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MAC… CHE SORPRESA!-UN RACCONTO DI ROBERTA

“Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello”- Vincent Van Gogh

I nostri corsisti di scrittura creativa, guidati da Ivil Iomy, entrano in contatto con la propria immaginazione armati di carta e penna dando vita a nuovi racconti. Come quello che ti presentiamo oggi, scritto da Roberta Corti dal titolo “Mac…che sorpresa!”. Siediti comodo e lasciati trasportare dalla sua storia.

MAC…CHE SORPRESA!

Ci eravamo dati appuntamento da Mac Donald per le 19.30 per un panino veloce prima di rientrare a casa. Mi guardai in giro, ma non lo vidi. Di solito il mio amico sedeva sul tavolone con i videogiochi incorporati nel piano, un po’ perché, nonostante l’età, amava ancora i videogiochi e un po’ perché detestava le altre postazioni. Diceva che i tavoloni con gli sgabelli alti gli davano un senso di “appollaiato”. Non ho mai capito cosa volesse dire con questa frase, ma Paolo era un tipo originale. Tanto originale da non volersi sedere neppure sui tavoli per quattro persone con le panche contrapposte perché diceva che gli sembrava di essere in treno.

Non riuscivo proprio a vedere Paolo all’interno del locale. Feci passare tutti i totem digitali dove si poteva scegliere il menù e pagare, ma non era neppure lì. Mi guardai ancora in giro e alla fine eccolo di spalle al bancone della caffetteria con un improbabile cappello di pelo che gli copriva anche le orecchie nonostante la temperatura della giornata fosse mite.

Paolo stava chiacchierando con la cameriera e dalla coda che si era formata dedussi che era un po’ che la stava intrattenendo. La ragazza puntava, quasi ipnotizzata, i suoi occhi scuri e brillanti verso gli occhi del mio amico che, dall’alto dei suoi quasi due metri di altezza, dominava la scena. Mi avvicinai per cercare di velocizzare l’ordinazione di Paolo e per distoglierlo da qualsiasi discorso avesse cominciato, anche se già immaginavo di cosa stesse dissertando.

“Sogno un futuro in cui gli uomini possano vivere in armonia con la natura,” stava recitando Paolo mentre disegnava un ampio cerchio con le braccia, “questo non è solo il principio su cui il WWF fonda la sua attività, ma anche il mio”.

Guardai sempre più preoccupata la fila delle persone in attesa del loro caffè, ma stranamente non notai segni di impazienza. La ragazza e il ragazzo proprio dietro Paolo stavano flirtando, sussurrandosi chissà quali dolci parole. Un anziano guardava divertito un bimbo che si era sporcato la bocca con il ketchup facendolo sembrare un piccolo pagliaccio. Seguiva una signora che lanciava occhiate interminabili e vogliose alla vetrinetta con brioche e torte.
Ci risiamo. Paolo sta facendo la solita magia: quando parla con quella sua voce profonda e calma è come se l’armonia della natura si riversi anche nelle persone che gli stanno accanto.

Non riuscivo, però, a decifrare cosa aveva in animo la cameriera: non aveva ancora proferito una parola, le guance erano di un rosso acceso e le mani le tremavano a tal punto che, nel tentativo di decorare la panna montata di un caffè, rovesciò sul bancone una quantità esagerata di smarties che rotolarono fino a terra.
Il mio amico, incurante di tutto e di tutti, la guardò divertito e disse: “Ma che bella cascata di colori, sembra che la primavera si stia spingendo anche qui grazie a questi fantastici dischetti colorati di cioccolato e zucchero”. Poi si bloccò a fissare qualcosa che aveva attirato la sua attenzione ad un lato del bancone ed esclamò: “No, non ci credo questo deve essere un segno del destino: le Cioccorane! Io adoro questi cioccolatini a forma di rana. Entrando, ho notato che questa è la settimana dedicata ad Harry Potter. Lo so che gadget vari e dolcetti sono tutti a tema, ma mai e poi mai avrei pensato di trovare le Cioccorane”. Senza quasi pendere fiato, continuò: “Io trovo rane e rospi creature fantastiche. Lo sai che sono un volontario per il salvataggio dei rospi? E oramai ci siamo, è la stagione in cui i rospi si spostano dal bosco per andare verso l’acqua a deporre le uova. Alla sera al calar del sole…”

Mi aspettavo che da un momento all’altro la ragazza avrebbe chiamato il responsabile per far buttar fuori Paolo o forse che lei stessa lo avrebbe cacciato e colpito con il primo arnese da bar che le fosse capitato a tiro. La cameriera cominciò ad agitare le mani come in cerca di qualcosa, poi aprì un cassetto e ne estrasse uno spillone di legno per capelli.  Io cominciai a sudare freddo e, mentre già vedovo nella mia mente una scena di sangue, guardai meglio l’oggetto e con mia grande sorpresa vidi che sull’estremità opposta alla punta aveva intagliato… un rospo! La ragazza alzò lo spillone, se lo sistemò tra i capelli, si tolse il camice da barista e con inaspettata agilità scavalcò il bancone. Con camminata decisa si avvicinò al mio amico, lo guardò negli occhi e, indicando la sua stessa maglietta rosa con un panda e la scritta WWF, finalmente parlò: “Io e te ora andiamo a salvare il mondo e renderlo migliore”.
Allungò il braccio, prese Paolo per mano e se lo portò via verso una notte di primavera in cui uomini e animali non erano forse così diversi.

