella donna scappavano impauriti nascondendosi qua e là fra i cespugli. Un giorno arrivò in visita al castello un’amica della mamma di Grimilde, una certa Carlotta ,donna molto scortese e dalla voce stridula che esordì dicendo: ”Ma quanti animali ci sono in questo castello! Anche a me piacerebbe averne qualcuno nel mio giardino….”Subito la madre di Grimilda rispose: ”Cara, te li puoi portar via anche tutti. Non li sopporto proprio e poi puzzano. Pensa che Grimilda porta un coniglietto nella sua camera la notte, orribile!”. La donna s’affrettò a rispondere: ”Un coniglio nano? Che meraviglia lo voglio vedere. ”Grimilda sentì tutto il discorso e si precipitò a nascondere Ernesto. Ma non lo trovò in camera sua e iniziò disperata a cercarlo ovunque. Quando giunse nel salone delle feste, l’aspettò un’amara sorpresa. Quella donna aveva preso il suo Ernesto e stava per andarsene quando Grimilda urlò: ”Noooo, Ernesto è mio lo lasci andare”, ma la donna era già salita sulla carrozza e se ne stava andando. Grimilda piangeva disperata mentre la madre, con aria prepotente la beffeggiò: ”Non si piange per uno stupido coniglio. E ben presto spariranno anche tutti gli animali del giardino, tanto tuo padre è lontano e non arriverà molto presto, così quest’orribile puzza sparirà”. Grimilda a poco a poco si vide portar via tutti gli animaletti suoi amici. Passarono i giorni, la bambina se ne stava sempre rinchiusa nella sua camera triste e sconsolata e rifiutava persino il cibo. La madre non curante di lei, non si accorse che con il tempo Grimilda stava modificandosi e da bambina dolce e spensierata che era, iniziò ad essere molto scontrosa e capricciosa. Neppure il padre la riconosceva più.
Passò il tempo, ormai Grimilda era diventata una bella signorina, ma molto superba. La madre era morta di una grave malattia e il padre era stato dato per disperso. La sua passione era di rimirarsi allo specchio e si diceva che nessuno avrebbe mai potuto competere con la sua bellezza e pensava che se un giorno avrebbe avuto una figlia sperava  fosse un brutta bambina.

Ivan ed Emanuela

 

UN MONDO DI PAROLE

Un gruppo dedicato tutto alla scrittura creativa

Davvero belle le storie che hai scritto, complimenti! Sai che ti dico? Sono talmente belle che dovresti scriverne ancora. Non puoi? Come mai? Blocco dello scrittore, hai esaurito le tecniche di scrittura creativa oppure preferiresti condividerle con gente che ha la tua stessa passione, potendo così migliorarti sempre più? Non preoccuparti! Tutto quello che stai cercando te lo possiamo garantire, basta unirsi al nostro gruppo Facebook “Un Mondo di Parole” per rimediare alla situazione. Non hai Facebook? Tranquillo abbiamo pensato anche a questo: basta iscriversi alla nostra mailinglist, cliccando qui, ed ogni venerdì ti invieremo una mail con tutte le attività proposte in settimana.

 

Forse non lo sai, ma il gruppo “Un Mondo di Parole” ti permette di condividere storie con persone di ogni età a partire dai bambini fino ad arrivare agli anziani, favorendo così un ampio scambio di letture. Che aspetti ad iscriverti? Abbiamo già preparato per te degli esercizi!

 

Principiante o esperto? Poco importa, noi vogliamo aiutare chiunque desideri scrivere a migliorarsi, dando spunti ed esercizi per farlo e favorendo il libero scambio di pareri e opinioni, sia che tu scriva come J.R.R. Tolkien che come uno scrittore alle prime armi. Inoltre, devi sapere che le tue storie creeranno un mondo particolare in cui tutto quello che scrivi si manifesta realmente. Che dici? Sei pronto per iniziare? Allora mettiamo da parte le chiacchiere e addentriamoci subito nel vivo di questo gruppo. Ti auguro buona scrittura e buon divertimento!

Agostino

IL RIMEDIO ROCK DI PIERO PELÙ E ALTRE STORIE

Buongiorno a tutti!
Se vi trovate in cucina di fronte a una tazza fumante e dei cereali, vi trovate nel posto giusto per assaporare al meglio le nuove storie del Rodaridì. Anche questa settimana diversi di voi ci hanno scritto, alcuni da lontano: un saluto particolare a Clarissa, Marco e Giulia che ci scrivono direttamente da Messina. Grazie a tutti per averci inviato le vostre bellissime storie.
Buona lettura!

