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“Giallo, bianco e nero” di Maria Carla Conti | Fuori dalla finestra: Un Mondo Di Parole

Ali abitava nella valle del sentimento, arrivato in questa valle dopo il naufragio, superando le avversità del mare.

Amava suonare la tromba, la sua melodia raggiungeva tutta la valle, si vergognava di essere diverso: aveva un grosso naso, quando russava i vicini si lamentavano ed era faticoso per lui starnutire.

Gli abitanti della valle non lo avevano mai accettato, sia per il colore della pelle che per il grosso naso, era schernito e offeso da tutti, anche dai bimbi

Ali era molto triste, si costruì un capanna nel bosco e così almeno non veniva più deriso per la sua diversità. Suonava il suo strumento in modo magistrale, gli animali del bosco lo attorniavano incantati dalla melodia, gli alberi con i loro rami danzavano leggiadri accompagnati dal leggero venticello. I fiori si mescolavano con i loro colori, le farfalle erano desiderose di volare per prendere sapori e profumi diversi.

Ali era felice nella sua solitudine, attorniato da tanta bellezza, non si sentiva più diverso.

Poco distante dalla dimora di Ali, c’era una piccola tribù di indiani: il capo Piuma Gialla, era in attesa di qualcosa che era già scritto nel tempo, nessuno però ne avrebbe mai immaginato le conseguenze.

– È nata! Senti come strilla, sarà una grande guerriera!

Per giorni nel villaggio ci fu una grande festa. Piuma Gialla fiutava nell’aria qualcosa di strano, si recò nella tenda e con grande stupore si accorse che i capelli della piccola Malibù erano rosso fuoco, emanava una luce cosi intensa che anche il sole dovette indossare gli occhiali per non essere folgorato da questa immensa luce.

Si consultò con il capo tribù e decisero di cucire un cappello di foglie per la bimba, questo cappello non doveva essere tolto sino al raggiungimento del decimo anno di età, e solo a tempo debito l’arcano dei capelli rossi sarebbe stato svelato.

Malibù crebbe velocemente. Un giorno si recò al fiume, sicura di non essere vista da nessuno si tolse il cappello, ma non si accorse che qualcuno la stava spiando.

Ali scoprì questo fiume e nel vedere la ragazzina rimase incantato dalla sua diversità: aveva i capelli talmente rossi che illuminavano il giorno e la notte. Prese la tromba e si mise a suonare, intorno una magia di colori si mischiavano nella natura.

Malibù si avvicinò intimorita, ma anche curiosa per la melodia che risuonava in tutta la valle.

– Ciao, chi sei?

– Sono Malibù, una bimba indiana, costretta dal capo tribù a indossare questo cappello di foglie per la diversità di colore dei miei capelli che illuminano il giorno e la notte, in un contesto magico.

– E tu?

– Io sono Ali, mi sono costruito un capanna nel bosco perché non ero accettato nel mio villaggio, per il mio grosso naso, come vedi, e il colore della mia pelle. Siamo due persone diverse ma ognuno è speciale, appunto per essere diverso, diversi non significa essere sbagliati, è fonte di ricchezza. Solo perché hai la pelle nera, puoi essere aggredito o insultato per la strada, siamo persone invisibili agli occhio della gente, mi fa paura l’ignoranza.

– Siamo diversi, tu per il tuo grosso naso, io per i miei capelli rossi:  il tuo naso ti permette di fiutare i pericoli intorno a te, la tua dote speciale è suonare la tromba, il colore dei miei capelli illumina il giorno e la notte, rendendo visibile ogni particolare, queste sono ricchezze che nessuno mai capirà.

Ali e Malibù si incamminarono insieme in cerca di un riparo ben nascosto, nessuno li avrebbe trovati, ognuno poteva vivere della sua ricchezza senza problemi. La piccola indiana sapeva che questa volta aveva combinato un grosso guaio abbandonando la mamma e la tribù, ma sicura dell’amicizia con Ali il problema si sarebbe risolto.

Penna gialla e tutta la tribù, e pure gli abitanti della valle del sentimento, si misero in cammino alla ricerca degli scomparsi. Ali e Malibù erano consapevoli delle loro ricchezze dell’armonia della musica, il giorno e la notte in un magico connubio di bellezza.

Il suono della tromba, e il mutare dei colori agevolarono le ricerche.

– Fermi! -, disse Penna Gialla, –  non proseguite il cammino, ritornate con noi!

– Abbiamo fatto molta strada per trovarvi -, aggiunse il capo della Valle del Sentimento, – dovete tornare con noi, siamo consapevoli delle vostre ricchezze.

Dopo tanta insistenza, Ali e Malibù, diventati inseparabili amici, decisero di ritornare ognuno al suo villaggio, obbligando tutte le persone coinvolte nella ricerca a ripetere cantando:  “Andiam, andiam… a far lavorar il cervello nella giusta direzion!”

Si formò una lunga e ordinata fila indiana, accompagnata da fuochi d’artificio, provocati dal mutare del giorno e della notte, e dall’armonioso suono della tromba.

Ritornarono tutti insieme al villaggio, dove visi bianchi, gialli e neri,  finalmente erano uniti, ognuno nelle loro diversità.