Io, che ero rimasta a seguire tutta la scena praticamente in apnea, feci un respiro profondo e cercai di tornare in me, indecisa se arrabbiarmi per essere stata mollata così su due piedi o gioire per la nuova conquista fatta del mio amico. Decisi di risolvere la situazione affogandomi in una cioccolata calda con panna e una bella fetta di torta Sacher. Non è forse risaputo che il cacao è un toccasana per l’umore tanto da essere definito “l’ormone della felicità?”

Mi avvicinai al bancone e ordinai. Il sorriso ampio e accattivante del nuovo barman contribuì a farmi tornare il buon umore. Di una cosa ero sicura: avrei ricordato quella serata strampalata per molto tempo e avrei avuto un simpatico aneddoto da raccontare agli amici nelle future serate da Mac.

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LA FABBRICA DELLE STORIE

FUMETTO DI GIOIA

“I fumetti sono le favole per gli adulti”– così diceva Stan Lee, e chi li scrive e li crea lo sa bene!
I nostri ragazzi iscritti al corso di fumetto, tenuto da Ivil, tutte le settimane danno vita e forma alle proprie storie unendo parole e immagini. Ve ne diamo un assaggio mostrandovi uno dei lavori di Gioia, giovanissima corsista.

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PESCI ROSSI-UN RACCONTO DI ELENA

“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto”– così diceva Albert Einstein.
I nostri corsisti di scrittura creativa, guidati da Ivil Iomy, entrano in contatto con la propria immaginazione armati di carta e penna dando vita a nuovi racconti. Come quello che ti presentiamo oggi, scritto da Elena Dell’Oro dal titolo “Pesci Rossi”. Siediti comodo e lasciati trasportare dalla sua storia.

PESCI ROSSI

Inizio a sentire mancanza di casa. Insomma, è bello cambiare acqua di tanto in tanto, a chi non piace? Può anche essere stimolante, però non posso negare che ho sempre amato tornarci dopo lunghe assenze: mi piace appoggiare la testa sul mio cuscino, sdraiarmi nel mio letto, usare le mie cose… tutto ha un profumo così rassicurante e, dopo un po’ che sono lontana, nutro una certa nostalgia per questa routine.

«Puoi dirlo forte Lily, e poi inizia a far freddo qui dentro! Non appena sarà possibile porterò te e i bambini al mare. Quella vecchia megera, ci ha dimenticati qui nella vasca come l’ultima volta.»

Lui è mio marito Jim, ma non fateci caso. Gli piace ingigantire le cose, però non ha tutti i torti. La Signora Mildred, la donna che ci ha vinti alla pesca di paese da qualche mese ormai, non è molto attenta a ciò che fa.

«Non la vorrai difendere adesso?!»

«Jim! Fatti gli affari tuoi. Se avessi voluto intervenire, ti saresti fatto un racconto tuo. Ora parlo io, tu pensa ai bambini.»

Come vi dicevo, la signora Mildred a volte commette degli errori, ma non lo fa apposta: ha una certa età e vivendo tutta sola, ogni tanto le sfugge qualcosa. Ieri, ad esempio, voleva cambiare l’acqua della nostra boccia, e per farlo ci ha messi nella vasca da bagno. Un gesto davvero carino specialmente per i piccoli che qui hanno tanto spazio per giocare e si divertono un mondo. È come quando voi andate al parco, solo che vi capita anche di tornare a casa. Con la Signora Mildred non sempre il rientro è assicurato, almeno non nelle successive 24 ore. Ed eccoci qui, in questa immensa vasca, ad aspettare il suo ritorno.

«Puoi dirlo forte Lily! Oh, parli del diavolo… Eccola, è tornata finalmente. Adesso fa la faccia.»

«Quale faccia?»

«Quella che fa quando si accorge di essersi dimenticata qualcosa.»

Dovreste vederla anche voi, perché è davvero buffa! Si mette una mano sul fianco e fa schioccare l’altra sbattendo il palmo sulla fronte, mentre la sua bocca si apre in una “o” perfetta. Rimane qualche secondo in quella posizione, poi fa spallucce e se ne va (infatti non credo che torneremo presto nella boccia).

È davvero buffa la Signora Mildred. Come tutti i pomeriggi, anche oggi, dopo il sonnellino pomeridiano, deve essere andata da qualche parte. Basta vedere come si è agghindata.

«Jim, secondo te, la Signora Mildred ha un amante?»

«Un amante?! Non si ricorda dei suoi pesci rossi figuriamoci se ha un amante!»

«Guarda che è ancora una bella donna, anche se è così svampita. Che poi, parli proprio tu che hai la memoria di un pesce rosso!»

«Ma io sono un pesce rosso.»

Non gli si può dir nulla, effettivamente.

«LILY! Guardala, ma cosa fa?! È orribile, bambini non guardate chiudete gli occhi!»