 

LE FAVOLE DEL RODARIDÌ

Titolo da prima pagina: INDIVIDUATA APP CHE TRASFORMA LE PERSONE IN MARMOTTE

Articolo: Sembrava impossibile e invece ci sono riusciti! Degli studenti hanno creato un’APP che riesce a trasformare le persone in marmotte. Uno degli studenti ha provato a fare l’esperimento su suo fratello, ha inserito nell’app il suo peso, l’altezza e l’età. Tutto il giorno non è successo nulla, quindi pensava di aver fallito, la mattina dopo però, lo studente è stato svegliato di colpo da un rumore che somigliava al verso di un animale. Lo studente è corso in bagno e ha trovato suo fratello davanti allo specchio che urlava perché si era trasformato in una marmotta. Lo studente iniziò a ridere perché la sua APP funzionava. All’improvviso si ricordò che non avevano inventato un’APP per farlo tornare una persona normale. Ancora oggi non hanno trovato una soluzione, ma la cosa positiva è che adesso suo fratello vive in una bellissima tana in giardino, ha conosciuto una dolce marmottina e grazie al letargo può dormire tutto l’inverno come ha sempre desiderato.

Giulia

CHE CALDO!
Era arrivata finalmente l’estate, ma tutti erano ancora in quarantena. Purtroppo tutto era ancora chiuso quindi niente gelati e niente succhi di frutta.
Si moriva proprio dal caldo!
Un giorno un bambino che non ce la faceva più, dopo tanti tentativi finalmente era riuscito ad inventare un COCTEL CON ACQUA ed ingredienti speciali.
Si proprio così !
Un coctel fatto solo con acqua e qualche segreto. Prese l’acqua e la mescolò con succo di frutta la colorò con l’arcobaleno, ci mise dentro tanto amore per renderlo più dolce e tanta allegria: ecco il coctel dell’estate.
Lo fece provare ai genitori e loro non sentirono più caldo. Cosi il bambino telefonò ad Amazon e quel coctel lo comprarono tutti.
Finalmente nessuno sentiva più tanto caldo !!!

Clarissa

IL PESCE VIAGGIATORE
C’era una volta un pesce tutto colorato con tutti i colori dell’arcobaleno che si chiamava Danny.
Viveva vicino alla barriera corallina, in un mare che era tutto inquinato dove la barriera corallina era malata, i pesci volanti volevano andare via dal mare , le stelle marine volevano diventare stelle del cielo, l’acqua era scura e tutta sporca di petrolio.
Il piccolo Danny voleva andare via e voleva vedere tutto il mondo. Un giorno un pescatore lo prese e lo mise in un acquario. Tutti andavano a vederlo perché era un pesce speciale.
Danny sbatteva sempre contro i vetri e vedeva spesso delle facce buffe.
Era felice perché tutti andavano a vederlo, ma un giorno non andò più nessuno. L’acquario era chiuso, perché gli uomini erano costretti a stare in casa per non essere contagiati da un brutto virus.
Decisero di liberare tutti i pesci e Danny ritornò nel suo habitat. Vide che era diverso, l’acqua era diventata limpida, la barriera corallina non era più malata e tutti i pesci erano felici.
Adesso nessuno voleva più andare via da questo posto magico e non sognava di vedere altri mondi.

Marco

LA RONDINE CERCA CASA

Chi era?  Una nonna vegetariana
Dove si trovava? Al sesto piano di un palazzo
Che cosa faceva? Aggiustava la lavatrice
Che cosa ha detto? Mi fa male un dito
Che cosa ha detto la gente? C’è molto traffico
Come è andata a finire? L’orologio non funzionava più

C’era una volta un’anziana signora che viveva in una grande casa. Il suo nome era Annette, era vegetariana mangiava solo: insalata, riso, formaggio e uova. Un bel giorno una rondine si posò sul davanzale di una finestra della grande casa e, Annette appena la vide, le pose una foglia d’insalata. La rondine la prese e volò via. Quella foglia d’insalata l’ avrebbe portata ai suoi piccoli ,nel nido che si trovava sopra un balcone al sesto piano di un palazzo. Mentre era lì, un frastornante rumore la incuriosì e con un piccolo balzo si posò sul balcone sottostante. Un omino era intento ad aggiustare la lavatrice e con i suoi attrezzi smontava i pezzi dell’elettrodomestico. Ma ad un tratto con la pinza si fece male un dito e urlò: ”Ahi! Che dolore, mi fa male il dito e adesso come faccio ad andare avanti?”. La rondine approfittò e, mentre l’omino soccorso dalla moglie, stava medicandosi la ferita, volò nella cucina dell’appartamento prese una fetta biscottata dal tavolo e tornò al nido dai suoi piccoli. Il palazzo dove si trovava il nido, era stato costruito in centro città e la gente spesso passando ed ammirando quella bella costruzione in stile moderno diceva :”C’è molto traffico qui ,peccato un così bel palazzo immerso nel traffico cittadino!”. Intanto la rondine infastidita, anzi impaurita dal suono dei clacson delle auto, vagava in cerca di cibo e stava pensando di spostare il suo nido altrove e si ricordò di quella grande casa dove si era posata una volta e un’anziana signora le aveva dato dell’ insalata. Così vi fece ritorno. Appena giunta, l’accolse un’atmosfera festosa; un gruppo di bambini  correva nel grande giardino che circondava la casa. Si trattava del nipote della signora Annatte  che stava festeggiando il compleanno con i suoi amici. Nel giardino un grande tavolo era bandito con sopra ogni sorta di dolci e la rondine avrebbe voluto approfittarne. Dalla porta principale fece capolino Annette con una grande torta ricolma di crema. I bambini tutti insieme urlarono: ”Evviva la torta!”. La rondine, che stava osservando su di un ramo di una grossa quercia secolare, spiccò il volo e si posò sul tavolo. Annette si accorse subito di lei, le si avvicinò e le porse un biscotto. La rondine prese il biscotto e volò, mentre i bambini cercavano invano d’inseguirla, ma sbagliò rotta e si ritrovò nella grande casa in salotto e impaurita iniziò a cercare la via d’uscita ma andò a sbattere contro un vecchio orologio da parete facendolo cadere a terra. Il rumore dell’impatto con il pavimento fece accorrere i bambini e Annette. Appena entrati in salotto videro l’orologio a terra e la rondine presa la finestra si dileguò. Da quel giorno la rondine non si fece più vedere ,Annette però l’aspettò tutti i giorni senza rancore anche se il suo vecchio orologio, che aveva un ricordo particolare, non funzionava più.

