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STORIE DI PAURA

Buon Rodaridì a tutti!
Anche oggi potete votare la storia che preferite accedendo a questo link: Storie di Paura

La storia che riceverà più voti, venerdì verrà premiata.  Non perdiamo altro tempo: le votazioni sono aperte solo per oggi, lunedì 1° giugno!


RODARIDÌ
 

 

UNA NOTTE IN-SOLITA(RIA)
Rebecca è arrabbiata. Vorrebbe urlare, ma non può. Ha bisogno di spazio, di aria. Prende di corsa la sacca indiana, ci infila una felpa, mette ai piedi gli anfibi, ed esce sbattendo la porta alle sue spalle. “Dannazione, le chiavi della macchina”. Si incammina per il sentiero dietro casa, quello che per lei è stato teatro di corse da bambina, di scorrazzate con gli amici, di fughe con il ragazzino, di camminate solitarie. Conosce quel percorso di sassi e terriccio come se fosse il tappeto di camera sua. Un piede e poi l’altro, i muscoli delle gambe in tensione, il fiato che si fa corto man mano che la salita diventa più ripida. Il silenzio, interrotto dal suo ansimare. La caviglia messa male per la fretta di salire, -Ahi-…..lì può parlare, li può gridare. -Ahiaaaaa-….la potenza del suono, la potenza della sua voce. Il passo rallenta, e anche il suo respiro. Rebecca è arrivata in cima, ora può lasciare andare fatica e tensione. Non vuole tornare a casa, non prima di aver guardato il lago. Attraversa lentamente il prato, si arrampica per qualche metro, ed eccola lì, sul punto più alto. Seduta su quel masso che con gli anni le sembra sempre più piccolo e scomodo. Si lascia scivolare, e si perde nella vastità del suo sguardo. I pensieri scorrono nella testa con la stessa velocità della macchine che attraversano il ponte… e si fanno sempre più piccoli, lontani… anche la città sotto i suoi occhi rallenta. Il tempo le sembra trascorrere piano, ma la sera ha fretta di arrivare. Scende il buio, e quando Rebecca se ne rende conto, la luna è già alta. Prende la sacca e cerca di riscendere dal piccolo pendio. Il prato a valle è una distesa nera, non vede nemmeno dove mette i piedi…. la sola idea di attraversarlo la terrorizza. Ritorna sul masso, affacciato sulle luci della città. Almeno li riesce a vedere cosa ha intorno. Rimane concentrata, cerca di capire quale è la mossa più giusta da fare…ma non ha alternative. Attraversare il sentiero di notte può essere ancora più pericoloso dello stare ferma lì.
Respira….prende quanta più aria riesce… ma non le basta. Il cuore nel petto sembra un cavallo imbizzarrito. Sente caldo, troppo caldo. Ha le mani sudate, la bocca impastata, e non ha nemmeno dell’acqua con sé. Il buio è fitto. Doveva azzardarsi a scendere a valle qualche minuto prima. Doveva provare a percorrere il sentiero a tastoni. “Dio che stupida”. Adesso è bloccata, immobile, inerme. Ora ha freddo. Afferra la sacca e sente qualcosa sfiorarle la mano. La lascia cadere. Scuote il braccio, lo percuote usando l’altro e ci soffia sopra. “Dai Rebecca sarà solo un ragno, un insetto, magari una farfalla”….Con convinzione la riafferra, allarga l’apertura e infila dentro la mano. Sente qualcosa stringerle il braccio, trattenerla. Rimane impigliata. Oddio un serpente. Ha un serpente che si sta avvinghiando al suo braccio, ne è sicura. Lo sente. Sente stringersi l’arto. Urlando lo sfila di fretta e lancia la sacca. Continua a gridare e a sbattere i piedi. Uno le si incastra…quasi inciampa. Vorrebbe scappare ma non sa in che direzione andare. Davanti a sé c’è il burrone. Intorno solo il buio. Cerca di stare ferma. Trema. Ha paura. E ha freddo. Deve prendere la sua felpa. Calpesta la sacca che è sotto di sé con attenzione, sperando di non schiacciare la sua condanna a morte. Cerca di decifrarne il contenuto con la suola degli anfibi: le chiavi di casa, il portafoglio e la felpa. Tremando l’afferra. La tocca centimetro per centimetro, e vi rinfila il braccio. Sfila la felpa. Mentre si copre sbatte violentemente i piedi a terra. Riafferra la sacca, si siede e la mette tra le gambe. “Calmati Rebecca, non ti succederà nulla” .Il silenzio è diventato rumoroso. Il bosco intorno ha preso vita. Sente il respiro degli alberi, con le foglie che sfregano tra loro. Il vento rimbalza da una tronco all’altro, amplificandola sua voce. Percepisce in lontananza un verso…sembra quello di una gallina, o di un rapace…non riesce a distinguerlo…lo sente sempre più forte, più vicino. Forse non è solo uno, sembra alternarsi a quello di altri…sono tanti, e sono lì. Si tappa le orecchie. Inizia a contare a voce alta -uno, due, tre, quattro…-. Le piante intorno si muovono, sente qualcosa scivolare velocemente tra le foglie. Un animale. Un animale selvatico. Inizia a pensare ad ogni bestia di montagna. Orsi, lupi cinghiali. Ancora rumore, qualcosa di veloce le passa di fianco. “Non urlare Rebecca, non urlare”. Forse la sta puntando. O forse sono più bestie che la stanno circondando. Mette la testa tra le gambe. L’odore dell’incenso rimasto sulla sacca la riporta per un attimo nella sua stanza. “Dormi Rebecca, dormi”. Ma la tensione aumenta, la testa è trattenuta tra i gomiti con forza, il collo è piegato. Sente qualcosa di caldo sulla nuca…un respiro….lo sente distintamente….l’animale è dietro di lei. La sta annusando. Forse è un uomo. Le sembra di sentirlo respirarle addosso, ansimare…la paura la paralizza, non riesce a rialzare la testa, la bocca si irrigidisce…”Ti prego allontanati…allontanati……vai viaaaaa.”
Alza la testa, Il burrone è davanti a lei. Vorrebbe saltare pur di non risentire quel respiro sul suo collo, ma il terrore l’ha immobilizzata. Poi si volta. Di scatto. Buio. Solo buio.
Si rigira verso il lago. La città. Le luci. Prende aria. Le fanno male gli occhi. Li ha tenuti troppo stretti. Allenta le braccia, le fa scivolare sull’erba. E’ fredda, umida…cerca di spostarsi sul masso, ma qualcosa le penzola dagli anfibi solleticandole una gamba. Serpenti. Se li immagina piccoli, lunghi e tanti, sbucare dall’erba e arrampicarsi sul suo corpo partendo dai piedi per arrivare fino al collo, fino a soffocarla….le manca di nuovo il fiato. “Respira Rebecca, respira. “. Con l’altra scarpa si tira un calcio per allontanare qualunque cosa possa essere. Si rimette china, con la testa tra le gambe. E’ sfinita. E’ arresa. L’odore del terreno è sempre più forte. Le entra nelle narici…sa di pioggia, di lumache, di bava, di sporco. Si alza di scatto. Guarda di nuovo il lago. La vista è più nitida. Le luci delle case più tenui. Si guarda intorno. Riesce a vedere i cespugli, a distinguerne il contorno. Ora ne vede il colore. Il cielo si sta schiarendo. “Resisti Rebecca, resisti”.

Da Marianna, dedicato a Mirko Crupi

 

VISIONI DI UNA NOTTE
Giorgio se ne sta a passeggio sulla via del ritorno verso casa, dopo essere andato a rivedere le sue scuole medie. E’ sabato pomeriggio, e ha rivisto dalle finestre le sue sale, coi banchi ordinati e puliti dalle bidelle dell’ultimo turno, e gli ultimi appunti sulle lavagne…mentre le luci vanno via, ripensa alla sua classe, ai suoi anni, agli amici che non ha più rivisto, e si perde in queste dolci nenie.

Costeggia la strada senza marciapiede, mentre le auto gli sfrecciano velocissime davanti. Ha il telefono spento e sa che a casa potrà sedersi e mangiare con calma, visto che papà è via quella sera. E gli piace il pensiero di andarsene a casa a mangiarsi le sue bruschette, magari con un cd in sottofondo, sfogliando le foto dell’ultimo libro che ha comprato e che sta divorando…e si mette a correre per arrivare a casetta un po’ prima, visto che manca solo mezzo chilometro.
Ma ad un tratto i fari della strada si fulminano di colpo, e lui si ritrova nel buio più totale, stupito. Si riprende, e attende… ecco che arriva un macchina, ecco, bisogna seguire i fari, correre dietro la macchina…e vede da lontano la luce del camino di casa sua! Eccola oltre il parco! Ora entrando nel boschetto raggiungerà il parco e poi casa sua…e si mette a correre nel bosco…ma stranamente non finisce mai.
Una voce lo chiama “Tesoro, sono qua…mi vedi?”. No, non può essere lei. Non può essere. Quella voce… nasale e bassa…”Vieni qui da me che ti riporto a casa”…è proprio quella voce. Giorgio si gira, ma non c’è nessuno. “Sono qui, puoi toccarmi, puoi abbracciarmi, puoi darmi un bacio”. E’ solo, davanti ad un camino acceso nel bosco che gli mostra come arrivare a casa…ma quella voce lo cattura…”Amore vieni da me ti prego…mi manchi” che fare? “Se non vieni, sarò costretto a farti del male come ho fatto con lei”, tuona un’altra voce mai sentita, gutturale e profonda. “Che cosa le hai fatto?” “L’ho portata via con me, perché non ti amava, e non amava tuo padre, e non voleva stare con voi.” Giorgio si sente impazzire, ribolle di rabbia “Ha sempre saputo che non eri un figlio normale, non ti voleva, e se ne è andata” e allora Giorgio prende tutto il coraggio che ha e urla “Non ti permetterò di dire tutte queste bugie, di farmi del male. Sei solo un’allucinazione, non sei niente!” e corre via trattenendo le lacrime, a denti stretti, verso casa.
Spegne il camino, e va in camera sua. Apre il comodino e cerca quella foto di lei e lui quando era piccolo, intanto che le luci fuori svaniscono per fare entrare la notte…

Mirko

 

PICCOLI BRIVIDI
Villa Veronica 2020
Questo viaggio non finisce mai, maledetto sciopero degli aerei, da milano a salerno invece del freccia rossa mi tocca prendere la freccia bianca, tante fermate inutili che mi fanno perdere tempo, questa stazione poi …villa vittoria ma che razza di paese è? niente case, niente bar..nessuno in vista..ah una persona c’è …il capostazione: senta scusi ma dove siamo gli domando, lui alza lo sguardo verso di me e rabbrividisco, occhi neri capelli bianchi e una vecchia divisa: stia tranquillo qui non passa mai nessuno, si goda la sosta, mi sorride e se ne va verso i binari, e mentre lo fa mi accorgo che… cammina almeno mezzo metro dal suolo, non può essere vero, è un incubo mi giro e mi accorgo che nello scompartimento sono solo, sto sudando freddo.. prendo il cellulare dalla borsa e chiamo il call center delle ferrovie: pronto sono fermo a villa vittoria
E il treno è bloccato in questa stazione potete fare qualcosa: mi risponde una voce femminile che mi dice: mi ripeta per favore il nome della stazione, villa vittoria le ripeto ancora spaventato per prima: ma guardi che questo paese non esiste più da almeno 70 anni, fu bombardato per sbaglio dagli alleati nella seconda guerra mondiale, nessuno sopravvisse, lo so perché i miei nonni abitavano lì vicino, e mi raccontarono storie su questo fatto e noi non abbiamo nessuna sta…la telefonata si interruppe, e nel frattempo vidi dal finestrino altre persone sulla banchina che mi indicavano e che piano si stavo avvicinando al treno, io chiusi a la porta dello scompartimento e pregai…ad un treno finalmente il treno ripartii e vidi finalmente scomparire quella maledetta stazione..riaprii la porta e trovai un biglietto.. lo lessi: CARO VIAGGIATORE, GRAZIE DI ESSERCI VENUTO A TROVARCI IN QUESTO POSTO DIMENTICATO DA TUTTI E DA DIO, QUALCHE VOLTA NOI CERCHIAMO DI RINCONTRARE QUALCHE PERSONA CHE PASSA PER CASO DI QUA, PER NON SENTIRCI SOLI..BUON VIAGGIO
qualche tempo dopo scoprii che il capostazione era il fratello di mio nonno…un piccolo brivido che ancora oggi non ho dimenticato..