«COSA SUCCEDE, COSA HAI VISTO?!»

«La signora Mildred si sta togliendo la faccia.»

«Jim…»

«Se la sta cancellando.»

«Jim…»

«Le schizza sangue ovunque, guarda il muro è tutto rosso!»

«JIM!!!»

«Oh mio Dio, mi sento svenire.»

«Calmati, si sta solo struccando.»

«Cosa sta facendo?»

«Si toglie il trucco dal viso. Tutti i colori che prima aveva sulla faccia, non facevano parte della sua pelle, e quello sul muro non è sangue si chiama rossetto.»

«Ah, falso allarme!  Ma perché lo fa?»

«Il rossetto sul muro non te lo so spiegare; per i colori sulla faccia: te l’ho detto, secondo me, ha l’amate.»

Non so come siete abituati voi, ma quando una signora si trucca e si veste così accuratamente, secondo me, è perché vuole far colpo. Magari ha conosciuto qualcuno di cui si è innamorata. Magari è per quello che è così svampita!

«Lily, non voglio interrompere il tuo sogno romantico, ma è più probabile che la sua sia demenza senile.»

«Aaah come sei noioso! Vuoi dire che quando sarò vecchia e non capirò più nulla non ti potrò più amare?»

«Mi auguro di no. Mal che vada ti amerò io per due.»

«Oh Jim, ecco perché ti amo tanto. Sarai sempre il mio brontolone preferito!»

Jim è così. Un po’ scorbutico e fatica a reagire a situazioni scomode come questa, ma alla fine se ne esce con queste frasi che mi fanno capire che vale la pena sentirlo brontolare standomene in acqua fredda e lontana da casa.

Non è poi così male questa vasca se ci sono lui e i bambini, potrei abituarmici e addirittura chiamarla casa.

 

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ESSE-UN RACCONTO DI CHIARA

“La salvezza umana giace nelle mani dei creativi insoddisfatti”– così diceva Martin Luther King.
I corsisti di scrittura creativa guidati da Ivil Iomy, sperimentano tutte le settimane la potenzialità della propria fantasia dando vita a nuovi racconti. Come quello che ti presentiamo oggi, scritto da Chiara Perego dal titolo “Esse”. Siediti comodo e lasciati trasportare dalla sua storia.

ESSE

6.39. La sveglia sul comodino, imperturbabile, squillava come sempre la preghiera del mattino.

La sua mano, precisa come quella di un chirurgo, si allungò di quanto bastava per premere il tasto OFF che avrebbe decretato l’inizio di una lunga giornata, un’altra.

Occhi aperti, coperte tirate fino al naso, mente ancora sgombra dai pensieri: quella situazione di grazia, che si verificava puntualmente ogni mattina, durava pochi secondi; l’orologio quasi non arrivava alle 6.40 che subito le gambe sgattaiolavano giù dal letto, in cerca delle pantofole calde e morbide, e poi subito in bagno per riguadagnare le sembianze da essere umano presentabile alla Società. La notte, infatti, aveva un effetto trasformante su Leo: pareva che l’impalcatura che costruiva con fatica durante il giorno venisse abbattuta durante il riposo notturno; così, al risveglio, tutto da rifare.

Dopo la rasatura, il dopobarba, alcuni minuti spettavano alla pettinatura: i suoi capelli erano corti, ma non cortissimi, e l’indole sbarazzina di quei fili dorati lo costringeva a lunghe operazioni di fissaggio a suon di pettine e phon.

In particolare, sul lato destro del volto, un ricciolo ribelle tentava sempre di ricadergli davanti all’occhio, richiedendo una buona dose di pazienza per convincerlo a ritornare al suo posto.

«Prima o poi vi taglio tutti!», minacciava Leo ma poi subito si pentiva: già una volta era stato costretto a raparsi a zero, quando la sua ex fidanzata si era offerta di sistemargli i capelli, che, allora, erano un groviglio di boccoli adolescenziali: solo che lei, macchinetta in mano, si era distratta nel momento clou e gli aveva asportato una striscia di capelli, costringendolo, così, a eliminare anche il resto.

Il risultato non l’aveva assolutamente soddisfatto ma almeno sua madre aveva approvato quel look, decisamente più ordinato e serio.

Operazione successiva: vestirsi. Leo aprì l’armadio, prese dal secondo cassetto un paio di mutande e calze pulite, sfilò dall’appendino una camicia bianca e la sistemò vicino ai pantaloni e alla giacca, riposti accuratamente sulla sedia di fianco al letto la sera prima: non poteva sbagliare abbinamento, tutti i suoi vestiti per l’ufficio erano di un blu scuro che lasciava poco spazio all’errore.

Soprabito blu, zaino blu, mocassini lucidati che sembravano appena usciti dal negozio (sua madre lo ripeteva sempre: per capire com’è una persona, guardale le scarpe!): ora era pronto per affrontare la Società, là fuori.

7.20. Aprì la porta di casa e, puntuale come un esattore delle tasse, gli si presentò immediatamente la sua dirimpettaia, la Signora Twinny, che lo squadrò come faceva sempre da quando si era trasferito nel condominio di quel quartiere benestante, come a cercare un piccolo dettaglio fuori posto, un ricciolo ribelle, una scarpa infangata, che lo avrebbe reso meritevole della sua disapprovazione.