Ivan

IL RIMEDIO ROCK DI PIERO PELÙ: IN VOLO CON LE OCHE SELVATICHE SULLE ALI DELL’AVVENTURA
Chi non conosce il grande ROCKMAN Piero Pelu’? Il cantante toscano abita in una grande tenuta nella Maremma Toscana, circondata da tanti animali, asini, galline, conigli, pecore , capre, ma in particolare le sue predilette sono le oche selvatiche fatte arrivare direttamente dal Campidoglio. Avevano una qualità straordinaria, uno starnazzo da 100DB. Alzarsi di prima mattina prendere la chitarra e seguire lo starnazzare delle sue oche per creare un pezzo nuovo “non c ‘è storia”. Da parecchio tempo l ‘ispirazione non arrivava, così decide di affidarsi alle sue oche “ehi oche, visto che devo scrivere un nuovo pezzo, il prossimo LP, e l’ispirazione manca , che ne dite se domani mattina all’ alba ci alziamo tutti in volo? Porterò con me la mia chitarra, con il vostro sbattere le ali, il vostro starnazzo, sicuramente l’ispirazione arriva” “che che che” tutte sono d’accordo. Di buon mattino, prima dell’alba si mettono in cammino, ops in volo, tutti in fila come una vera pattuglia acrobatica, solo la luna è presente, illuminava la traiettoria, suoni, acuti, ritmi alti e bassi scanditi dal battere delle ali; sol re do la mi fa sol, anche Piero contribuiva vocalmente , tutto era perfetto. Durante il ritorno aveva già in mente il motivo che sicuramente avrebbe scalato la HIT PARADE ITALIANA “SULLE ALI DELL’AVVENTURA (BUONGIORNO MATTINA)

Carla

DUE FAVOLE: LO SPAZZACAMINO E IL DEEJAY
Uno spazzacamino si trovava in discoteca. Canticchiava spazzolando tutto ciò che incontrava! Mentre puliva urlava ai presenti: seguitemi! E la gente rispondeva : “non fare il pazzo e scendi da lì”. Ma lui continuava ad alzare volume e scopa e ad urlare :fate tutti come me!

C’era una volta un deejay su un tetto di Parigi. Mentre ballava urlava “che bella la vita quando è tutto pulito!”. La gente intanto gli urlava “vai così!!!!sei ok!!!!!!”, e lui continuava a ballare felice!

Ale e Mary

 

Quinta puntata- Tutti gli usi della parola a tutti

Quando eravamo piccoli, i miei fratelli ed io, avevamo una  cassapanca di legno nella quale mettevamo tutti i nostri giochi. Ero così piccola che me la ricordo gigantesca, ci nascondevamo perfino dentro per giocare a nascondino, per poi venire sgridati perché “Non si gioca in casa, filate in giardino!” (a discolpa dei miei genitori vi confesso che abbiamo un giardino piuttosto grande). Ma sto divagando; tornando alla cassapanca dei giocattoli: ne avevamo un buon numero e ogni volta che la si apriva c’era l’imbarazzo della scelta. Un po’ come scegliere il gusto del gelato, la prima giostra da fare al luna park, il vestito da mettere al primo appuntamento… Sempre la stessa storia, alla fine si sceglie il gioco con cui abbiamo sempre giocato, ormai consumato, gli stessi gusti del gelato per andare sul sicuro, la giostra su cui ci siamo divertiti di più l’ultima volta, e il nostro vestito preferito anche se ne abbiamo a centinaia. E anche dopo aver letto il capitolo “Vecchi giochi”, di cui parleremo oggi, è successa la stessa cosa. 

 

GIOCHI FANTASTICI E DOVE TROVARLI 

Oggi il menù del giorno proposto da “Grammatica della fantasia” è ricco di giochi divertenti e stimolanti da fare in compagnia.
C
ome vi dicevo, ci ho messo una vita a scegliere il gioco da fare tra quelli proposti da Rodari, e alla fine ne ho scelto uno di cui conservo un bel ricordo.
E’ molto semplice e non richiede nessuno sforzo fisico, ma solo qualche oggetto indispensabile:

  • Dei fogli di carta;
  • Delle penne o pennarelli;
  • Parenti/ amici con cui giocare (ho provato in video chiamata, ha funzionato); 
  • Una buona dose di “fantastica”; se non vi ricordate dove l’avete messa, non vi preoccupate salterà fuori strada facendo.