Questo piccolo racconto lo dedico a marta… per il prossimo viaggio in treno…..
Carlo

 

STORIA HORROR PER ADULTI
Odio le storie horror. Sono false.
Mostri, fantasmi, spiriti, ombre, rumori.
L’orrore. Cos’è l’orrore?
Il più grande buio è in casa tua. Il più grande buio è dentro di te.
Quando fuori: “E’ una brava persona, una bella famiglia, una famiglia unita”, e dentro il mondo finisce con il confine della tua stanza chiusa a chiave. E tu immobile seduto sul ciglio del letto, fissando il vuoto, navighi nelle acque torbide delle tue interiora, un nodo stretto alla gola che tira verso il basso e taglia il respiro, e le lacrime bagnano gli occhi senza cadere, l’urlo si blocca e soffoca e ti succhia nuovamente giù dello stomaco, contratto, in una spirale d’ansia della quale non vedi la fine.
Sei imperfetto. Non sei come gli altri ti vogliono. Inadatto, inetto, diverso.
Dormi troppo per togliere tempo all’angoscia. Non vorresti dormire per vegliare all’orrore che ti circonda, che non si rompa, che il respiro nell’altra stanza continui ad essere profondo, interrotto solo dalle urla degli incubi, una luce, rumori in bagno, e poi ancora buio. Orrore.
E la mattina l’acqua lava via poca polvere, la sagoma nello specchio è nemico, ti osserva, giudica con occhi uguali ai tuoi, non li guardi. Ricordi l’ultima volta, il nero che li circondava, due pozzi dentro una figura giovane, e la speranza, scomparsa. La voglia, assente.
Le continue domande che sorgono dall’ abisso: “Chi sono? Dove sto andando? A cosa servo? Perché proprio a me?”, e le continue domande di chi incontri per la strada: “Come stai?”. “Bene”. Falso.
Non ti cerca nessuno. Amicizia? Cosa? Quella cosa che fa presenza nel bar solo quando hai il sorriso fissato alla bocca. Falso.
Il lavoro, non il mio, quello sbagliato, e l’altro, non ce la farò mai; la corsa al parco, i pantaloni stretti, sei goffo, mi guardano tutti, ridono. Orrore.
La strada infinita per tornare indietro e ancora l’eco delle risate, rimbombano, lo stomaco stretto e la sensazione di soffocare ancora…
…La porta si chiude. È di nuovo buio.

Noemi, dedicato al mio buio, e alla luce che continua a illuminarlo

 

DA CARLA A Marianna Savà
Cosa c’è di più bello, dopo una giornata faticosa ritornare trà le mura domestiche, che ci proteggono da tutte le insidie che ci circondano?
Marianna è una ragazza con molte doti e qualita’ che la contraddistinguono ma dall’altro verso è molto superstiziosa.
Porta al collo un cornetto rosso, prima di iniziare la giornata, lo strofina e con un gesto scaramantico, gira tutta la casa ripetendo
AGLIO FRAVAGLIO, FATTURA CCà NUN QUAGLIA, CORNO BICORNO CAP’ALICE CAPA D’AGLIO.Vive con Figaro gatto nero, pelo lungo e occhi grandi gialli, che al solo guardarlo incute timore.
E cosi’ esce per incominciare la giornata.Rientrando a casa alla sera, si accorge che Figaro era irriconoscibile,pelo lungo alzato,coda rigida ,occhi che manco le orbite non riuscivano a contenere, emetteva suoni , versi da oltretomba , si avvicinò e con un balzo il gatto gli è addosso.Il sibilo del vento penetrava attraverso le finestre ,tuoni ,fulmini illuminavano la stanza,attraverso il camino pipistrelli di ogni forma e colore,girava per la stanza impaurita, voci che provenivano dal cimitero vicino risuonavano con insistenza, tanti occhi alle finestre di fantasmi del passato.In preda al panico MARIANNA correva correva urlando “corna bicorna aglio fravaglio, figaro, figaro, la paletta schiaccia mosche era diventata una spada che si dimenava sù e giù, sinistra, destra come un cavaliere di RE ARTU’MA ma nulla cambiava. I fantasmi avevano invaso tutta la casa, si avviò di corsa verso l’uscio ,inciampò sullo zerbino ,si trovò in una ragnatela gigantesca a mo di uomo vitruviano, i capelli ritti come gli aculei dei ricci in amore,oltre a figaro era ricoperta da un liquido fosforescente emesso da un grande ragno. Aiutooooo aiutooooo corna bicorna regole e cicoria…..resto’ cosi sino all’alba impietrita, impaurita, infreddolita, il ritmo del suo cuore era talmente forte come un concerto heavy metal.Il sorgere del sole è vicino,Marianna stremata si abbandona in un sonno profondo, tutto intorno si placa, figaro riprende forma, resta impietrito sull’addome di Marianna. Un enorme omone verde si avvicina e con un bacio stampo si risveglia e la riporta alla realtà.
La causa di tutto questo trambusto, sono crocchette comperate in sbaglio alla psilocibina sodica evanescente per una alimentazione naturale, vitaminica per FIGARO …….alla faccia

Carla

 

Da katia dedicato alla mia amica Lucia
Finalmente erano arrivate le tante agognate vacanze anche per lei. Aveva deciso di tornare nel piccolo paesino nel sud dell’Inghilterra dove aveva trascorso tante estati da bambina. Amava la tranquillità e lì sarebbe stato il posto perfetto per dipingere.
Il sabato mattina, di buon ora, era già in viaggio e le mancavano pochi chilometri per giungere sul posto. Aveva appuntamento con una sua amica del posto al bar in piazza.
Era una giornata grigia e piovosa, ma Margo’ non si scoraggiava per così poco.
Arrivata al paesino scaricò subito i bagagli, decise di andare a piedi all’appuntamento.
Il paesino era un incrocio di stradine strette e viuzze tutte in sanpietrini, le case erano molto vicine una all’altra e una macchina ci passava a stento. La giornata era grigia, ma non fredda e una leggera nebbiolina si alzava da terra. Stranamente non c’era in giro anima viva. Le finestre delle case erano tutte serrate anche se Margo’ si sentiva osservata. Una ventata improvvisa gli scompiglio’ i capelli , sul collo senti’ un soffio gelido che gli fece salire un brivido lungo la schiena. Si voltò di scatto, ma c’era solo lei sulla strada. Cercava qualcuno a cui chiedere informazioni, ma il paese sembrava deserto finché nella nebbia riuscì a scorgere poco distante da lei la sagoma di un uomo. Cercò di chiamarlo ma senza successo e più lei si avvicinava più lui si allontanava finché non lo vide sparire in un portone.
Continuò a camminare cercando di orientarsi nella nebbia quando inciampò in qualcosa e finì a terra. Guardò meglio e con stupore si accorse che era un sacchetto con dentro dei vestiti. Ma cosa ci faceva lì a terra? La cosa cominciava a farsi strana. Si rialzò, prese il cellulare per chiamare la sua amica, ma si accorse che lì non c’era campo. Intanto la nebbia si faceva più fitta e la visuale peggiorava. Poi di nuovo quella sensazione di essere osservata, si sentì sfiorare il braccio con un tocco delicato e quando lo toccò sentì qualcosa di appiccicoso. Si guardò la mano, era tutta rossa, sembrava sangue. Spaventata cominciò a correre, ma sentiva dietro di lei passi che la rincorrevano, qualcosa le sfiorò le spalle, ma lei continuava a correre senza voltarsi. Sentì tirarsi i capelli e una mano gelida sul collo ma non si fermò, anzi corse più veloce finché arrivò nella piazza del paese e di corsa si infilò nel bar.
Dentro c’erano poche persone al bancone e vide la sua amica seduta in un angolo.
Corse subito da lei “Oh mio Dio eccoti finalmente. Mi devi aiutare. C’è qualcosa che non va’ la fuori” disse Margo’.
La sua amica si alzò subito in piedi, fece cenno ad altri due di avvicinarsi. Si sedettero al tavolino e si fecero raccontare tutto quello che Margo’ aveva visto.. il cameriere portò il caffè per la povera Margo’ che era agitata, ma quando fu sul punto di berlo si accorse che dentro c’era una bevanda rossa. Sollevò il viso verso gli altri e vide sei occhi rossi come il sangue che la fissavano e sghignazzavano.
La sua amica disse rivolgendosi agli altri:
“Ecco il nostro pranzo come vi avevo promesso. Lei è Margo’ “

Da Katia a Lucia

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Se vuoi partecipare anche tu, dai un’occhiata al gruppo Un Mondo di Parole e inviaci una storia il prossimo weekend a info@tramm.it 

LA FAVOLA DELLA BUONANOTTE

Buon Rodaridì a tutti!
Anche oggi potete votare la storia che preferite accedendo a questo link: La Favola della Buonanotte

La storia che riceverà più voti, venerdì verrà premiata.  Non perdiamo altro tempo: le votazioni sono aperte solo per oggi, lunedì 25 maggio!


RODARIDÌ
 

IL CANTASTORIE E LA PRINCIPESSA, dedicato a E.
Vi era un bambino biondo, sui 12 anni,  passeggiava su di una stradina con pupazzo, pensando a tante storie che aveva in testa. Si rilassava tanto a pensarvi, perché era il suo mondo. Pensando e canticchiando, scorse una bimba moretta dall’altro lato della strada. Non sorrideva molto e teneva lo sguardo chino verso terra. Mentre camminava nella direzione opposta, il bambino non potè fare a meno di notarla, rallentò il passo e sentì qualcosa che non riusciva a spiegarsi, come un formicolio, una tensione, e guardò la bambina finché non la vide allontanarsi. 
Un altro giorno era in un parco su di un’altalena  che cantava una filastrocca, e mentre si dondola, vede passare di nuovo quella bambina, e si accorge di quanto siano lunghi i suoi capelli e grandi i suoi occhi, anch’essi neri. Le sorride, ma lei non alza lo sguardo. La vede impaurita, e ha paura di darle fastidio. Ma è rapito.
Le chiede come si chiama, lei si ferma non risponde, lui prova ad accennare un sorriso, lei fa una piccola smorfia tenera, ma la paura la assale di nuovo e cammina via velocemente.
Intanto il bambino pensa costantemente alla bambina, e decide di farle un disegno, e si porta con se’ quel disegno, come un portafortuna. Anche alle verifiche di scuola.
Un giorno d’estate a luglio, mentre vari bambini giocano nota di nuovo quella cara bimba, sola soletta. Nota in lei ancora diffidenza, difatti ella sta in un angolo, forse a leggere qualcosa, forse a scrivere, forse a giocare. Chissà. 
E allora decide di farle un altro disegno, stavolta meglio, visto che non si sente molto bravo. E prova dopo qualche ora ad avvicinarsi a lei. Le offre un kinder, le sorride accetta e poi con una scusa scappa via. 
L’estate scorre e i suoi bimbi si intravedono più volte, poi ad un certo punto il bimbo scopre che la bambina abita dai nonni in un paesino vicino. Nonostante una paura boia della bici, decide di prendere la bici e di andare a trovarla. Fa molto fatica perché non è abituato, e arrivato in un parco cade e si sbuccia un ginocchio. E gli cade lo zaino.
La bimba passa, molto più tranquilla del solito lì vicino, e scopre per terra..un disegno che la raffigura. Si stupisce, si guarda… e si chiede chi possa averglielo fatto.
A settembre, sui banchi di scuola, sbirciando negli zaini altrui, scorge un disegno simile, ma più fantasioso: ella è vestita di bianco e si incammina verso una collina su di un castello. Ruba il disegno.
Il bambino cerca disperatamente il suo disegno, di cui era orgoglioso. E ad un tratto gli prende un colpo: è proprio lei? E ha in mano…quel foglio, quello? Lei lo vede , lui la vede. Lui  non sa che fare e fugge. Lei lo insegue in un bosco lì vicino e gli urla grazie. Lui si gira, e per la prima volta vede quella bambina sorridere, ma non come quei sorrisi forzati a scuola o tra amici…come lui ha immaginato.
Lei gli chiede se sia suo il disegno. E lui gli mostra tutti i disegni che ha fatto di lei, e scopre alcuni che aveva preso lei. Che sollievo.
Si presentano, si stringono la mano,  e lei gli racconta che ama scrivere storie. Lui allora improvvisa, per lei, una delle sue storie. E si stupisce di come lei lo segua, nonostante un bel caos di memoria. Lei gli chiede se abbia voglia di crearne di farne una per lei. E lui gli risponde, che quelle erano tanto belle che le ha scritte a casa. E lei gli chiede se può vederle, cosicché lui la invita. Lei in risposta, gli da un piccolo, timido, bacio sulla guancia. Lui non trattiene il colpo  e si inchina. Lei si inchina a sua volta. 
I due, si incamminano verso la casa. Ma questa, è un’altra storia. 