«Buongiorno Signora Twinny» disse educatamente.

«Oh, buongiorno! Esce così presto per andare al lavoro?»

«Già, mi piace fare due passi per arrivare in ufficio… Sa, poi mi siedo alla scrivania e non mi alzo per tutto il giorno!»

«Ma non attraverserà mica il parco?! E’ pieno di brutti ceffi!» sentenziò lapidaria la vicina.

L’ufficio distava circa 3 km dalla sua abitazione, si trovava in un quartiere riconvertito da qualche anno a zona commerciale e per raggiungerlo occorreva attraversare un parco cittadino, uno di quelli poco frequentati: c’era sempre il rischio di imbattersi in qualche poco di buono, così gli avevano detto i vicini, o di passeggiare in vialetti dal manto dissestato e poco puliti, per questo veniva snobbato dalla maggior parte degli abitanti della zona.

A Leo, tuttavia, piaceva attraversarlo, forse proprio perchè di rado si incontrava qualche anima viva la mattina presto: poteva godere del silenzio prima di tuffarsi nella Città e sentire la nebbiolina umida che gli accarezzava la faccia.

Naturalmente aveva taciuto la cosa a sua madre, questa abitudine l’avrebbe fatta preoccupare non poco e si sa, gli anziani devono stare tranquilli.

Lanciò uno sguardo all’orologio: in ritardo di 5 minuti sulla tabella di marcia! Con passo sostenuto sarebbe arrivato giusto in tempo per timbrare il cartellino. «Dannata Signora Twinny!»

Un passo dietro l’altro, testa bassa per offrire al freddo di novembre la minore superficie attaccabile, scrutava con la coda dell’occhio i cespugli ai lati del vialetto e i rami frondosi degli alberi per scovare qualche scoiattolo o qualche altro animale che la Città aveva risparmiato.

Doveva anche stare attento, al contempo, a non calpestare fango, gomme da masticare, escrementi e altre trappole infernali che lo avrebbero messo in difficoltà in ufficio! Uh, l’ufficio… un ammasso di automi senza passione nè empatia verso il prossimo; l’aveva capito subito, 3 mesi prima, quando si era presentato il primo giorno di lavoro con un vassoietto pieno di paste per i colleghi: nessuno le aveva mangiate. «Sai, da noi non si usa e i capi non vogliono che si mangi al di fuori della pausa pranzo».

Era riuscito, comunque, a farsi notare grazie a una camicia grigia a mezze maniche con stampati dei piccoli windsurf che gli era costata una serie di battute da parte dei colleghi e un richiamo ufficiale da parte del suo capufficio: «Qui non siamo al mercato, Signor Leo, l’Azienda richiede un abbigliamento consono all’immagine rispettabile e di affidabilità che essa riveste nella Società, pertanto…»

Quella sera stessa, appena arrivato a casa, aveva gettato la camicia nella “cesta dei svestiti”, un contenitore di vimini dove conservava tutti quegli abiti che oramai non poteva più permettersi di indossare perchè troppo colorati, troppo appariscenti, troppo disegnati, insomma, sempre troppo qualcosa. Non aveva il coraggio di disfarsene, ogni capo gli ricordava un momento della sua vita, quasi sempre felice…. Come la felpa giallo limone, il regalo di sua nonna Susanna per la laurea: «Leo, non prenderti mai troppo sul serio! Siamo nati per essere felici e ridere, ridere, ridere fino alla morte, ricordatelo!» gli aveva raccomandato mentre gli porgeva il pacchetto. Indossarla lo faceva sentire bene, pareva che ogni fibra di tessuto fosse intrisa delle parole di sua nonna e il suo umore migliorava repentinamente. Addirittura, gli sembrava che la felpa avesse un effetto snellente, nascondendogli la pancia, che stava cominciando a lievitare a causa delle ore passate alla scrivania.

I ghigni e i sussurri dei suoi amici lo avevano costretto, però, a rinunciare al piacere di indossarla.

7.50. «Cazzo, è tardi!» Leo affrettò il passo, un fumetto di aria umida si alzò dal bavero del soprabito, uno sguardo ancora all’orologio. «Speriamo che il capo non sia ancora arrivato!»

All’improvviso si bloccò in mezzo al vialetto, colpito da una strana sensazione: si sentiva scrutare da lontano, cosa che gli succedeva spesso in quella Città, ma il peso di quello sguardo era diverso dal solito: sembrava… benevolo.

Guardingo, riprese a camminare, sempre facendo attenzione a dove mettesse i piedi, strizzò gli occhi per cercare qualche indizio nella nebbia e risolvere quel mistero.

Istintivamente si mise la mano sulla tasca dove teneva il portafoglio, le voci allarmiste dei suoi vicini gli risuonavano in testa. Alle sue spalle avvertì un movimento di passi, una corsa, un affanno che sembrava dirigersi verso di lui. Senza voltarsi indietro, si mise a correre.