Ogni partecipante prende una penna e un foglio e su di esso  scrive, posizionandole una sotto l’altra, le seguenti sei domande:
Chi era?
Dove si trovava?
Che cosa faceva?
Che cos’ ha detto?
Che cos’ ha detto la gente?
Com’ è andata a finire?

Tutti i partecipanti partono dalla prima domanda e scrivono, accanto ad essa, sul proprio foglio, la prima risposta.
In seguito, piegano il foglio così da coprire la risposta e lo passano ad un altro compagno,
il quale dovrà rispondere alla seconda domanda, piegare il foglio e passarlo al compagno successivo.
Bisogna seguire questi passaggi fino ad esaurimento domande.
In questo modo si andranno a creare tante storie bizzarre, quanti sono i partecipanti.
Queste favole hanno a che fare col binomio fantastico: non trattandosi di parole scelte dal caso, ma piuttosto di sintassi casuale, Rodari suggerisce che si possa parlare di “TRAMA FANTASTICA”. 
Infatti, il risultato può essere già considerato prodotto finito, ma chiamandosi “trama” è possibile lavorarci sopra per scrivere una vera  e propria favola.
Come vi dicevo, ho provato anche io a fare questo gioco con due miei amici, Carolina e Leonardo. Non potendoci incontrare, ci siamo sentiti in videochiamata. Il fatto di essere distanti ha complicato un po’ le cose, ma, allo stesso tempo, le ha rese più divertenti.
Il risultato di questo gioco sono state tre favolette di cui vi condivido la mia preferita:

UNA LEPRE
A NEW YORK
STAVA FACENDO IL CAMBIO ARMADI PER LA PRIMAVERA
HA DETTO: “LA CIOCCOLATA MI FA VENIRE MAL DI STOMACO”
E LA GENTE: “VERRAI PUNITO LO SAI?”
ALLA FINE SI SCOPRI’ CHE NON ERA COLPA SUA
Da questa “trama fantastica” ho sviluppato una favola. 

LEPROTTO IL GOLOSOTTO
A New York era arrivata la primavera. Ormai i giacconi invernali non servivano, così Leprotto il Golosotto decise di fare il cambio armadi, come molti altri abitanti della città. Mentre spostava mucchi di vestiti da un punto all’altro, si ritrovò a canticchiare per la sua tana. Cantò così forte che credette di essere lui il responsabile di quello che sarebbe successo da lì a qualche minuto: a poco a poco, tutti i suoi vestiti si trasformarono in vestiti di cioccolato. Al latte, fondente, bianco, alla nocciola, al pistacchio.. cioccolato di ogni genere. A ogni strofa alcuni vestiti iniziavano a trasformarsi, ma appena taceva tutto si fermava e i vestiti tornavano come prima. Non poteva credere ai suoi occhi! Convinto di possedere quel potere, continuò a cantare con l’ intenzione di trasformare l’intero armadio. Amava il cioccolato e non resistette alla tentazione di addentare la manica di un maglione. Era perfino buono! Addentava l’orlo di una maglia, poi i bottoni di una camicia, masticava il taschino di una giacca, non risparmiò nemmeno i suoi vestiti preferiti giurando, in seguito,che non aveva mai mangiato cioccolato migliore di quello. Continuò fino al tramonto quando la sua pancia iniziò a brontolare. “Meglio uscire a prendere una boccata d’aria fresca” si disse. Ne aveva mangiato così tanto che faticava ad uscire dall’ ingresso della tana. Quando fu fuori senti un forte dolore allo stomaco,così forte da piegarsi in due. Iniziò a piangere e lamentarsi del male, tanto che i suoi amici leprotti lo sentirono e si avvicinarono.
– Golosotto, che succede?
– Mi fa male la pancia
– Cosa ti sei mangiato stavolta?
– Cioccolato
– Quante volte te lo abbiamo detto che devi andarci piano con tutti quei dolci?
Golosotto raccontò ai suoi amici quello che era successo nella sua tana. Tutti rimasero sbalorditi, increduli, era impossibile che cantando i vestiti di trasformassero. Per verificare che Golosotto non fosse impazzito entrarono nella tana e videro che era interamente ricoperta di cioccolato.
– Golosotto, ma quanto hai cantato lì dentro? è pieno di cioccolato
– Per tutto il pomeriggio fino al tramonto, stavo facendo il cambio armadi.
Ci doveva essere una spiegazione. Decisero così di far ripete a Golosotto tutto quello che aveva fatto durante il pomeriggio per capire cosa era successo.
Uno dei suoi amici, Brontolotto, però si rifiutò: – Se sta così è solo colpa sua, impara a non mangiare così tanti dolci.
– Non pensi che il mal di pancia sia già una buona punizione? Dai, vieni a darci una mano- disse un amico indicando Golosotto che non aveva mai smesso di stringersi lo stomaco con entrambe le braccia
Brontolottò sbuffando li seguì. Al’’interno della tana Golosotto iniziò a canticchiare, non riusciva a sforzarsi troppo per via del dolore alla pancia, così tutti si unirono in coro. Ci vollero pochi secondi e dal soffitto iniziarono a cadere gocce di cioccolato, e più il coro si alzava più cioccolato cadeva e ricopriva tutto intorno. A un certo punto Golosotto saltò in piedi e si ricordò di abitare sotto una fabbrica di cioccolato. Le vibrazioni create dal loro canto avevano fatto in modo che il cioccolato si infiltrasse fino alla sua tana. Alla fine tutti capirono che non era stata colpa sua e che era meglio cambiare tana per evitare altri mal di pancia. 