Mirko

 

IRENE E PIETRO, dedicato a Irene e Pietro 
Sei arrivata come luce piena, come soffio tiepido di primavera, come calore sei arrivata, ed eri tanto attesa. Era freddo il clima fuori, ma tu l’hai invaso della tua presenza piccina, ma ricca di calore. Ti ho guardata meravigliata, stupita per i tuoi occhi blu’ color del mare che penetrano il mondo.  Il ricordo è, e sempre sarà in me quando piangevi io ti cullavo,  insieme guardavamo la luna e le stelle, sono ancora li. Quanti abbracci, baci, coccole ci siamo scambiate. Ora sei cresciuta la nostra luna e le stelle sono ancora li, molto più grandi e lucenti. Tu sei la mia principessa. Quando ti tengo la mano per farti addormentare la mia fantasia vola con i tuoi pensieri. Con Isabella il tuo cavallo bianco, percorri quella strada un po’ in salita che si chiama vita. Raggiungerai la tua meta.  Abbiamo fatto molte cose insieme e tante ne faremo, sognare di volare, di volare e salire sulla luna con le gambe a penzoloni, aspettare il sorgere del sole avvolti nella coperta di polvere di stelle, cantare la ninna nanna che tanto ti piace. Quando arriva la sera affacciati alla finestra e sul viso sentirai un soffio di vento, questo è il mio bacio della buona notte…LA FAVOLA CONTINUA………
Sono Pietro, il principe, vedete! Finalmente sono arrivato!!!!! A cavallo di Isabella, la fiaba è cosi iniziata, mamma e papà l’hanno tessuta con i fili dell’amore, che ti condurranno a crescere secondo la voce del cuore. Spalancherai sul mondo gli occhi belli, li alzerai per rubare le stelle. Tutto è nelle tue piccole mani, ora abbandonati ai tuoi sogni colorati, corri col tuo cavallo, c’è Irene che ti aspetta, là nel castello dove lei è la principessa, ci sarò pure io in questo mondo fatato, anche se il tempo, il mio aspetto sarà mutato. Volteremo le pagine degli anni, principi e principesse cresceranno, nella vita cammineranno, ma saranno uniti nei sigillo dell’amore che avrà saputo battere al dolce ritmo del cuore.
NINNA NANNA, NINNA OH …
QUESTA PRINCIPESSA A CHI LA DO’
E QUESTO PRINCIPE A CHI LO DO’….

Carla

 

LA COLLANA DEGLI ELFI, dedicato a tutti coloro che sognano grandi e piccini
La nostra storia comincia a Dublino, in una vecchia libreria. Un giorno un giovane ragazzo di nome Birillo Stone era alla ricerca di un regalo per una ragazza Elle Smith. Billy non era un bellissimo ragazzo, era basso per avere 15 anni… capelli scuri ereditati dalla nonna italiana, però era intelligente e generoso; Elle era invece era la ragazza più bella del quartiere degli artigiani, capelli rossi, occhi azzurri, alta…insomma pensò Billy “Potrei essere il suo portachiavi” e questo lo fece sorridere, ma ad un tratto guardando la vetrina della libreria notò un piccolo libro verde come i prati d’ Irlanda.. E sulla copertina era disegnato un simbolo che ricordava una collana, entrò e chiese quanto costasse, gli rispose il vecchio proprietario: – Non è in vendita perché questo libro sarà donato a colui che risolverà un indovinello-, – E quale chiese Billy?-. 
– Tu credi alle fate o gli elfi? Oppure pensi che siano solo storie per bambini?-
Billy rispose: – In realtà io non ne ho mai viste una di fata né ho incontrato un elfo di nessun tipo, ma parlami del indovinello vorrei regalare questo libro a Elle sperando di conquistarla-
– Ecco l’ indovinello è questo: se tu avessi  tre vasi, in uno conteneva un erba per diventare ricco, un altro un vino per diventare bellissimo, infine un vaso contiene la saggezza..cosa sceglieresti dunque?-  Domandò il padrone della libreria. Billy si mise a pensare: – Se diventassi ricco le ragazze vorrebbero solo i miei soldi, e se invece fossi bello vorrebbero solo uscire con me per vantarsi..penso che sceglierei di essere saggio almeno vedrei con i miei occhi ciò che desidero e non ciò che vogliono gli altri..
– Bravo ragazzo il libro è tuo- gli disse il vecchio mostrando un bel sorriso e mentre stava per uscire felice il vecchio disse: – Un ultima cosa- togliendosi il cappello e mostrando due piccoli corni – Non  esistono soltanto gli uomini in questo mondo, rammentalo sempre- 
Billy si mise a correre a perdifiato verso il quartiere degli artigiani dove finalmente trovò Elle: -Ho un regalo per te- disse Billy:- Guarda-
Elle prese il libro e mostrò un sorriso enorme lo baciò sulle labbra: -Finalmente posso tornare a casa-  disse Elle.
– Ma quale casa?-
– Vedi Billy io in realtà non sono umana- mostrando dietro il vestito due ali azzurre- e nel libro vi è la mappa per tornare al mio regno-
– Ed io?- Billy chiese
– Caro Billy ti porterò nel mio cuore.. grazie- E volò via.. a Billy non rimase solo una cosa da fare: tornare a casa triste…”a che serve essere saggi se poi si è soli?” Si chiese..ma poi vide per terra una collana la raccolse e una ragazza che era sul ciglio della strada: -Perché non la regali a me?- Billy la vide era una ragazza carina: -Va bene ma non sarai per caso una fata?-
– Ma sei matto? Lo sanno tutti che non esistono-
– E sia questa collana è tua…-
– Grazie- disse lei, e si presero per mano camminando insieme verso il tramonto. Erano una bella coppia lui un po’ basso e lei un pochino più alta con un cappello colorato che nascondevano due splendide orecchie a punta..

Carlo

 

IL SIGNOR BUIO, dedicato a Ivan
C’era una volta, tanto tempo fa, un piccolo albero di nome Birillo che viveva in un bosco in cima alla montagna. Birillo era coccolato da tutti gli altri grandi alberi e sognava spesso di diventare come loro anzi, anche più alto di loro. Lilly la quercia gli raccontava sempre delle bellissime favole e gli insegnava molte cose, soprattutto aveva imparato che gli alberi erano esseri viventi molto importanti, perché era grazie a loro che gli uomini potevano ripararsi dal caldo, potevano respirare, e la natura non sarebbe mai stata così bella senza di loro. Ma Birillo, come tutti i piccoli e aggiungerei anche grandi, aveva molte paure. Quando calava la sera ed il cielo si oscurava il buio lo spaventava e con i suoi piccoli rami cercava un contatto, quasi un abbraccio, con gli alberi vicini come in cerca di protezione. Una notte si alzò un forte vento, le fronde degli alberi si scuotevano quasi impazzite provocando dei sibili spaventosi. Birillo tremava più per la paura che per il vento, con i suoi piccoli rami cercava invano un contatto con gli altri alberi, ma il vento non glielo permetteva. Allora si mise a piangere, ad un tratto però sentì una voce che gli disse: ”Birillo non disperare io sono con te, non devi avere paura ti proteggerò io, sono il signor Buio e starò vicino a te sino a che non arriverà la signora Luce. Tutti mi temono, ma io non faccio male a nessuno anzi nella notte io vi proteggo”. A quelle parole Birillo smise di piangere e ad un tratto si sentì investire da un abbraccio immenso e così si addormentò. Il giorno seguente il vento si era calmato e Birillo raccontò agli altri alberi cosa gli era accaduto la notte precedente. Lilly la quercia allora disse: ”Hai visto Birillo ora hai un altro amico: il signor Buio. Lui è amico di tutti noi e non bisogna averne paura”. Crescendo Birillo e il signor Buio divennero amici inseparabili e la sua paura svanì per sempre.

Ivan ed Emanuela

“NO, A LETTO NO!”, dedicato ad Elizabeth e Marta
C’era una volta, in un tempo lontano e in un luogo indefinito, una bambina di nome Larissa. Aveva il  viso scarno e la carnagione pallida, e di  giorno era perennemente assonnata. La mattina si alzava sempre in ritardo, e durante la colazione le cascava la faccia nella tazza del latte; a scuola sul banco teneva un cuscino per evitare di sbattere la testa ogni volta che le cadeva per il sonno, e se  giocava a nascondino veniva ritrovata addormentata nei posti più impensabili, anche dopo parecchie ore. Ma quando arrivava la sera, e il momento di andare a dormire si avvicinava, Larissa diventava improvvisamente attiva e irritabile. Ripeteva in continuazione “No, a letto no!” urlando e piangendo,  e inventava ogni volta una scusa diversa pur di non andare a dormire: doveva contare le lucciole in giardino, monitorare la traiettoria di un meteorite, verificare l’efficacia notturna dell’anti-zanzare…ma tutte queste scuse nascondevano un’unica verità: aveva paura del buio, o meglio, aveva paura di tutti gli esseri spettrali che a suo dire si nascondevano nella stanza. I genitori non sapevano più cosa fare per aiutarla a superare questa paura. Le avevano provate tutte: tisane di melissa e camomilla,  ninna nanne infinite, pareti della camera dipinte con fringuelli rosa, un gregge di pecore in giardino da contare, un lampione in mezzo alla stanza per farle luce….ma nulla…ogni sera Larissa si rifiutava di andare a letto. I genitori, ancora più esausti della bambina, decisero quindi di rivolgersi alla signora Gengiva Sdentata, una vecchina del villaggio, conosciuta da tutti per aver curato intere generazioni di bambini insonni. Tra la gente si vociferava che tenesse con sé  i poveri  malcapitati per un’intera settimana, e li sottoponesse a castighi per i quali poi i bambini decidevano che fosse meglio andare a letto senza capricci. Si diceva addirittura che insieme a lei vivessero orchi, lupi, e fantasmi, e che i bambini sarebbero finiti nelle loro grinfie se non avessero imparato ad andare a letto da soli. I genitori di Larissa, la lasciarono con molte perplessità nelle mani dell’anziana signora…ma non avevano altre soluzioni. La bambina invece non era poi così preoccupata all’idea di qualche giorno di villeggiatura, e salutò i genitori senza fatica, che passarono una settimana in lacrime aspettando il suo ritorno a casa. La signora Gengiva Sdentata era molto gentile con lei e l’aveva accolta con la stessa dolcezza di una nonna. Agli occhi degli adulti aveva un aspetto da strega, ma a quelli di Larissa era solo un’anziana signora un po’ sciatta, ma con lo sguardo buono. Dopo una settimana la bambina tornò dai suoi genitori, e l’unica cosa che Larissa  raccontò fu che la casa della signora Gengiva Sdentata aveva sette stanze degli ospiti, ognuna occupata da un ospite diverso, con cui aveva trascorso le sue giornate. I genitori quindi pensarono che la figlia avesse passato il tempo insieme a bambini con il suo stesso problema di sonno, ma Larissa disse “Ho passato le mie giornate in compagnia delle mie paure”.  La sera, quando venne il momento di andare a letto, la bambina stupì tutti recandosi nella sua stanza da sola, senza urla o capricci. Prima di infilarsi sotto le coperte prese un foglietto dal taschino del suo zaino, e si mise a leggere a bassa voce:
“Dormi piccina, dormi anche tu,
e paura di dormire non averne più
Ci sono gli aiutanti della vecchina
che ti terranno compagnia fino a mattina.
C’è il mostro con i denti affilati
che ti asciuga i tuoi occhi bagnati,
c’è la vecchia signora Befana
che rimbocca la tua coperta di lana,
C’è il tuo amico Orco
che pulisce dove è sporco;
e il simpatico fantasma
che riordina il marasma;
e poi c’è il grande lupo
che riempie di carezze il pupo
c’è il pagliaccio con il naso rosso
che ti fa ridere a più non posso
e la strega che fa la magia,
tutta la paura ti porta via.
Dormi piccina, dormi anche tu,
se conosci le tue paure, paura non avrai più.”
Larissa si addormentò dolcemente e profondamente, pensando alla bella settimana trascorsa in compagnia dei suoi nuovi amici: l’orco, il lupo, il pagliaccio, la befana, il fantasma, il mostro e la strega Gengiva Sdentata.