Era pesante. Era peloso. Era fradicio ed emanava un odore nauseabondo. Leo stava a terra, con un enorme cane bagnato sopra di lui che lo scrutava con occhi grandi a pochi centimetri dal suo naso. Rimase immobile, e così ogni cellula del suo corpo, per una manciata di secondi. «La prima regola per affrontare un orso è quella di fingersi morto», questo gli aveva insegnato suo zio Alfred, il fratello di suo padre, in occasione dell’unico campeggio che avevano fatto insieme. Ma, ora, non si trattava certo di avere a che fare con un orso: quell’affare peloso che stava sopra di lui gli sembrava più fastidioso che pericoloso.

Così, ricacciando indietro i ricordi giovanili, ignorando le parole che sempre gli aveva detto sua madre in merito ai cani: «Non toccarli! Non puoi sapere cosa gli passa per la testa», aveva cautamente spostato l’animale e si era rialzato, passandosi una mano sui vestiti sgualciti e infangati.

«E adesso?» pensò, «non posso davvero presentarmi in ufficio così conciato!»

Nel frattempo il cane gli si era avvicinato per un’usmatina, prima i mocassini, poi i pantaloni, poi un po’ più in su… questo umano doveva proprio piacergli perchè si mise a leccargli la mano. «Cosa fai!?! Sciò, via, torna dal tuo padrone!»

Ma quello niente, gli stava attaccato. Leo lo allontanò nuovamente, si pulì la mano nei calzoni tanto ormai… e cominciò a scrutare il parco in cerca del proprietario. Si girò in tutte le direzioni, fece una breve corsa  per raggiungere una panchina, vi salì sopra per avere una visuale migliore, ma niente, sembrava non ci fosse anima viva nel parco. Controllò allora se, per caso, al collo del cane non vi fosse una medaglietta, magari con un numero di telefono da chiamare in caso di smarrimento; tese la mano verso il muso dell’animale, il quale, senza troppo pensarci, si avvicinò e cominciò a leccargliela nuovamente; con l’altra mano Leo cercò di scostare il folto pelo tutto ammassato alla ricerca di un collare, e lo trovò. Era di pelle, ormai consunta, e portava attaccata una medaglietta romboidale che portava incisa solo una lettera: “S”. Niente da fare.

8.02. «Bene: e adesso che si fa? Non posso andare in ufficio, i pantaloni sono da buttare, ho una palla di pelo sudicia tra i piedi… come faccio a staccarmela di dosso?»

Il cane lo guardava tranquillo, come se lo conoscesse da sempre. Leo guardava il cane incredulo, perchè quello lo guardava tranquillo, come se lo conoscesse da sempre.

Non aveva mai avuto un cane in vita sua, nè gatti, nè criceti, gli era stato concesso solo qualche pesciolino rosso, il chè, inevitabilmente, gli aveva mostrato periodicamente cosa vuol dire morire, soli, isolati in una boccia di vetro senza aver mai conosciuto il mondo.

Eppure lui, come tutti i bambini e i ragazzi, lo avrebbe tanto voluto un animale che gli tenesse compagnia. Insomma, più di quella di un pesce rosso! I suoi genitori erano sempre stati inflessibili sulla questione.

Anche ora che abitava da solo, in quell’appartamento di un condominio signorile, nessuno dei suoi vicini possedeva un animale domestico, anche se il regolamento di condominio non lo vietava esplicitamente; era una di quelle regole non scritte che talvolta sono più forti della legge e che si erano consolidate nel corso dei decenni, favorite anche dal fatto che non c’era mai stato un grande ricambio di condomini.

Si decise a ripartire, da solo, e con passo deciso percorse una ventina di metri in direzione di casa; non si guardò indietro appositamente, per non incoraggiare la socievolezza dell’animale.

Girò l’angolo e con uno scatto si nascose dietro il tronco di una quercia, indirizzando lo sguardo da dove era partito per scrutare la situazione: il cane era rimasto lì, seduto, docile, con lo sguardo curioso indagava i dintorni in cerca di…. Ma certo, in cerca di lui!

All’improvviso Leo sentì una fitta allo stomaco, gli succedeva spesso quando provava emozioni forti. Già, ecco, si sentiva in colpa. Aveva abbandonato al suo destino quel povero cane, “S”, che gli era sembrato del tutto docile e affettuoso, molto più di tante persone che conosceva da tempo in quella Città, e solo perchè… perchè… beh, perchè sua madre non avrebbe approvato… e nemmeno i suoi vicini di casa… e nemmeno i suoi colleghi, la sua ex fidanzata, il panettiere, il benzinaio… tutti! Nessuno in quella Città avrebbe capito. In fondo era solo un cane, piuttosto sudicio, per di più.

Forse proprio quei pensieri gli diedero una scossa di adrenalina, o forse il ripensare alla sua vita solitaria, ai suoi vestiti blu, alla sua casa sempre in ordine e pulita.

«Ehm, pronto… sono Leo, ufficio contabilità, 3° piano. Volevo avvisare che… beh, ho avuto un contrattempo… no, oggi non riesco proprio a venire al lavoro. È che…»

Leo passò in rassegna tutto il suo personale campionario di scuse ma se ne uscì con una abbastanza banale: «Ho l’herpes, nulla di grave ma preferisco non rischiare di contagiare i colleghi… dovrebbe risolversi in qualche giorno».