Terminata la quinta puntata di questa mini serie, potremmo anche fermarci e dire di aver acquisito sufficienti strumenti per stimolare la nostra immaginazione ed inventare storie. Abbiamo visto la tecnica del sasso nello stagno, il binomio fantastico, l’ipotesi fantastica e l’errore creativo e oggi la trama fantastica. Tutte queste tecniche hanno in comune il fatto che ci stimolano a creare delle storie di senso partendo da parole o frasi scelte dal caso. Gianni Rodari, riportando tutte queste tecniche nel suo libro, afferma che il movimento effettuato dalla nostra immaginazione è proprio il passaggio dal non-senso al senso.

Ma “Grammatica della fantasia” è una fonte inesauribile di FANTASTICA; continuate a seguirci: da settimana prossima ci saranno tante novità!  

Elena

P.S.: per diventare dei veri esperti, potrete acquistare il libro su cui si basano gli articoli della mini serie; vi basterà cliccare su questo link https://100giannirodari.com/opera/grammatica-della-fantasia-40/

IL TARACADUTE E ALTRE STORIE

Un altro Rodaridì è arrivato!
E questo può significare solo una cosa: è il momento delle vostre storie. Questa settimana alcuni di voi si sono misurati con la tecnica dell’errore fantastico, ed ecco a voi il risultato! Buona lettura e buon Rodaridì a tutti.

 

LE FAVOLE DEL RODARIDÌ

PARACADUTE—TARACADUTE

Un appassionato di paracadutismo durante le gare di (L) gancio, non riusciva mai a centrare il bersaglio sul terreno per colpa di qualche chilo di troppo. Durante i suoi lanci ,il suo corpo eseguiva delle oscillazioni: di qua e di la, spesso l ‘atterraggio avveniva sopra gli alberi ,veniva deriso dai suoi compagni. Stanco di tutto ciò prese(C) sarta , penna, calcoli matematici e equazioni e non riusciva ha trovare una soluzione per centrare i suoi lanci. Quando ad un tratto l’occhio si posò su di una cas(s)etta di mele e vide in grande un scritta TARA…….
Ho trovato la soluzione giusta !!!!!!!
PESO LORDO -PESO NETTO=TARA.

In breve tempo inventò un marchingenio da applicare sul paracadute il “TARACADUTE”. Applicò il taracadute si lancio’ tante volte e con grande stupore!!!!!!!!!!! Bersaglio raggiunto CENTRO
E così che il paracadute divenne amico inseparabile del taracadute.

Carla

IL POLO ARROSTO

La geografia che bella materia! Il protagonista della nostra storia è Amilcare, un bambino di 12 anni che  aveva una passione sfrenata per i viaggi, anche se la maggior parte delle volte erano solo di fantasia. Era inoltre un buongustaio e amava in particolar modo, la cucina della nonna Mella. Un giorno  Amilcare stava osservando la cartina geografica appesa dietro al suo letto e la sua fantasia iniziò a viaggiare per mondi lontani, lassù dove il ghiaccio ricopre  tutto: si trovava al Polo Nord. Intanto la nonna stava iniziando a cucinare, ma prima andò da lui per informarlo sul menù del giorno. ”Amilcare caro”, disse “oggi avrei intenzione di preparare il pollo, in che modo lo cucino?”. Amilcare, completamente immerso nei suoi sogni ad occhi aperti, distrattamente rispose: ”Va bene cucina pure il polo arrosto”. Mella, scoppiò in una fragorosa risata e se ne andò lasciandolo nelle sue fantasie da viaggiatore. Amilcare  ben presto si accorse di aver commesso un errore grammaticale ma questo gli servì per iniziare il suo viaggio. Si trovò catapultato in un’immensa pianura ghiacciata dove il silenzio veniva interrotto solo dal rumore dei suoi passi. Camminava solitario guardando meravigliato il paesaggio polare alla ricerca di qualche forma di vita. Ad un certo punto, da lontano ,vide alzarsi nel cielo del fumo. Incuriosito cercò di affrettare il passo chiedendosi come poteva essere che del fumo si sprigionasse dal ghiaccio. All’orizzonte  intravvide una costruzione ,forse una casa ed era proprio da lì che proveniva quel fumo. ”Chissà chi abiterà qui al Polo, forse personaggi di ghiaccio” disse fra se. Ma appena giunto vicino, lo stupore fu tale nel vedere delle persone, fuori da quella costruzione, che stavano cucinando su di un grosso braciere. Un buon profumo c’era nell’aria e ad Amilcare iniziò a venir fame, avrebbe chiesto a quelle persone se poteva aggregarsi a loro per il pasto. Quel profumo gli ricordò le carni arrosto  che cucinava nonna Mella e subito gli venne un senso di tristezza e malinconia, ma d’improvviso una voce lo riportò nella realtà: ”Amilcare il pranzo è pronto”. Era la nonna  e Amilcare corse da lei affamato e felice e le disse: ”nonna lo sai che al Polo c’era profumo di arrosto?”. Mella non capiva di cosa stava parlando, forse  l’aveva letto  in un libro o semplicemente era la sua fame che parlava e rispose, con in mano una grossa teglia di pollo: ”eccoti il tuo polo che profuma d’arrosto” e guardandosi negli occhi nonna e nipote scoppiarono in una risata.