Marianna

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UN NUOVO RODARIDÌ

Buon Rodaridì a tutti!
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La storia che riceverà più voti, venerdì verrà premiata.  Non perdiamo altro tempo: le votazioni sono aperte solo per oggi, lunedì 18 maggio!


RODARIDÌ
 

SOLDO DI CACIO
C’era una volta una bambina che viveva con la sua mamma in una casetta al limitar del bosco. La bambina era così minuta che veniva chiamata da tutti Soldo di Cacio. Indossava sempre un mantellina  verde che le aveva fatto la nonna, l’unico vestito che le calzasse a pennello. Un giorno la madre le chiese di portare all’adorata nonnina, che abitava dall’altra parte del bosco, la Settimana Enigmistica e del cotone per il ricamo. Nonostante la pioggia, Soldo di Cacio si incamminò. Il sentiero di ciottoli che conduceva al bosco era invaso da vermiciattoli e da lumachine senza guscio che sbucavano fuori ogni volta che il terreno era bagnato. Soldo di Cacio terrorizzata da quei piccoli esserini, senza staccare gli occhi da terra si mise a fare un vero e proprio slalom per evitare di calpestarli. Così facendo però non prestò attenzione alla strada, e in pochi istanti si ritrovò smarrita in mezzo agli alberi. Continuò a camminare, fino a quando sentì una musica provenire da lontano: sembrava il suono di un piffero. La seguì, e quella melodia la condusse alla riva di un laghetto. Soldo di Cacio si sedette su un sasso per riposare un pò e si mise ad osservare  due bellissimi cigni con i loro cuccioli, seguiti a loro volta da un anatroccolo…era goffo, piccolo e bruttarello, ma catturò l’attenzione della bambina, che spesso e volentieri si sentiva proprio come lui. Specchiandosi nel lago pensò: “Chissà se da grande sarò mai bella come la mia mamma?”. Ed ecco che l’acqua cominciò a fare un movimento circolare, che disturbò la sua immagine e i suoi pensieri….e al posto del suo viso vide apparire quello di una bellissima fata. Soldo di Cacio fece un balzo indietro, ma non riuscì a staccare gli occhi da quella figura. Era l’essere più bello che avesse mai visto, con delle ali variopinte che riflettevano mille colori per tutto il lago. La bambina, ammutolita, continuò a guardarla, e la fata le parlò: -Piccolina, non avere paura di me, sono la Fata del Bosco, e aiuto chiunque perda la strada a ritrovarla-. Soldo di Cacio pensò che nessun essere così bello avrebbe mai potuto farle del male, e si sentì sollevata e al sicuro. La fata la rimproverò per essersi persa a causa di una sciocca paura, quella di vermi e lumachine, e Soldo di Cacio si vergognò. Poi le fece notare che il cielo stava annunciando l’arrivo di un temporale, e che sarebbe stato imprudente proseguire il cammino sotto la pioggia battente. La bambina si fidò, e ascoltando i consigli della saggia Fata del Bosco si mise a preparare una capanna di foglie. Ma non appena si rifugiò al suo interno un vento fortissimo buttò al suolo il suo riparo. Soldo di Cacio allora, con tanta pazienza, costruì una capanna di canne di bambù, ma il vento aumentò la potenza e distrusse anche quella…la piccolina era sempre più affranta: si sentiva un’incapace. La fata le disse che quando costruiva qualcosa doveva prestare più attenzione. Soldo di Cacio, determinata, ci riprovò con dei sassi…riuscì a costruire una vera e propria casetta!!!! Ma il vento iniziò a soffiare di nuovo, forte, fortissimo, sempre più forte e……la casetta crollò. Nulla da fare, era proprio imbranata! Per fortuna che il temporale stava terminando. Soldo di Cacio decise di ripartire per andare a casa della nonna, e la fata, dopo averle spiegato la strada più breve, le fece raccogliere delle bacche da lasciare sul suo cammino per non perdersi. La bambina ne fece cadere una a terra ogni dieci passi…ma dopo parecchia strada,voltandosi, si rese  conto che gli uccellini del bosco le stavano mangiando tutte, una ad una. 
Soldo di Cacio cominciò a piangere, e tra un singhiozzo e l’altro sentì qualcuno dire: -Ciao bella bambina, come ti chiami? Perché stai piangendo?-. La bambina  si asciugò gli occhi e vide che a parlarle era una volpe.
Tirò sul col naso e  rispose: -Mi chiamo Soldo di Cacio, signora volpe, e piango perché non so se sto percorrendo la strada giusta-
La volpe continuò: -Come sei piccola e pallida , cara bambina, dovresti mangiare un pochino di più-. Soldo di Cacio spiegò alla volpe che era in cammino da ore, e che sì, in effetti non aveva mangiato nulla. La volpe allora le disse: -Se mi regali la tua mantella ti darò in cambio questa mela e ti indicherò la strada da prendere-. A Soldo di Cacio sembrò un affare, e anche se era molto legata alla sua mantellina, accettò volentieri lo scambio. La volpe fu di parola, le spiegò la strada e scomparve in un baleno. La  bambina afferrò la mela per darle subito un morso ma….quando la mela fu vicino alla sua bocca… vide sbucare un verme, e per lo spavento la lanciò lontano……La mela finì a terra, trasformandosi in un liquido verde che bruciò l’erbetta su cui era caduto. -Ohi ohi ohi- disse Soldo di Cacio -se l’avessi mangiata sarei sicuramente morta!!!-. In quel momento si rese conto che era stata una delle sue paure a salvarla….e forse doveva ascoltarle un pò di più, senza permettere a nessuno di prenderla in giro. Ora non poteva più fidarsi delle indicazioni della volpe, e così decise  di seguire solo il suo intuito. Si fece forza e si mise a camminare a gran velocità. Finalmente, stanca e infreddolita, arrivò a casa della nonna. Bussò e quando vide l’adorata nonnina le consegnò la rivista e il gomitolo, e la abbracciò. La nonna le preparò una tazza di tè caldo con biscotti per riscaldarla, e dopo essersi fatta raccontare tutte le sue vicessitudini le disse di andare in camera a riposarsi un pò. Il letto della nonna aveva soffici coperte e due materassi, uno sopra l’altro. Soldo di Cacio si addormentò subito, ma presto il suo sonno venne disturbato da qualcosa che le dava fastidio sotto la schiena. Quando si alzò sollevò i materassi e vide che  c’era nascosta  una “castagna matta”! In quel momento la nonna entrò nella stanza e Soldo di Cacio le chiese il perché di quella stranezza. La nonna le rispose: -Le castagne matte tengono lontani i malanni, e io ne porto sempre una con me-.
Soldo di Cacio si mise a ridere per questa stramba abitudine e la nonna rispose: -Sai nipotina mia, tutti mi prendono in giro perchè ho sempre paura di ammalarmi, e perchè uso le castagne per tenere lontano il raffreddore. Ma io non bado a ciò che dice la gente, o a chi usa le mie paure per prendersi gioco di me…-
La nonna poi le disse di prendere la castagna e di metterla in tasca, le consegnò una nuova mantellina verde che nel frattempo le aveva già confezionato e con un bacio in fronte la salutò. Soldo di cacio  si incamminò verso casa, ma appena oltrepassata la prima fila di alberi udì nuovamente quella musica…e la seguì, ritrovandosi al laghetto. Cercò la fata per dirle che era riuscita a raggiungere la  nonna, e specchiandosi nel lago vide nuovamente l’acqua muoversi in modo circolare: la fata comparve davanti ai suoi occhi. -Ciao Soldo di Cacio, cosa ci fai ancora qui? Ma non hai incontrato una volpe sul tuo cammino? E come hai fatto, imbranata come sei, ad essere arrivata a casa della nonna?-
La bambina iniziò a sospettare che la fata c’entrasse qualcosa con le sue disavventure e, non avendo più voglia di sentirsi criticare, la salutò educatamente dicendole che era arrivato il momento di tornare a casa.  La fata le sconsigliò di incamminarsi nel bosco e le disse: -Guardati: piccola come sei ti perderai ancora! E chissà quanti vermiciattoli e quante lumachine si nascondono sul sentiero-. La bambina cercò di non farsi condizionare, e senza risponderle fece per andarsene. Improvvisamente il cielo prese i colori della notte, il vento cominciò a soffiare forte, gli alberi crearono forme spettrali  e tutti gli uccelli del bosco si alzarono in volo. Soldo di Cacio aveva paura, ma decise che questa volta non si sarebbe arresa. Si voltò, e guardò dritta negli occhi la fata per qualche istante…. il suo riflesso svanì nell’acqua lasciando il posto ad un essere dall’aspetto spaventoso: era una strega! Soldo di Cacio tirò fuori la castagna matta dalla tasca, e di istinto la scaraventò nell’acqua. Ed ecco che si formarono nuovamente dei cerchi, che  mossi dal vento diedero vita ad  un vortice. La strega venne risucchiata verso il fondo del lago e la sua figura svanì. In quel momento il cielo riprese i colori del mattino,  il lago tornò a  brillare e gli uccellini a cinguettare sulle chiome degli alberi. La bambina si rincamminò  verso casa, con la certezza di imboccare la strada giusta. Ma ad un certo punto…-Etciùùùù!- , un potente starnuto uscì dalla sua bocca e Soldo di Cacio pensò: “Le castagne matte forse non tengono lontano i malanni, ma di sicuro tengono lontane le streghe!-.

Marianna

LA MIA GIORNATA DI RIPOSO
La vita lavorativa si sa è molto faticosa, quando rientri a casa, tra faccende domestiche, lavare, stirare, cucinare, coltivare l ‘orto e ci mettiamo pure il marito……..APRITI CIELO.
Domani finalmente, il mio sospirato riposo e me lo godo.
La sveglia suona alle sei, prima cosa da fare è la doccia, ancora più faticoso asciugare i capelli, io che non ho dimestichezza con pettine e spazzola.
Il mio aiuto prezioso è il bimby, un casco per capelli di ultima generazione, è un peccato non farsi aiutare:  infili la testa nel bimby, premi il tasto 1 l’asciugatura e la vaporizzazione è perfetta,  accedi a modalità spiga, la testa ti intriga,  chioma mossa , metti il turbo e i capelli sono da urlo.
Per rendere più piacevole le faccende domestiche I WANT TO BREAK FREE in compagnia del mio caro Freddie, mi ritrovo elettrica, iperattiva, il brano è terminato ed è tutto finito.
La suoneria del cellulare mi segnala che il programma lavaggio è terminato, non mi resta che stendere, non ho uno stendino davanti a me, ma un arpa orizzontale, mi lascio trascinare dalle sue corde, un’armonia dolce esce dalle mie mani, toccata e fuga di Back mi ripiglio e stendo.
Ho tralasciato dalla fretta di spolverare la libreria composta da 7 scaffali, quasi tutti i libri parlano di criceti, nella mia immaginazione la libreria è diventata un condominio di criceti graziosi, simpatici animaletti e mi fanno pure compagnia.
Terminato il lavoro casalingo, un po’ di svago a contatto con la natura, devo piantare i pomodori, la buca deve essere un po’ profonda, in aiuto ancora la tecnologia il gancio dell’impastatrice, premi sul terreno il gioco è fatto, senza fatica, tutte in fila per tre che non sembrano fatte da me.  Guardo l’orologio è ora di cena, una bella frittata con una padella ricaricata, gira, rigira, salta ed è subito fatta, come un disco volante è atterrata odorante.
La mia giornata di riposo è terminata meno stancante di una giornata lavorativa ma impegnativa, con bimby, criceti, arpe, Freddy , ganci e dischi volanti.
Vedo Morfeo che mi tende le braccia, l’ultimo capitolo “La corsa delle tartarughe” mi attende, ma le pagine del libro si staccano come ali di farfalla. CHE SONNO…..dimenticavo,  ci vuole una supposta al profumo di ciliegia x un sonno profumato.
Buona notte.       