Ora non restava che iniziare quella folle avventura.

«Qui, Esse!»

Il quadrupede lo guardò per un secondo, sembrava non aspettasse altro! Trascinando le tozze zampe in una corsa decisamente sgraziata, raggiunse quell’uomo così simpatico, gli si sistemò al fianco e lo seguì verso casa.

Leo entrò guardingo nel cortile. «Via libera, Esse!»

Salirono di corsa le scale, Leo aprì la porta quasi in apnea e la richiuse velocemente dietro di sè, sperando che la Sig.ra Twinny fosse occupata in qualche faccenda domestica.

Il cane si aggirò sospettoso per la casa, annusando tutto ciò che capitava lungo il suo percorso, e si sistemò, infine, sul tappeto del bagno.

A Leo scappò un sorriso: «Hai capito anche tu che hai bisogno di una bella pulita!»

Prese una ciotola con acqua tiepida, una spugna, e cominciò ad accarezzare il pelo. Il cagnolone si agitava sotto la sua mano, non per ribellarsi ma per incanalare quelle carezze in modo che durassero il più a lungo possibile.

«Punto 1: ripulita. Fatto! Non credere di essertela cavata con così poco, ci vuole una bella gita alla toilette per cani questo pomeriggio!»

«Punto 2: cibo, collare nuovo e guinzaglio»

Leo raccomandò al suo nuovo amico di non ridurre la casa a brandelli e, tra l’atterrito e il rassegnato, uscì di casa per evadere anche il punto 2 della sua lista.

Quando Leo ricomparse nel cortile portava nella mano destra un sacchetto pieno di succulente scatolette per cani e nella mano sinistra un sacchetto più piccolo con un nuovo collare rosso abbinato a un elegante guinzaglio.

«Chissà se troverò ancora la casa!» pensò Leo uscendo dall’ascensore e preparando le chiavi.

«Buongiorno!» disse squillante la Signora Twinny aprendo la porta all’improvviso e piombando in mezzo al pianerottolo bloccandogli la strada.

«Ehm…. Salve Signora Twinny». Leo nascose le buste dietro la schiena, veloce come un lampo.

«Già tornato dal lavoro? Così presto? Stavo bevendo la mia tisana al mirtillo di metà mattina e ho sentito la chiave che girava nella serratura della porta».

«Ehm… sì Signora Twinny, spero di non averla disturbata».

«No, figurati, è che, sai, a una certa età, non si ha molto da fare: dopo aver pulito il pavimento, i bagni e il balcone… Piuttosto, mi è sembrato di sentire dei rumori strani provenienti da casa tua».

«Mmm… no, Signora Twinny, deve aver sentito la televisione, la tengo accesa anche quando non ci sono per paura dei ladri».

«Ah, certo… Però, stamattina, ho trovato sul corridoio, vicino alle scale, delle impronte di fango… sembravano… ma sa, a una certa età, magari non ho visto bene».

«Signora Twinny, con questo tempaccio è probabile che chi sia passato dalle scale abbia lasciato un po’ di sporco. Non doveva venire forse l’elettricista per riparare l’antenna?»

«Uh, probabile… chissà… comunque, prima che lei se ne vada, le ricordo che deve ancora pagare la rata delle pulizie delle scale del mese scorso!»

«Sì, Signora Twinny», disse sospirando, «appena riesco passerò a saldare il debito».

«Sarà il caso! Voi giovani ve ne approfittate sempre di noi povere vecchiette!»

In quel momento Leo vide lo sguardo della Signora Twinny che si spostò repentinamente da lui verso la sua porta di casa: dei mugulii arrivavano da dietro la porta.

«Ah! Ma allora avevo ragione io! C’è qualcuno… qualcosa in casa!»

Leo si sentiva perduto, era stato scoperto! Quella sensazione di inadeguatezza gli era famigliare e spesso aveva dovuto giustificarsi di fronte agli altri.

Le sue parole, tuttavia, lo stupirono:

«Signora Twinny: lei ci sente e vede benissimo e ha usato tutti i suoi sensi per torturarmi da quando mi sono trasferito qui. Vuole sapere cosa c’è dietro quella porta? Lo vuole proprio sapere??? C’è un killer, una macchina di morte pronta a saltarle alla gola ad un mio cenno. Le conviene smettere di ficcanasare nella mia vita e di farsi un’abbondante dose di cazzi suoi… altrimenti…»

«Altrimenti?» chiese la Signora Twinny, ripiegando la bocca in una smorfia e spalancando gli occhi.

«Altrimenti scatenerò la belva contro di lei! Ah, un’altra cosa: la vedo sempre mentre butta le briciole della tovaglia sul balcone di sotto, si vergogni». Leo aveva sempre desiderato sbattere in faccia alla Signora Twinny quella scomoda verità.

«Io non… »

La Signora Twinny, con fare più infastidito che sconfitto, rincasò di fretta chiudendo bene la porta a chiave.