Ivan ed Emanuela

IL MERCATINO DI ANTIQUAGLIE

Un giorno, fermandomi in mercatino di antiquaglie, ricinobbi un coronabirus, attrezzo usato dagli imperatori romani per scrivere, è volendo accuistarlo misi mano al portafiglio, nel quale trovai banconote e bancoignote. Mentre ero nel dubbio su quale usare, un malvigente mi prese il portafiglio. Ero surribondo!! Non riuscii a denunciare il furbo per colpa della burrocrazia, troppo viscida per i miei gusti.

Roberto

LA BURLOCRAZIA

Un giorno tutti i ministeri di Roma furono affetti da un virus tremendo e contagiosissimo: il virus della BURLOCRAZIA. Successe che tutte le circolari ministeriali inoltrate a tutti i comuni nel prescrivere gli obblighi di legge a cui tutti i cittadini avrebbero dovuto sottoporsi ingeneravano in chi le leggevano massicce dosi di ironia. Così si diffuse il virus della BURLOCRAZIA. Dallo stato alle regioni, dalle regioni alle province, dalle province ai comuni e dai comuni ai condomini le disposizioni di legge viaggiavano su tante carte anche loro BURLATE. La legge pensata dallo stato in cui ad esempio si imponeva che per la pulizia delle strade chi non avesse pulito la cacca del proprio cane venisse PUNITO, venne cambiata dal virus della BURLOCRAZIA e i sindaci decisero che chi avrebbe fatto ciò venisse PULITO. La nuova legge promulgata dal parlamento che imponeva l’obbligo di FERMARSI davanti agli ostacoli che si incontravano per strada venne cambiata dal virus in un obbligo a FORMARSI davanti agli ostacoli che si sarebbero trovati nella vita. E così via e fu così che il virus della BURLOCRAZIA si diffuse e continua ancora oggi un pò qua un pò là senza soluzione di continuità.

Antonio

 

UN MALVIVENTE CON IL MALDIDENTE

C’era una volta Tiberio, un omuncolo di bassa statura, con capelli arruffati, e due piccoli occhi azzurro cielo, così chiari che sembravano sfere di cristallo…anzi, probabilmente lo erano, ma gli incantesimi che ne uscivano erano veramente malvagi. Tiberio creava scompiglio ovunque: era dispettoso, arrogante, e provocava tutti con degli scherzi davvero meschini. La gente lo definiva un malvivente, perché aveva tante cattive abitudini: rubava, mentiva, prendeva in giro gli abitanti della sua città ed era sempre molto sgarbato. Un giorno, per fare uno scherzo all’uomo che vendeva caramelle in piazza, gli porto’ via tutto il carretto….le persone  che erano  presenti cercarono di fermarlo, ma Tiberio, alzando le spalle, se ne andò in tranquillità verso casa, con il suo malloppo di dolciumi. L’uomo della bancarella spero’che mangiando così tante caramelle, Tiberio diventasse un pochino più dolce…ma nemmeno tutti quegli zuccheri servirono a questo. Lui non era un semplice malvivente, era proprio un malvimente. Era la sua mente ad essere malvagia, ancor prima dei suoi comportamenti. Non riusciva a comprendere cosa ci fosse di male nel comportarsi in quel modo …gli veniva naturale, e non gli importava se facendo così danneggiava gli altri….pensava sempre e solo a se stesso.La mattina dopo il furto delle caramelle, Tiberio si svegliò con un forte maldidente. Si recò quindi alla ricerca di un dentista che lo potesse aiutare, ma nessuno era disposto a prenderlo in cura…ormai la sua reputazione lo anticipava! Camminando per strada incontrò una vecchina, che vedendolo lamentarsi si offrì di aiutarlo. Tiberio fu subito sgarbato, anche con l’anziana signora, ma lei fece finta di non accorgersi dei suoi brutti modi e lo convinse a seguirla in casa sua.    La casa era molto curata ed accogliente, e lo era anche la  vecchina , che gli offri un te’ caldo, dicendogli che gli avrebbe tolto ogni dolore…Tiberio si fido’ e lo bevve…..in un secondo il dolore sparì, ma l’uomo non ringrazio’ nemmeno la signora e se ne ando’. Dal giorno seguente inizio’ ad accadere qualcosa di strano….ogni volta che rubava, mentiva o prendeva in giro qualcuno gli arrivava un forte maldidente …..così decise di tornare alla casa della vecchina per farsi dare ancora un po’ di quel te’ magico. Ma giunto alla sua porta si accorse che la casa era abbandonata ….chiese così ai vicini che fine avesse fatto la donna, ma tutti gli risposero che quella casa era vuota da almeno cent’anni…Tiberio entro’ lo stesso: la casa non era assolutamente come se la ricordava…intorno a lui c’erano solo sporcizia e ragni…ma c’era ancora lo stesso tavolo su cui aveva preso il te’…e c’era ancora appoggiata la sua tazza! Si avvicinò e dentro trovo’ un biglietto “ tu non sei un malvivente, sei solo un uomo poco capace di stare con la gente. Impara a trattare tutti come vorresti essere trattato tu, e vedrai che lo stesso non sarai più. L’unico modo che avevo per farti capire quando fai un danno, e’ farti sentire le tue azioni che male che fanno. Quindi ogni volta che poco bene  ti comporterai, un forte mal di denti avrai. Vedrai che così presto ti accorgerai se le cose per bene farai….e in men che non si dica, la tua mente malvagia diventerà una mente amica”. Tiberio se ne torno’ a casa arrabbiato, e nei giorni seguenti, ogni volta che commetteva  qualcosa di cattivo, il maldidente tornava.Cosi decise di provarci, e di fermarsi nelle sue azioni ancora prima che il dolore iniziasse. Non ci volle molto e si ritrovò a capire quale era il limite da non superare per non nuocere agli altri!Finalmente  era in grado di capire cosa significasse comportarsi bene nel rispetto di tutti. E fece di più…si accorse che con il potere dei suoi occhi “sfere di cristallo “ riusciva a far diventare tutte le persone che incontrava ancora più buone e generose, con lui e tra loro.La gente smise di definirlo un malvivente, lui non si sentiva più un malvimente, il maldidente era scomparso e Tiberio divento’ a tutti gli effetti  un Magicvivente, che crea magia con la sua mente, e che vive magicamente!