Carla

CUFFIETTE A FORMA DI DOCCINO
Mario fa il medico nel tempo libero.

Ha tanti pazienti e, come ogni dottore che si rispetti, per visitarli utilizza il suo stetoscopio. Sono così tanti a curarsi da lui che spesso si porta il lavoro a casa: li riceve anche in camera da letto, in cucina o in bagno.
Non ha bisogno di parole per fare le diagnosi. Le espressioni del suo volto, a quanto pare, sono abbastanza esaustive. Se potessi assistere ai suoi controlli, lo vedresti piangere quando la situazione è drammatica, sorridere quando la malattia è passata o arrabbiarsi quando il paziente non collabora alla cura. E questo basterebbe a sistemare tutto. Insomma, è un bravissimo dottore. Capisce subito di cosa ha bisogno il paziente, cosa prova, come sta.
Tutto merito del suo stetoscopio. Non è neanche lontanamente simile a quelli dei suoi colleghi che frequentano gli ospedali. Voglio dire, la forma è quella: a ipsilon. Ma quello che si sente quando lo si avvicina alle orecchie è veramente unico. Gli altri stetoscopi permettono di udire solo il suono del cuore o di percepire la differenza tra la tosse di un sano e quella di un malato, mentre col suo si possono avvertire anche voci, rumori e addirittura musiche. Per Mario, auscultare un paziente è un po’ come sentirsi raccontare la sua storia, con tanto di colonna sonora.
L’altro giorno ha visitato un certo Truman. Egli si sentiva male perché da tempo desiderava ardentemente di fare un viaggio alle isole Fiji e non ci riusciva a causa di una forza a lui sconosciuta che lo tratteneva imprigionato nella sua città.
E’ bastato che Mario piangesse 8 volte, ridesse per dieci minuti e si arrabbiasse per altri cinque. Come per miracolo il problema si è risolto! Grazie al suo sofisticato fonendoscopio, aveva capito da subito qual era il problema: in realtà Truman viveva in un reality show ed era proprio il regista di quel programma a rendergli impossibile la partenza con vari inganni e sotterfugi… (è una storia un po’ complessa ed avvincente, ma non è così importante in questo momento).
Insomma, ci sono voluti 103 lunghissimi minuti di consulto medico per far capire la situazione a Truman, ma per Mario è stata una grandissima soddisfazione vederlo uscire alla fine dalla porticina azzurro cielo della cupola artificiale in cui aveva vissuto tutta la vita.
Il resto del tempo Mario cerca di fare l’uomo, anche se con risultati meno brillanti. A volte ci azzecca, ma più spesso sbaglia. Il fatto è che non esiste uno strumento infallibile che gli permette di farlo per bene, l’uomo; di capire al volo le persone e i loro bisogni. Ma Mario è contento così.
“Per fortuna che è difficile fare l’uomo!”, direbbe lui “Altrimenti vivremmo in un telefilm e non potremmo mai andare in vacanza alle Fiji”.

Stefano


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QUAL È LA TUA STORIA PREFERITA?

Buon Rodaridì a tutti!
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Qual è la tua storia preferita
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RODARIDÌ
 

IL MAGO BOCCA DI LEONE
Nel paese di Tristefelicità  c’è un grande casolare; ci si arriva attraverso un piccolo sentiero tortuoso dopo aver camminato per ore. In questo casolare non entra mai il sole se non nelle sere di luna piena, attraverso le piccole crepe dei muri, l’ oscurità regna sovrana.
Questo casolare appartiene al famoso mago Bocca di Leone, chiamato così per la sua voce roca: ruggisce come un leone per comunicare la sua forza, ha mani possenti, pelose, lunghi baffi utilizzati come strumento di percezione, due canini appuntiti ed il resto dei denti tutti d’oro.
Il suo corpo non era aerodinamico, ma un tozzo barilotto che faticosamente riusciva a camminare, bastava un suo sguardo e tutti sull’attenti, era veramente un BRACOMONTE (brontolone).
Protagonisti dei suoi spettacoli di magia sono: Charlie l’ippopotamo, Wolfy il gatto, Pilù clown di legno e un vecchio e funzionante tram arancione.
Charlie l’ ippopotamo grande e grosso continuamente alimentato con quintali e quintali di frutta e verdura,  che solo alla vista del cibo lo stomaco si contorceva su se stesso; Wolfy un grosso gatto nero, con occhi dorati  molto saggio, usato per creare suspence durante gli spettacoli; Pilù clown di legno è un grande artista con un anima sensibile, molte cose ancora da esprimere, ma purtroppo  era mosso da fili, non era libero di esprimersi  in piena libertà. Ed infine, un vecchio tram arancione con un clacson a mo’ di trombone, questo serviva  per attirare il pubblico, le ruote rifatte con grossi sassi tondeggianti, il loro peso impediva al tram di procedere spedito. Dopo tanto girovagare, la stanchezza si faceva sentire ancor più, il passare degli anni, non c’era più lo stimolo  per poter proseguire questo cammino, senza libertà di espressione.
All’ unanimità decisero di ritirarsi dalla scena: “Sai Bocca di Leone non siamo più in grado di seguirti siamo stanchi non abbiamo più nulla da esprimere ne da comunicare, ci ritiriamo”.
Tuoni fulmini saette…….. Bocca di Leone era incontenibile: “Se questa è la vostra decisione vi porterò nel mio casolare, così la vostra rabbia resterà in gabbia e aspetterò che si tramuti in sabbia x poi ricominciare di nuovo”. Raggiunsero il casolare a notte fonda, era illuminato più del solito, questo grazie al plenilunio.
Tutti quanti erano attratti da questo bagliore immenso, nessuno riusciva a prendere sonno.
Pilù  protese il suo braccio verso questo raggio di luce, il casolare è invaso da mille colori e fuochi d’ artificio: “Charlie!! Wolf !!! guardate  mi sono trasformato…. Sono vero” le lacrime inondarono il suo viso
Charlie: “Sono un nuovo ippopotamo, sono smagrito e ringiovanito!!!!”
Wolf: “Il mio pelo si è colorato di bianco sono immerso in un mare di panna, sono ancora saggio, non faccio più paura”.
Il vecchio tram provò ad accendere il motore scattante rombante come un cavallino rampante, ma le ruote si domandò… 4 ruote nuove fiammanti gonfie da fare invidia alle michelin.
“Presto presto salite in fretta! Nuove avventure ci attendono uniamo i nostri talenti”. Con facce sorprese e tanta meraviglia salirono sul tram, fiero e scoppiettante si avviò giù per la discesa libera quando ad un tratto incrociarono Bocca di Leone: “Fermi!” ruggì “Io sono il vostro impresario dovete ritornare con me il riposo vi ha fatto ringiovanire”. Con una grossa accelerata il tram proseguì il cammino lasciando sulla strada Bocca di Leone che inciampò, rotolando per poi scomparire nel nulla. Proseguirono il cammino ormai è giunto il mattino, si ritrovarono in una piazza  gremita di gente aprirono la brandigia ( branda a valigia) come palco e acclamati dalla folla i Rockfeller si esibirono, incominciò il loro cammino liberi di esprimere la loro creatività e improvvisazione senza alcun limite.
TESTO  LA FELICE VERITA’
INTERPRETI   PILU’  IL BAMBINO DI LEGNO
WOLF IL GATTO BIANCO
CHARLIE  L’IPPOPOTAMO SMAGRITO
TRAM  VALENTINO VESTITO DI NUOVO

Carla

 

FARFALLA SPERANZA (Bentornata Silvia)
C’era una volta Farfalla Speranza,
che viveva la vita come fosse una danza,
portava sulle ali polvere di solidarietà,
e il suo più grande valore era la generosità.
Un giorno decise di lasciare la sua famiglia,
per trasformare un  terreno arido in meraviglia.
Così volò lontano, verso un paese desolato,
rendendo fortunato chiunque avesse incontrato.
Passava tutto il suo tempo con dei piccoli bruchetti,
a cui donando amore colmava  la mancanza di affetti.

Ma un brutto giorno dei cattivi scarafaggi la portarono via
e della sua povere magica rimase solo una flebile scia.
E una folata di vento cancellò ogni sua traccia,
mentre il cielo prendeva il colore scuro della minaccia.
Il tempo passava pesante sopra la terra,
e i bruchetti scoprirono il significato della guerra.
Ma ognuno di loro aveva nel cuore Farfalla Speranza,
e invocava il suo aiuto nonostante la distanza.
Lei nascosta in una grotta scura,
tornava al ricordo dei suoi bruchetti per scacciare la paura.
E pensava ogni giorno alla sua mamma e al suo papà,
“io lo so, qualcuno presto mi salverà”.
E loro non facevano altro che pensare a lei,
“farfallina nostra, noi sappiamo che ci sei”.
Ed ecco che nel prato in un giorno di maggio
arrivò una notizia che sembrava un miraggio.
Delle libellule l’avevano trovata
e Farfalla Speranza era stata liberata.
Ora potrà ritornare a danzare,
e nessuno potrà mai le sue ali spezzare.

Ci hai donato tanto con la tua polvere di solidarietà,
vola Farfalla Speranza, buona vita in libertà.

Marianna


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Si ripARTE!

L’emergenza Covid-19 ogni giorno grava sulle strutture sanitarie. Tramm desidera dare il proprio contributo affiancandosi all’Associazione di clownterapia Veronica Sacchi (AVS), la quale ha lanciato la raccolta fondiSosteniamo ASST Lecco Osp. Manzoni col sorriso!” a favore dell’Ospedale Manzoni di Lecco. Tramm sceglie di rilanciare l’iniziativa nel suo stile: parlando di ARTE.

Si ripARTE
l’arte come punto di ripartenza

È arrivato il momento di reagire cercando un punto di ripartenza nell’arte, che è chiamata a dare il suo contributo di bellezza in un mondo che per qualche giorno ha rischiato di spegnersi e ingrigirsi. Così come gli arcobaleni dei bimbi alle finestre hanno contribuito a darci un po’ di serenità, così come i canti dai balconi e le note nell’ aria, anche noi ci mettiamo a disposizione. Anche se i luoghi tipici e propri dell’ arte sono chiusi, è possibile fare qualcosa. Tramm vi offre la possibilità di ripartire insieme, e vuole farlo attraverso le suggestioni delle parole di 3 artisti stimati.
“Si ripARTE” consiste di tre serate nelle quali sarà possibile incontrare, in diretta streaming, tre artisti che, con grande generosità, hanno accettato di sostenere insieme a Tramm la raccolta fondi “Sosteniamo ASST Lecco Osp. Manzoni col sorriso!” di AVS. A guidare il pubblico in questa riflessione saranno Paolo Nani, Roberto Mercadini e Simone Savogin intervistati da Valeria Cavalli, di MTM – Manifatture Teatrali Milanesi.

INFORMAZIONI TECNICHE
Programma delle serate:
● Paolo Nani – 15 maggio 2020 ore 20.45
● Simone Savogin- 22 maggio 2020 ore 20.45
● Roberto Mercadini – 29 maggio 2020 ore 20.45

Costo dei biglietti 10€, per ciascuna serata; i proventi saranno interamente devoluti all’Ospedale A. Manzoni di Lecco.

Ci sarà la possibilità di fare domande durante le serate. Per motivi organizzativi chiediamo al pubblico di inviarle all’indirizzo info@tramm.it; quelle selezionate dallo staff di Tramm, avranno la possibilità di essere poste in prima persona accedendo, temporaneamente, alla diretta streaming.
“Si ripArte” non è solo il titolo dell’evento online, ma anche l’augurio di Tramm a non fermarsi mai, nemmeno ora!