Leo entrò in casa, chiuse la porta e si appoggiò con la schiena ad essa, mentre il cagnolone gli leccava le mani. Tirò un grande sospiro e scoppiò a ridere: quel suo essere un po’ ribelle e maleducato lo aveva fatto sentire un gran bene!

Sistemò una ciotola piena di bocconcini e un’altra con dell’acqua vicino al tavolo della cucina; aprì l’armadio e frugò nella “cesta dei svestiti” alla ricerca della felpa gialla limone: la tenne sollevata tra le mani per qualche secondo e gli occhi gli si velarono di lacrime. La indossò, prese il guinzaglio e accarezzo vigorosamente il suo nuovo compagno. «Andiamo a fare una passeggiata, Esse» disse Leo, mentre un ricciolo ribelle gli ricadeva dolcemente sull’occhio.

 

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La tua insegnante di creatività

Viviana Hutter: creativa e scrittrice, si occupa di pedagogia creativa e di educazione alle emozioni. Ideatrice del metodo ACTIVE (Arte, Creativita', Emozioni) concretizzatosi ne LA SCUOLA CREATIVA, basato in parte sulla psicologia culturale vygotskijana e sull'idea che tutto si possa imparare attraverso la creatività, si dedica all'insegnamento della scrittura con un metodo che unisce la classica scrittura creativa (per la parte tecnica e strutturale), abbinata alla scrittura emotiva (per l'ispirazione e l'approfondimento di azioni, atmosfere e personaggi)

 

Trinart

 

Trinart, da Castellammare del Golfo in Provincia di Trapani, è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro; fonda la sua attività sui principi della democrazia e della partecipazione. Persegue finalità di solidarietà sociale e lo scopo di sviluppare relazioni culturali e scambio di saperi. [continua a leggere...]

Leggi l'articolo "Fuori dalla finestra: Un Mondo Di Parole" per scoprire le altre associazioni coinvolte nel progetto.

Il corso di Scrittura Creativa

Maggio

✅ In questo mese avrai la possibilità di famigliarizzare con la scrittura creativa, conoscere l'insegnante e i tuoi compagni di corso.

  • 🗓️  Lezioni online tramite piattaforma Zoom: Martedì 4 e Martedì 18 dalle 18:00 alle 19:00 
  • 📧 Tra una lezione e l'altra il rapporto con l'insegnante Viviana Hutter sarà mantenuto tramite e-mail. Potrai inviarle i tuoi testi per ricevere consigli, esercizi ulteriori ecc...
  • 🔹 All'interno del gruppo facebook Un Mondo Di Parole troverai materiali per approfondire, attività creative e spunti extra proposti in collaborazione con La Nottola - Rivista creativa per adulti e bambini.
  • 🔸 Inoltre avrai la possibilità di condividere all'interno del gruppo i tuoi progressi e di cogliere le reazioni dei tuoi primi lettori.

Giugno

✅ Durante questo periodo potrai conoscere l'associazione Trinart e scrivere il tuo racconto legato al tema dell'integrazione.

  • 🗓️ Lezioni online tramite piattaforma Zoom: Martedì 1 e Martedì 15 dalle 18:00 alle 19:00
  • 📧 Nel tuo lavoro personale di scrittura del racconto potrai sempre fare conto su Viviana per consigli e correzioni tramite e-mail.
  • 🔸 Sulla pagina facebook Fuori dalla Finestra: Un Mondo Di Parole potrai seguire due dirette social:
  •                         1️⃣ Live con i volontari di Trinart
  •                         2️⃣ Live con l'esperto
  • 🔸 All'interno del gruppo facebook Un Mondo Di Parole troverai testimonianze, articoli, interviste, video, fotografie e altri materiali che ti permetteranno di conoscere informazioni e storie sull'integrazione.

Luglio

✅ Una volta raccolti i racconti prodotti da chi, come te, ha partecipato al corso nei due mesi precedenti, a marzo organizzeremo un evento di sensibilizzazione in collaborazione con Trinart, durante il quale saranno letti, interpretati o drammatizzati.

⬇️ Prezzo del corso: 80€ (10€/sett.) ⬇️

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Noi per Voi | Un Mondo Di Parole 🌤️

💡"Quando la porta è chiusa... fuori dalla finestra! Apri le ali della fantasia" 💡

🖼️ Ti piacerebbe fare un percorso online di scrittura creativa del tutto originale? Vorresti imparare ad esprimere i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, le tue emozioni in un testo? Desideri che i tuoi racconti abbiano un risvolto sociale, che possano fare del bene, diffondere messaggi positivi?

Iscrivendoti al corso nei mesi di gennaio e febbraio, grazie alla collaborazione con Noi per Voi, potrai conoscere fatti, testimonianze, vissuti di famiglie che sono state segnate dal cancro infantile. Avrai tempo per approfondirli, farli tuoi e rielaborarli in un racconto personale che sarà letto, interpretato o recitato durante un evento di sensibilizzazione sulla tematica.