Ale e Mari

Quarta puntata- Tutti gli usi della parola a tutti


SBAGLIANDO S’ INVENTA 

La tecnica di cui parleremo oggi, mi ha fatto tornare in mente quando ero in seconda elementare e avevo qualche problema con le doppie; non ero la sola, infatti, le maestre decisero che, tra i laboratori proposti quell’ anno, ne sarebbe partito uno per imparare ad usarle. Io mi dovetti iscrivere per forza, mentre molti miei amici andarono a fare il laboratorio di cucina… non vi dico l’invidia.
Risultato: oggi so usare le doppie, in compenso non so cucinare.
Ma come vi dicevo, questo ricordo l’ho ripescato dopo aver letto un nuovo capitolo del libro di Gianni Rodari che si intitola “L’ERRORE CREATIVO”.

 

L’ERRORE CREATIVO
“In ogni errore giace la possibilità di una storia”- Gianni Rodari

Partiamo con un semplice esempio: in seconda elementare avrei di certo scritto matarelo, al posto di mattarello. Mentre quest’ultimo lo avrebbero usato i maledetti del laboratorio di cucina, io avrei potuto viaggiare in Spagna, entrare in un’arena e assistere allo spettacolo di Matarelo, el matador de España.
Invidie e scherzi a parte, è lo stesso Rodari a fornircene degli altri, partendo dagli errori più comuni tra i bambini, come l’uso della q: il quore diventa un cuore malato; o l’uso dell’h: il cerubino è un cherubino degradato; il libbro diventa un libro particolarmente pesante o un libro speciale; l’ automobile potrebbe diventare l’autonobile per la regina.
Ciò che ho più apprezzato di questo capitolo è il fatto che Rodari, oltre a fornirci una nuova tecnica, invita a ridere dei propri errori partendo da essi per creare qualcosa di bello.
L’ errore ci fa nascondere, ci fa sentire giudicati perché rivela le nostre fragilità, i nostri punti deboli. Penso che un bambino si senta allo stesso modo quando, su un proprio compito, vede dei grandi segni rossi.
Gianni Rodari, però, è abituato a vedere tutto da un’altra prospettiva. Ride di quell’ errore e con esso gioca, crea, inventa. Non gli permette di essere una conclusione,  ossia che non è  in grado di fare qualcosa, ma lo fa diventare un nuovo inizio: l’inizio di una splendida storia.
In quest’ottica, Matarelo non  pretenderebbe più di essere un oggetto cilindrico utile a tirare la pasta della pizza,  ma diventerebbe il protagonista di una storia, lasciando al mattarello l’onore di essere ricoperto di farina.

EL  MATARELO
Nella Spagna di un tempo che ci è ignoto, viveva una famiglia di toreri, erano conosciuti da tutti come la Familia de los Matadores. L’arte veniva tramandata di generazione in generazione, e ogni membro della famiglia si rivelava, da sempre, il migliore in questo campo. Nella casa del nonno avevano persino allestito un’intera sala con scaffali, piedistalli per riporre i trofei di una vita. Non serve nemmeno dire che quella era la stanza più scintillante di tutta la casa: targhette argentate, coppe d’orate, medaglie di ogni dimensione facevano a gara a chi brillava di più sotto i raggi del sole che, ogni mattina, filtravano dalla finestra. Pensate a quanto poteva essere bella quella sala, se era il Sole in persona a darle il buongiorno.  