Registrati ai seguenti link per ottenere il biglietto della serata:

Si ripARTE! – Intervista a Paolo Nani – Biglietti

Si ripARTE! – Intervista a Simone Savogin – Biglietti

Si ripARTE! – Intervista a Roberto Mercadini – Biglietti

LE FIABE POPOLARI COME MATERIA PRIMA

Buon Rodaridì a tutti!
Oggi, non è un Rodaridì come gli altri: da ora, potrete votare la favola che più vi piace accedendo a questo doodleLe fiabe popolari come materia prima 
La storia che riceverà più voti, venerdì verrà premiata.  Non perdiamo altro tempo: le votazioni sono aperte solo per oggi, lunedì 4 maggio!


RODARIDÌ
 

INTERVISTE FABULOSE
C’era una volta .. tanto tempo fa .. anzi a dire il vero c’è ancora un luogo segreto e nascosto nel mondo dove tutte le creature delle fiabe si ritrovano una volta al mese per raccontarsi come va sulla terra …
Oggi vi voglio svelare cosa mi raccontò  Pinocchio quando lo intervistai .. si esatto .. io .. ho scovato questo posto misterioso e ogni mese mi è stato concesso l’onore di poter partecipare al loro incontro e intervistare uno di loro.  In cambio ho promesso che avrei fatto leggere tutte le mie interviste a bambini e adulti purché sognatori .
Dunque Pinocchio comincia col raccontarmi che ora vive in Italia , avete capito bene , in Italia, per l’esattezza a Ferrara, in via Cortevecchia proprio vicino alla cattedrale.  Lì si occupa di commercio nello specifico è un ambulante, in poche parole gira i mercati della zona e vende i suoi prodotti .. e qui arriva il bello .. vi starete chiedendo cosa potrebbe mai vendere!!! … niente di meno che “bigini di allegria”.. che sono delle semplici pergamene su cui ha scritto ricette più o meno magiche . Purtroppo capirete anche voi che all’inizio gli affari non andavano proprio bene.
Nessuno voleva pagare per leggere le sue stranezze.. voglio dire vi faccio un esempio delle Sue pergamene :
UN TONDO ROSSO SUL NASINO
UNA MAGLIA COLOR CANARINO
BALLA E CANTA
A PIEDI SCALZI CON MUSICA A MANETTA
DELLA FELICITÀ QUESTA È LA RICETTA
Ora devo dire che io ho provato e mi sono divertita parecchio ma come ho già detto nessuno voleva pagare per queste “sciocchezze” come gli dicevano tutti .
Il poveretto si era impegnato tanto, ogni sera ne scriveva di nuove, le rilegava per bene con un nastro di raffia,  le metteva nel cesto della sua bicicletta e al mattino presto..via sfrecciava veloce per le strade di Ferrara e dintorni .
Ma niente i suoi articoli non piacevano e lui era veramente dispiaciuto.  Faceva fatica a integrarsi con le “persone normali” e stava per perdere la speranza , stava pensando di trasferirsi in India e raggiungere Cappuccetto Rosso (si avete letto bene in India ..ma questa è un’altra intervista)quando gli accadde una cosa che gli riempì il cuore di gioia e lo  fece tornare sulla sua decisione.
Un giorno si trovava a fare mercato nei pressi di Voghiera e come al solito gli affari andavano male, cominciava anche a piovere quando gli si avvicinò una bambina di circa 7 anni. La piccola era molto pallida con un Visino triste e era sulla sedia a rotelle, la spingeva la sua mamma  e aveva tra le mani un gustoso gelato al cioccolato.. Pinocchio non mangiava da ore , forse giorni e aveva l’acquolina in bocca . Si avvicinò alla bambina e gli chiese come si chiamasse “Linda “ rispose lei “sono caduta dalla bicicletta e mi sono rotta una gamba”
“Ohhh mi spiace “ e ti fa molto male insistette curioso Pinocchio
“Non tanto” gli disse la piccolina “mi fa più tristezza non poter andare in bicicletta e correre con i miei amici” due lacrimuccie le scesero dagli occhi.
Allora Pinocchio colse al balzo l”occasione e rivolgendosi alla mamma disse:
“Ecco ho quello che ci vuole per Linda .. una bella “Pergamena dell’allegria” .. le faccio personalmente a mano .. e assicuro il risultato al cento per cento. Vengono solo 5 euro l’una “
La signora lo guardò storta e declinò la sua offerta.
Stava per andarsene quando Linda allungò il suo gelato verso Pinocchio e gli disse “io ne voglio una .. ecco il mio gelato in cambio “Pinocchio non credeva ai suoi occhi. Quella piccola creatura gli stava dando il suo gelato in cambio di una sua pergamena . Doveva assolutamente dargli la migliore che aveva ..cerca , rovista, sposta e finalmente la trova .
Ecco a te piccola” questa è proprio per te .
La mamma intanto continuava a sgridare Linda per quello stupido scambio
Linda emozionata e con tante speranze apri piano piano la pergamena e cominciò a leggere tra sé e se …. e all’improvviso cominciò a ridere a crepapelle.
La mamma allora guardò Pinocchio e piangendo cominciò a ringraziarlo . Linda era triste da tanto tempo ormai e nessun regalo o parola l’aveva fatta più ridere . Quello era veramente un miracolo.
Pinocchio restituì il gelato a Linda . Il suo cuore si era riempito di gioia nel vedere quanto la sua pergamena avesse reso felice una bambina e da lì capì il senso del suo lavoro.
Era regalare gioia , non venderla, o barattarla , era semplicemente regalarla .
Da quel momento si sparse la voce delle pergamene dell’allegria di Pinocchio e molte scuole, ospedali, istituti lo chiamarono e lo chiamano tuttora per averle … e senza che lui chiede nulla molte persone in cambio gli danno cibo e vestiti.
Per cui ecco quello che fa Pinocchio tra noi umani.. regala allegria . Magari qualcuno ha la fortuna di incontrarlo in qualche mercato.. ma naturalmente ha cambiato il suo nome per non farsi riconoscere. Il nome naturalmente non ve lo posso rivelare e cosa ci fosse scritto nella pergamena di Linda non è dato sapere… ma l’importante è sapere che da qualche parte in Italia c’è Pinocchio nascosto tra noi che regala sorrisi proprio come ha fatto nella sua fiaba . Vi aspetto alla prossima “intervista fabulosa”

Giornalista
Katia Rossi

L’ALBERO BOSCOLAGO

C’era una volta  un albero molto grande, molto bello, con un cappello di foglie rigogliose e verdi. Era stanco di vivere nel bosco,  troppo affollato ripeteva continuamente; non riusciva a distendere i suoi rami poderosi verso il cielo, poter dimostrare la sua infinita bellezza. All’ orizzonte davanti a se, aveva un grande lago con i colori dell’arcobaleno. Decise che la sua  nuova dimora ora in poi sarebbe stato il lago. Raggiunse la riva e si fece trasportare dalle onde e con il vento favorevole raggiunse la meta tanto desiderata, arrivò in mezzo al lago, piantò ben salde le sue radici, le foglie rigogliose brillavano come diamanti.
Oh!!!! finalmente ho quello che sempre sognato. Sono solo, ho tutto il lago per me, sono ancora più maestoso.
Fece amicizia con carpe, tinche, alghe di ogni specie. Nonostante questo era ancora insoddisfatto, brontolava talmente forte che il suo brontolio raggiungeva la riva con onde forti e decise. Nemmeno qui è il mio posto aggiunse: sono  solo , triste ,senza foglie, i lunghi rami secchi e inariditi, i pesci rosicchiavano le radici  provocando un incontrollabile solletico giorno e notte senza un attimo di riposo le forze diminuivano sempre più.
QUI NON E’ANCORA IL MIO POSTOOOOO ACCIDENTI!!
L ‘albero maestoso si stava trasformando in un vecchio albero arido secco senza nemmeno una radice, anche il tronco mutò colore, rosso bosco. Con le poche forze rimaste cominciò a muovere freneticamente le poche radici, come eliche, si ritrovò sfinito, senza fiato sulla riva. Con l’aiuto del vento si ritrovò nel suo bosco . Affondò le radici nel terreno verde dal muschio e bagnato dalla rugiada, ritrovò il faggio Adolfo, e l’abete  Pino, il castagno Martino. –ci sei mancato!- Hai capito dov’è il tuo posto? Eri talmente vanitoso e prepotente  che nessuno ti parlava.
Sei cambiato, ormi legna da ardere non ti preoccupare  se vuoi sei ancora in tempo, chiederemo al sole all’ acqua al vento di curarti se lo vuoi, e la tua imponente chioma si muoverà di qua e di la , e variopinti colorati uccelli e i piccoli animali del bosco ti faranno ancora compagnia, ho capito veramente dov’è il mio posto: è qui con voi.
Vogliamo darti un consiglio devi imparare a usare gli occhi per guardare intorno a te ciò che ti circonda essere umile, e di aiuto agli altri. Sai che in ogni albero c’è un’anima?

Carla

I TRE PORCELLINI SUL TRATTORE
In una piccola casetta di mattoni abitavano tre porcellini, che finalmente dopo tanto tempo si erano liberati dal lupo cattivo. Vicino a loro abitava una bambina con trecce lunghe bionde e portava sempre un mantello rosso con un cappuccio che si chiamava Cappuccetto Rosso. Un bel giorno Cappuccetto Rosso decise di andare a trovare la nonna ma, prima passò  a casa dei porcellini per un saluto. Appena la videro arrivare, i porcellini si affacciarono alla finestra e dissero alla bambina: ”Ciao Cappuccetto, dove vai con quel cestino?”. La bambina rispose: ”Vado dalla nonna, volete venire anche me?”. I tre porcellini ,dopo essersi consultati decisero di accettare l’invito e, usciti dalla casetta andarono con Cappuccetto .Lungo il sentiero che portava alla casa della nonna di Cappuccetto, i tre porcellini incontrarono Meo il contadino del paese che, con il suo trattore trasportava il fieno per le mucche. Il più giovane dei porcellini iniziò a correre fino a raggiungere il mezzo agricolo, seguito dagli altri due e con un balzo salirono sul carrello pieno di fieno, non avevano proprio voglia di percorrere tutto quel sentiero a piedi, pigri com’erano. Cappuccetto Rosso li imitò. Ora tutti erano seduti comodi sul fieno e trasportati dal trattore si accingevano  a raggiungere la casa della nonna. Ma il sentiero era molto sconnesso e quando ,a forte velocità ,il trattore entrò in un enorme buca, i tre porcellini e Cappuccetto furono sbalzati giù a terra. Tutti il contenuto del cestino era nel fango e per la povera nonna non era rimasto più nulla. I tre porcellini si rammaricarono molto e avvicinandosi a Cappuccetto dissero: ”Per colpa nostra e della nostra pigrizia ora la nonna non potrà avere il suo pasto. Dobbiamo fare qualcosa. Potremo tornare a casa e preparare noi qualcosa da portare alla nonna”, dissero in coro. Ma Cappuccetto non accettò e con tono di rimprovero  rispose: ”Vi avrebbe solo fatto bene camminare, visto che siete sempre a mangiare e ad ingrassare. Lo sapevate che la strada era lunga, non dovevate venire se non volevate camminare. Quando si prende una decisione occorre andare avanti fino in fondo, nonostante si potrebbero incontrare difficoltà”, I tre porcellini tornarono a casa senza parole. Il giorno seguente ,per farsi perdonare da Cappuccetto prepararono un grande cesto pieno di cibo e lo portarono alla nonna che li ringraziò di cuore. Sulla strada del  ritorno incontrarono nuovamente Meo e il suo trattore, ma ricordandosi delle parole di Cappuccetto, nonostante stanchi del cammino proseguirono per il sentiero che li conduceva  a casa. Da quel giorno Cappuccetto e i tre porcellini non si separarono mai  più.

Ivan Emanuela

FIABA DELLA LUNGA NOTTE
Sei fratelli, stanchi nell’ affanno di arare i campi, chi affranto, chi troppo maturo, sognavan di gloria senza abbandonar il posto sicuro. Il più piccino, il più vivace, aveva speranza per se e per loro. Un giorno, tra i frutteti piantati in collina, vide nascosto sette briganti, allegri e fieri cantavan canzoni di guerra, pianificavano assalti per sete di giustizia. Il ragazzo fu presto affascinato, anche lui sognava gloria e libertà per gli oppressi. I briganti lo accolsero  volentieri, dalla forza ed intraprendenza furono convinti. Sempre più lodavano ed inneggiavano, mentre i suoi sogni il giovane elencava.
Insediatosi in un paese non troppo lontano, la sua nomea oltrepassò i confini del reame, diventato uomo, i suoi seguaci contadini divennero soldati.
Fu allora che si preparò il grande assalto: la battaglia contro il Re perverso fu ardua e sanguinaria, ma i sogni di quel ragazzo divennero pane, un pane per tutti gli uni uguali agli altri, liberati dallo sfruttamento e dalla schiavitù.
Diventato Re, solo una donna mancava, conquistato da un dolce viso non poté trattenersi da farla Regina. Parlava a voce bassa, i suoi passi erano lievi, longilinea ed educata calmava l’ impetuosa sete di giustizia ormai ottenuta.
Il tempo passava ed un figlio avevano avuto. Il Re era appagato e stanco di quei lussi, non amava chincaglierie, gli bastava il suo amore ed una vita da contadino, certo anche senza sfarzo un Re rimane tale.
Una notte, decise di portare la sua Regina al chiaro di luna, lontano dal palazzo, lontani dai giullari, per farle sentire l odore di erba tardo falciata, per farle sentire grilli e la civetta zittirli,  le stelle, come persone, tante e tutte uguali. La regina sorridendo annuiva, e giocava a far la contadina, in fondo come lui lo era stata, ed al pensiero preso, un forcone le fu in mano, le tre lame conficcò nella gola del Re della vita innamorato.

Serafina Basile

Qual è la storia che preferisci? Faccelo sapere votandola in questo doodle Le fiabe popolari come materia prima

UNA DOLCE BAMBINA

Buongiorno a tutti!
Un altro Rodaridì è arrivato e oggi ci scrivono Ivan ed Emanuela; hanno provato ad immaginare il passato della matrigna di Biancaneve, e ora ci regalano una bellissima storia. Ringraziamo di cuore i due autori che non mancano mai un Rodaridì, e auguriamo a tutti una buona lettura!

 

UNA DOLCE BAMBINA

C’era una volta una regina cattiva che aveva una figliastra di nome Biancaneve. Questa matrigna…..

Tanto tempo fa in un castello viveva una bambina dai lunghi capelli neri e occhi azzurro cielo di nome Grimilde. Era una bambina dal carattere molto dolce e amava molto gli animali, tanto che ne aveva molti nel giardino del suo castello  ,ma quello che amava di più era Ernesto un coniglietto nano, grigio e paffutello. Con lui trascorreva gran parte del suo tempo e persino la notte dormiva con lei. Grimilde aveva però una madre molto altezzosa ,superba e che non amava gli animali. Gli stessi animaletti alla vista di quella donna scappavano impauriti nascondendosi qua e là fra i cespugli. Un giorno arrivò in visita al castello un’amica della mamma di Grimilde, una certa Carlotta ,donna molto scortese e dalla voce stridula che esordì dicendo: ”Ma quanti animali ci sono in questo castello! Anche a me piacerebbe averne qualcuno nel mio giardino….”Subito la madre di Grimilda rispose: ”Cara, te li puoi portar via anche tutti. Non li sopporto proprio e poi puzzano. Pensa che Grimilda porta un coniglietto nella sua camera la notte, orribile!”. La donna s’affrettò a rispondere: ”Un coniglio nano? Che meraviglia lo voglio vedere. ”Grimilda sentì tutto il discorso e si precipitò a nascondere Ernesto. Ma non lo trovò in camera sua e iniziò disperata a cercarlo ovunque. Quando giunse nel salone delle feste, l’aspettò un’amara sorpresa. Quella donna aveva preso il suo Ernesto e stava per andarsene quando Grimilda urlò: ”Noooo, Ernesto è mio lo lasci andare”, ma la donna era già salita sulla carrozza e se ne stava andando. Grimilda piangeva disperata mentre la madre, con aria prepotente la beffeggiò: ”Non si piange per uno stupido coniglio. E ben presto spariranno anche tutti gli animali del giardino, tanto tuo padre è lontano e non arriverà molto presto, così quest’orribile puzza sparirà”. Grimilda a poco a poco si vide portar via tutti gli animaletti suoi amici. Passarono i giorni, la bambina se ne stava sempre rinchiusa nella sua camera triste e sconsolata e rifiutava persino il cibo. La madre non curante di lei, non si accorse che con il tempo Grimilda stava modificandosi e da bambina dolce e spensierata che era, iniziò ad essere molto scontrosa e capricciosa. Neppure il padre la riconosceva più.
Passò il tempo, ormai Grimilda era diventata una bella signorina, ma molto superba. La madre era morta di una grave malattia e il padre era stato dato per disperso. La sua passione era di rimirarsi allo specchio e si diceva che nessuno avrebbe mai potuto competere con la sua bellezza e pensava che se un giorno avrebbe avuto una figlia sperava  fosse un brutta bambina.

Ivan ed Emanuela

 

UN MONDO DI PAROLE

Un gruppo dedicato tutto alla scrittura creativa

Davvero belle le storie che hai scritto, complimenti! Sai che ti dico? Sono talmente belle che dovresti scriverne ancora. Non puoi? Come mai? Blocco dello scrittore, hai esaurito le tecniche di scrittura creativa oppure preferiresti condividerle con gente che ha la tua stessa passione, potendo così migliorarti sempre più? Non preoccuparti! Tutto quello che stai cercando te lo possiamo garantire, basta unirsi al nostro gruppo Facebook “Un Mondo di Parole” per rimediare alla situazione. Non hai Facebook? Tranquillo abbiamo pensato anche a questo: basta iscriversi alla nostra mailinglist, cliccando qui, ed ogni venerdì ti invieremo una mail con tutte le attività proposte in settimana.

 

Forse non lo sai, ma il gruppo “Un Mondo di Parole” ti permette di condividere storie con persone di ogni età a partire dai bambini fino ad arrivare agli anziani, favorendo così un ampio scambio di letture. Che aspetti ad iscriverti? Abbiamo già preparato per te degli esercizi!

 

Principiante o esperto? Poco importa, noi vogliamo aiutare chiunque desideri scrivere a migliorarsi, dando spunti ed esercizi per farlo e favorendo il libero scambio di pareri e opinioni, sia che tu scriva come J.R.R. Tolkien che come uno scrittore alle prime armi. Inoltre, devi sapere che le tue storie creeranno un mondo particolare in cui tutto quello che scrivi si manifesta realmente. Che dici? Sei pronto per iniziare? Allora mettiamo da parte le chiacchiere e addentriamoci subito nel vivo di questo gruppo. Ti auguro buona scrittura e buon divertimento!

Agostino

IL RIMEDIO ROCK DI PIERO PELÙ E ALTRE STORIE

Buongiorno a tutti!
Se vi trovate in cucina di fronte a una tazza fumante e dei cereali, vi trovate nel posto giusto per assaporare al meglio le nuove storie del Rodaridì. Anche questa settimana diversi di voi ci hanno scritto, alcuni da lontano: un saluto particolare a Clarissa, Marco e Giulia che ci scrivono direttamente da Messina. Grazie a tutti per averci inviato le vostre bellissime storie.
Buona lettura!

 

LE FAVOLE DEL RODARIDÌ

Titolo da prima pagina: INDIVIDUATA APP CHE TRASFORMA LE PERSONE IN MARMOTTE

Articolo: Sembrava impossibile e invece ci sono riusciti! Degli studenti hanno creato un’APP che riesce a trasformare le persone in marmotte. Uno degli studenti ha provato a fare l’esperimento su suo fratello, ha inserito nell’app il suo peso, l’altezza e l’età. Tutto il giorno non è successo nulla, quindi pensava di aver fallito, la mattina dopo però, lo studente è stato svegliato di colpo da un rumore che somigliava al verso di un animale. Lo studente è corso in bagno e ha trovato suo fratello davanti allo specchio che urlava perché si era trasformato in una marmotta. Lo studente iniziò a ridere perché la sua APP funzionava. All’improvviso si ricordò che non avevano inventato un’APP per farlo tornare una persona normale. Ancora oggi non hanno trovato una soluzione, ma la cosa positiva è che adesso suo fratello vive in una bellissima tana in giardino, ha conosciuto una dolce marmottina e grazie al letargo può dormire tutto l’inverno come ha sempre desiderato.

Giulia

CHE CALDO!
Era arrivata finalmente l’estate, ma tutti erano ancora in quarantena. Purtroppo tutto era ancora chiuso quindi niente gelati e niente succhi di frutta.
Si moriva proprio dal caldo!
Un giorno un bambino che non ce la faceva più, dopo tanti tentativi finalmente era riuscito ad inventare un COCTEL CON ACQUA ed ingredienti speciali.
Si proprio così !
Un coctel fatto solo con acqua e qualche segreto. Prese l’acqua e la mescolò con succo di frutta la colorò con l’arcobaleno, ci mise dentro tanto amore per renderlo più dolce e tanta allegria: ecco il coctel dell’estate.
Lo fece provare ai genitori e loro non sentirono più caldo. Cosi il bambino telefonò ad Amazon e quel coctel lo comprarono tutti.
Finalmente nessuno sentiva più tanto caldo !!!

Clarissa

IL PESCE VIAGGIATORE
C’era una volta un pesce tutto colorato con tutti i colori dell’arcobaleno che si chiamava Danny.
Viveva vicino alla barriera corallina, in un mare che era tutto inquinato dove la barriera corallina era malata, i pesci volanti volevano andare via dal mare , le stelle marine volevano diventare stelle del cielo, l’acqua era scura e tutta sporca di petrolio.
Il piccolo Danny voleva andare via e voleva vedere tutto il mondo. Un giorno un pescatore lo prese e lo mise in un acquario. Tutti andavano a vederlo perché era un pesce speciale.
Danny sbatteva sempre contro i vetri e vedeva spesso delle facce buffe.
Era felice perché tutti andavano a vederlo, ma un giorno non andò più nessuno. L’acquario era chiuso, perché gli uomini erano costretti a stare in casa per non essere contagiati da un brutto virus.
Decisero di liberare tutti i pesci e Danny ritornò nel suo habitat. Vide che era diverso, l’acqua era diventata limpida, la barriera corallina non era più malata e tutti i pesci erano felici.
Adesso nessuno voleva più andare via da questo posto magico e non sognava di vedere altri mondi.

Marco

LA RONDINE CERCA CASA

Chi era?  Una nonna vegetariana
Dove si trovava? Al sesto piano di un palazzo
Che cosa faceva? Aggiustava la lavatrice
Che cosa ha detto? Mi fa male un dito
Che cosa ha detto la gente? C’è molto traffico
Come è andata a finire? L’orologio non funzionava più

C’era una volta un’anziana signora che viveva in una grande casa. Il suo nome era Annette, era vegetariana mangiava solo: insalata, riso, formaggio e uova. Un bel giorno una rondine si posò sul davanzale di una finestra della grande casa e, Annette appena la vide, le pose una foglia d’insalata. La rondine la prese e volò via. Quella foglia d’insalata l’ avrebbe portata ai suoi piccoli ,nel nido che si trovava sopra un balcone al sesto piano di un palazzo. Mentre era lì, un frastornante rumore la incuriosì e con un piccolo balzo si posò sul balcone sottostante. Un omino era intento ad aggiustare la lavatrice e con i suoi attrezzi smontava i pezzi dell’elettrodomestico. Ma ad un tratto con la pinza si fece male un dito e urlò: ”Ahi! Che dolore, mi fa male il dito e adesso come faccio ad andare avanti?”. La rondine approfittò e, mentre l’omino soccorso dalla moglie, stava medicandosi la ferita, volò nella cucina dell’appartamento prese una fetta biscottata dal tavolo e tornò al nido dai suoi piccoli. Il palazzo dove si trovava il nido, era stato costruito in centro città e la gente spesso passando ed ammirando quella bella costruzione in stile moderno diceva :”C’è molto traffico qui ,peccato un così bel palazzo immerso nel traffico cittadino!”. Intanto la rondine infastidita, anzi impaurita dal suono dei clacson delle auto, vagava in cerca di cibo e stava pensando di spostare il suo nido altrove e si ricordò di quella grande casa dove si era posata una volta e un’anziana signora le aveva dato dell’ insalata. Così vi fece ritorno. Appena giunta, l’accolse un’atmosfera festosa; un gruppo di bambini  correva nel grande giardino che circondava la casa. Si trattava del nipote della signora Annatte  che stava festeggiando il compleanno con i suoi amici. Nel giardino un grande tavolo era bandito con sopra ogni sorta di dolci e la rondine avrebbe voluto approfittarne. Dalla porta principale fece capolino Annette con una grande torta ricolma di crema. I bambini tutti insieme urlarono: ”Evviva la torta!”. La rondine, che stava osservando su di un ramo di una grossa quercia secolare, spiccò il volo e si posò sul tavolo. Annette si accorse subito di lei, le si avvicinò e le porse un biscotto. La rondine prese il biscotto e volò, mentre i bambini cercavano invano d’inseguirla, ma sbagliò rotta e si ritrovò nella grande casa in salotto e impaurita iniziò a cercare la via d’uscita ma andò a sbattere contro un vecchio orologio da parete facendolo cadere a terra. Il rumore dell’impatto con il pavimento fece accorrere i bambini e Annette. Appena entrati in salotto videro l’orologio a terra e la rondine presa la finestra si dileguò. Da quel giorno la rondine non si fece più vedere ,Annette però l’aspettò tutti i giorni senza rancore anche se il suo vecchio orologio, che aveva un ricordo particolare, non funzionava più.