Nessuno mai capì quale segreto stava dietro al loro grande successo; ma una cosa è certa: quando uno di loro scendeva nell’ arena, era come se nei suoi occhi ardesse una fiamma, che incantava il toro e gli permetteva di comandarne ogni movimento.
Almeno fino a pochi anni fa. Arrivati alla sesta generazione di toreri, El Grande Matador ebbe tre figli, di cui l’ultimo non ne voleva proprio sapere di tori. Era un giovanotto estremamente alto, così alto che nelle foto di classe doveva sempre andare infondo; per di più aveva anche un grande capoccione. Per via della sua corporatura e della sua passione per la cucina, venne chiamato Matarelo; nessuno sapeva il suo vero nome e persino lui se ne dimenticò presto. Per i primi anni della sua adolescenza imparò a sfidare i tori da suo padre, El Grande Matador, il quale per il suo tredicesimo compleanno gli regalò, come da tradizione, la giacca da torero. Sul petto scintillavano, cucite con filo dorato, le lettere del suo nome: Matarelo, el Matador.  Lo addestrò per diversi mesi, ma senza riscuotere alcun successo: il problema non erano le sue capacità, se la cavava bene dopo tutto; il problema era che nei suoi occhi non si vedeva nemmeno l’ombra di quella fiamma tanto speciale. Il padre non sapeva come fare, tutta la Spagna si aspettava grandi cose dal nuovo Matador, e lui non considerava neanche lontanamente la possibilità di deludere quelle aspettative. Nel frattempo Matarelo, dopo ogni allenamento, si fiondava in dispensa a prendere ingredienti improvvisati per dare vita ai piatti più buoni che qualunque palato di Spagna abbia mai assaggiato. La mamma di Matarelo era contenta che almeno uno dei suoi figli si dedicasse ad altro, oltre che ai tori.  Lei aveva un gruppo di amiche che si ritrovava al sabato pomeriggio per il te; da quando avevano scoperto che Matarelo era un abile cuoco, iniziarono a trovarsi sempre a casa della familia del los matadores, così potevano assaggiare i suoi dolci. La voce iniziò a diffondersi in tutta Spagna e preso Matarelo divenne molto famoso per i suoi dolci, tanto che la gente iniziò a dimenticarsi che la sua famiglia sfornava toreri da generazioni e generazioni… tutti tranne il padre. El Grande Matador non accettava che uno dei suoi figli potesse rompere la tradizione di famiglia. Litigò persino con sua moglie perché la smettesse di invitare le sue amiche, le quali, con tutti quei complimenti, illudevano Matarelo di essere un cuoco piuttosto che un torero.
– Matarelo tu sei un torero, togliti quel grembiule da cucina e vieni nell’arena con i tuoi fratelli!
– Ma papà, il mio posto è qui.. l’arena è fatta per i miei fratelli, io non c’entro con quel mondo. Mi dispiace deluderti… ma magari anche questa dei dolci può diventare una tradizione, chi lo sa che col tempo non crescano altri matadores come me…
– Non dire sciocchezze
– Papà, basta! Il punto non sono i dolci, e non è nemmeno l’arena o le tradizioni di famiglia. Ti sei mai chiesto perché tu e i miei fratelli riuscite senza sforzo a controllare i tori?
– Perché ci alleniamo tutti i giorni, cosa che dovresti fare anche tu..
– Ma no, ancora non capisci. Certo l’allenamento è fondamentale, non c’è dubbio. Ma ciò che vi rende speciali, ciò che rende l’arena il vostro posto, è quella fiamma che vi brilla negli occhi quando date il vostro spettacolo, quando parlate dei toreri passati e di quello che vi hanno insegnato. Io quella fiamma non ce l’ho e questo non è colpa tua, perché non sei stato un bravo allenatore. Tu sei un ottimo torero, il migliore direi. Ma non è nemmeno colpa mia se quella fiamma mi si accende quando sono in cucina, quando i miei amici mi ringraziano per aver preparato loro qualcosa di buono. E se per una volta mi permettessi di farti assaggiare qualcosa, lo sapresti anche tu.
– E va bene. Allora ti propongo una cosa: io adesso vado ad allenare i tuoi fratelli, tu preparaci un bel pranzo per quando torniamo. E se questo è quello che vuoi fare nella vita, ricorda che quella fiamma la tieni viva solo con l’allenamento, senza di esso si spegnerebbe strada facendo.
– Lo so papà, è l’insegnamento più grande che mi hai dato stando in arena.
I suoi fratelli e suo padre si allenarono a lungo, quando tornarono trovarono tutto pronto. Un buon profumo usciva dalla cucina e tutta la famiglia non vedeva l’ora di assaggiare quello che Matarelo aveva preparato.

Provate anche voi a ridere dei vostri errori, non lasciate che un correttore automatico li nasconda; divertitevi con loro, prendeteli in giro perché sbagliando s’impara… anzi, si inventa!
A presto!

Elena

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