Ivan

IL RIMEDIO ROCK DI PIERO PELÙ: IN VOLO CON LE OCHE SELVATICHE SULLE ALI DELL’AVVENTURA
Chi non conosce il grande ROCKMAN Piero Pelu’? Il cantante toscano abita in una grande tenuta nella Maremma Toscana, circondata da tanti animali, asini, galline, conigli, pecore , capre, ma in particolare le sue predilette sono le oche selvatiche fatte arrivare direttamente dal Campidoglio. Avevano una qualità straordinaria, uno starnazzo da 100DB. Alzarsi di prima mattina prendere la chitarra e seguire lo starnazzare delle sue oche per creare un pezzo nuovo “non c ‘è storia”. Da parecchio tempo l ‘ispirazione non arrivava, così decide di affidarsi alle sue oche “ehi oche, visto che devo scrivere un nuovo pezzo, il prossimo LP, e l’ispirazione manca , che ne dite se domani mattina all’ alba ci alziamo tutti in volo? Porterò con me la mia chitarra, con il vostro sbattere le ali, il vostro starnazzo, sicuramente l’ispirazione arriva” “che che che” tutte sono d’accordo. Di buon mattino, prima dell’alba si mettono in cammino, ops in volo, tutti in fila come una vera pattuglia acrobatica, solo la luna è presente, illuminava la traiettoria, suoni, acuti, ritmi alti e bassi scanditi dal battere delle ali; sol re do la mi fa sol, anche Piero contribuiva vocalmente , tutto era perfetto. Durante il ritorno aveva già in mente il motivo che sicuramente avrebbe scalato la HIT PARADE ITALIANA “SULLE ALI DELL’AVVENTURA (BUONGIORNO MATTINA)

Carla

DUE FAVOLE: LO SPAZZACAMINO E IL DEEJAY
Uno spazzacamino si trovava in discoteca. Canticchiava spazzolando tutto ciò che incontrava! Mentre puliva urlava ai presenti: seguitemi! E la gente rispondeva : “non fare il pazzo e scendi da lì”. Ma lui continuava ad alzare volume e scopa e ad urlare :fate tutti come me!

C’era una volta un deejay su un tetto di Parigi. Mentre ballava urlava “che bella la vita quando è tutto pulito!”. La gente intanto gli urlava “vai così!!!!sei ok!!!!!!”, e lui continuava a ballare felice!

Ale e Mary

 

Quinta puntata- Tutti gli usi della parola a tutti

Quando eravamo piccoli, i miei fratelli ed io, avevamo una  cassapanca di legno nella quale mettevamo tutti i nostri giochi. Ero così piccola che me la ricordo gigantesca, ci nascondevamo perfino dentro per giocare a nascondino, per poi venire sgridati perché “Non si gioca in casa, filate in giardino!” (a discolpa dei miei genitori vi confesso che abbiamo un giardino piuttosto grande). Ma sto divagando; tornando alla cassapanca dei giocattoli: ne avevamo un buon numero e ogni volta che la si apriva c’era l’imbarazzo della scelta. Un po’ come scegliere il gusto del gelato, la prima giostra da fare al luna park, il vestito da mettere al primo appuntamento… Sempre la stessa storia, alla fine si sceglie il gioco con cui abbiamo sempre giocato, ormai consumato, gli stessi gusti del gelato per andare sul sicuro, la giostra su cui ci siamo divertiti di più l’ultima volta, e il nostro vestito preferito anche se ne abbiamo a centinaia. E anche dopo aver letto il capitolo “Vecchi giochi”, di cui parleremo oggi, è successa la stessa cosa. 

 

GIOCHI FANTASTICI E DOVE TROVARLI 

Oggi il menù del giorno proposto da “Grammatica della fantasia” è ricco di giochi divertenti e stimolanti da fare in compagnia.
C
ome vi dicevo, ci ho messo una vita a scegliere il gioco da fare tra quelli proposti da Rodari, e alla fine ne ho scelto uno di cui conservo un bel ricordo.
E’ molto semplice e non richiede nessuno sforzo fisico, ma solo qualche oggetto indispensabile:

  • Dei fogli di carta;
  • Delle penne o pennarelli;
  • Parenti/ amici con cui giocare (ho provato in video chiamata, ha funzionato); 
  • Una buona dose di “fantastica”; se non vi ricordate dove l’avete messa, non vi preoccupate salterà fuori strada facendo.

Ogni partecipante prende una penna e un foglio e su di esso  scrive, posizionandole una sotto l’altra, le seguenti sei domande:
Chi era?
Dove si trovava?
Che cosa faceva?
Che cos’ ha detto?
Che cos’ ha detto la gente?
Com’ è andata a finire?

Tutti i partecipanti partono dalla prima domanda e scrivono, accanto ad essa, sul proprio foglio, la prima risposta.
In seguito, piegano il foglio così da coprire la risposta e lo passano ad un altro compagno,
il quale dovrà rispondere alla seconda domanda, piegare il foglio e passarlo al compagno successivo.
Bisogna seguire questi passaggi fino ad esaurimento domande.
In questo modo si andranno a creare tante storie bizzarre, quanti sono i partecipanti.
Queste favole hanno a che fare col binomio fantastico: non trattandosi di parole scelte dal caso, ma piuttosto di sintassi casuale, Rodari suggerisce che si possa parlare di “TRAMA FANTASTICA”. 
Infatti, il risultato può essere già considerato prodotto finito, ma chiamandosi “trama” è possibile lavorarci sopra per scrivere una vera  e propria favola.
Come vi dicevo, ho provato anche io a fare questo gioco con due miei amici, Carolina e Leonardo. Non potendoci incontrare, ci siamo sentiti in videochiamata. Il fatto di essere distanti ha complicato un po’ le cose, ma, allo stesso tempo, le ha rese più divertenti.
Il risultato di questo gioco sono state tre favolette di cui vi condivido la mia preferita:

UNA LEPRE
A NEW YORK
STAVA FACENDO IL CAMBIO ARMADI PER LA PRIMAVERA
HA DETTO: “LA CIOCCOLATA MI FA VENIRE MAL DI STOMACO”
E LA GENTE: “VERRAI PUNITO LO SAI?”
ALLA FINE SI SCOPRI’ CHE NON ERA COLPA SUA
Da questa “trama fantastica” ho sviluppato una favola. 

LEPROTTO IL GOLOSOTTO
A New York era arrivata la primavera. Ormai i giacconi invernali non servivano, così Leprotto il Golosotto decise di fare il cambio armadi, come molti altri abitanti della città. Mentre spostava mucchi di vestiti da un punto all’altro, si ritrovò a canticchiare per la sua tana. Cantò così forte che credette di essere lui il responsabile di quello che sarebbe successo da lì a qualche minuto: a poco a poco, tutti i suoi vestiti si trasformarono in vestiti di cioccolato. Al latte, fondente, bianco, alla nocciola, al pistacchio.. cioccolato di ogni genere. A ogni strofa alcuni vestiti iniziavano a trasformarsi, ma appena taceva tutto si fermava e i vestiti tornavano come prima. Non poteva credere ai suoi occhi! Convinto di possedere quel potere, continuò a cantare con l’ intenzione di trasformare l’intero armadio. Amava il cioccolato e non resistette alla tentazione di addentare la manica di un maglione. Era perfino buono! Addentava l’orlo di una maglia, poi i bottoni di una camicia, masticava il taschino di una giacca, non risparmiò nemmeno i suoi vestiti preferiti giurando, in seguito,che non aveva mai mangiato cioccolato migliore di quello. Continuò fino al tramonto quando la sua pancia iniziò a brontolare. “Meglio uscire a prendere una boccata d’aria fresca” si disse. Ne aveva mangiato così tanto che faticava ad uscire dall’ ingresso della tana. Quando fu fuori senti un forte dolore allo stomaco,così forte da piegarsi in due. Iniziò a piangere e lamentarsi del male, tanto che i suoi amici leprotti lo sentirono e si avvicinarono.
– Golosotto, che succede?
– Mi fa male la pancia
– Cosa ti sei mangiato stavolta?
– Cioccolato
– Quante volte te lo abbiamo detto che devi andarci piano con tutti quei dolci?
Golosotto raccontò ai suoi amici quello che era successo nella sua tana. Tutti rimasero sbalorditi, increduli, era impossibile che cantando i vestiti di trasformassero. Per verificare che Golosotto non fosse impazzito entrarono nella tana e videro che era interamente ricoperta di cioccolato.
– Golosotto, ma quanto hai cantato lì dentro? è pieno di cioccolato
– Per tutto il pomeriggio fino al tramonto, stavo facendo il cambio armadi.
Ci doveva essere una spiegazione. Decisero così di far ripete a Golosotto tutto quello che aveva fatto durante il pomeriggio per capire cosa era successo.
Uno dei suoi amici, Brontolotto, però si rifiutò: – Se sta così è solo colpa sua, impara a non mangiare così tanti dolci.
– Non pensi che il mal di pancia sia già una buona punizione? Dai, vieni a darci una mano- disse un amico indicando Golosotto che non aveva mai smesso di stringersi lo stomaco con entrambe le braccia
Brontolottò sbuffando li seguì. Al’’interno della tana Golosotto iniziò a canticchiare, non riusciva a sforzarsi troppo per via del dolore alla pancia, così tutti si unirono in coro. Ci vollero pochi secondi e dal soffitto iniziarono a cadere gocce di cioccolato, e più il coro si alzava più cioccolato cadeva e ricopriva tutto intorno. A un certo punto Golosotto saltò in piedi e si ricordò di abitare sotto una fabbrica di cioccolato. Le vibrazioni create dal loro canto avevano fatto in modo che il cioccolato si infiltrasse fino alla sua tana. Alla fine tutti capirono che non era stata colpa sua e che era meglio cambiare tana per evitare altri mal di pancia. 


Terminata la quinta puntata di questa mini serie, potremmo anche fermarci e dire di aver acquisito sufficienti strumenti per stimolare la nostra immaginazione ed inventare storie. Abbiamo visto la tecnica del sasso nello stagno, il binomio fantastico, l’ipotesi fantastica e l’errore creativo e oggi la trama fantastica. Tutte queste tecniche hanno in comune il fatto che ci stimolano a creare delle storie di senso partendo da parole o frasi scelte dal caso. Gianni Rodari, riportando tutte queste tecniche nel suo libro, afferma che il movimento effettuato dalla nostra immaginazione è proprio il passaggio dal non-senso al senso.

Ma “Grammatica della fantasia” è una fonte inesauribile di FANTASTICA; continuate a seguirci: da settimana prossima ci saranno tante novità!  

Elena

P.S.: per diventare dei veri esperti, potrete acquistare il libro su cui si basano gli articoli della mini serie; vi basterà cliccare su questo link https://100giannirodari.com/opera/grammatica-della-fantasia-40/