La tua insegnante di creatività

Viviana Hutter: creativa e scrittrice, si occupa di pedagogia creativa e di educazione alle emozioni. Ideatrice del metodo ACTIVE (Arte, Creativita', Emozioni) concretizzatosi ne LA SCUOLA CREATIVA, basato in parte sulla psicologia culturale vygotskijana e sull'idea che tutto si possa imparare attraverso la creatività, si dedica all'insegnamento della scrittura con un metodo che unisce la classica scrittura creativa (per la parte tecnica e strutturale), abbinata alla scrittura emotiva (per l'ispirazione e l'approfondimento di azioni, atmosfere e personaggi)

 

Noi per Voi

 

Noi per Voi, da Firenze, nasce più di 30 anni fa per iniziativa dei genitori dei bambini ricoverati per patologie tumorali presso l’ospedale pediatrico Meyer, con l’obiettivo di offrire ai bambini affetti da queste gravi patologie un’assistenza medica e psico-sociale di qualità. Un impegno costante che si traduce in assistenza materiale e psicologica alle famiglie la cui quotidianità viene sconvolta dalla malattia, ma anche in attività di ricerca scientifica. [continua a leggere...]

Guarda il video della canzone "Onde Buone" realizzata lo scorso febbraio da Noi per Voi e Simone Centineo ⬇️

Leggi l'articolo "Fuori dalla finestra: Un Mondo Di Parole" per scoprire le altre associazioni coinvolte nel progetto.

Il corso di Scrittura Creativa

Marzo

✅ In questo mese avrai la possibilità di famigliarizzare con la scrittura creativa, conoscere l'insegnante e i tuoi compagni di corso.

  • 🗓️  Lezioni online tramite piattaforma Zoom: Martedì 2 e Martedì 16 dalle 18:00 alle 19:00 
  • 📧 Tra una lezione e l'altra il rapporto con l'insegnante Viviana Hutter sarà mantenuto tramite e-mail. Potrai inviarle i tuoi testi per ricevere consigli, esercizi ulteriori ecc...
  • 🔹 All'interno del gruppo facebook Un Mondo Di Parole troverai materiali per approfondire, attività creative e spunti extra proposti in collaborazione con La Nottola - Rivista creativa per adulti e bambini.
  • 🔸 Inoltre avrai la possibilità di condividere all'interno del gruppo i tuoi progressi e di cogliere le reazioni dei tuoi primi lettori.

Aprile

✅ Durante questo periodo potrai conoscere l'associazione Noi per Voi e scrivere il tuo racconto legato al tema del cancro infantile.

  • 🗓️ Lezioni online tramite piattaforma Zoom: Martedì 30 Marzo e Martedì 20 Aprile dalle 18:00 alle 19:00
  • 📧 Nel tuo lavoro personale di scrittura del racconto potrai sempre fare conto su Viviana per consigli e correzioni tramite e-mail.
  • 🔸 Sulla pagina facebook Fuori dalla Finestra: Un Mondo Di Parole potrai seguire due dirette social:
  •                         1️⃣ Live con i volontari di Noi per Voi
  •                         2️⃣ Live con l'esperto
  • 🔸 All'interno del gruppo facebook Un Mondo Di Parole troverai testimonianze, articoli, interviste, video, fotografie e altri materiali che ti permetteranno di conoscere informazioni e storie legate al cancro infantile.

Maggio

✅ Una volta raccolti i racconti prodotti da chi, come te, ha partecipato al corso nei due mesi precedenti, a marzo organizzeremo un evento di sensibilizzazione in collaborazione con Noi per Voi, durante il quale saranno letti, interpretati o drammatizzati.

⬇️ Prezzo del corso: 80€ (10€/sett.) ⬇️

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ManidiPace | Un Mondo Di Parole 🌤️

💡"Quando la porta è chiusa... fuori dalla finestra! Apri le ali della fantasia" 💡

🖼️ Ti piacerebbe fare un percorso online di scrittura creativa del tutto originale? Vorresti imparare ad esprimere i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, le tue emozioni in un testo? Desideri che i tuoi racconti abbiano un risvolto sociale, che possano fare del bene, diffondere messaggi positivi?

Iscrivendoti al corso, nei mesi di gennaio e febbraio, grazie alla collaborazione con ManidiPace, potrai conoscere fatti, testimonianze, vissuti circa la guerra turco-siriana. Avrai tempo per approfondirli, farli tuoi e rielaborarli in un racconto personale che sarà letto, interpretato o recitato, durante un evento di sensibilizzazione sulla tematica.

Iscriviti prima dell'8 gennaio 2021 (15 posti disponibili)

La tua insegnante di creatività

Viviana Hutter: creativa e scrittrice, si occupa di pedagogia creativa e di educazione alle emozioni. Ideatrice del metodo ACTIVE (Arte, Creativita', Emozioni) concretizzatosi ne LA SCUOLA CREATIVA, basato in parte sulla psicologia culturale vygotskijana e sull'idea che tutto si possa imparare attraverso la creatività, si dedica all'insegnamento della scrittura con un metodo che unisce la classica scrittura creativa (per la parte tecnica e strutturale), abbinata alla scrittura emotiva (per l'ispirazione e l'approfondimento di azioni, atmosfere e personaggi)

 

ManidiPace

ManidiPace, da Ballabio in Provincia di Lecco, opera in Turchia con vari progetti a sostegno delle famiglie siriane costrette ad emigrare a causa della lunga guerra in Siria che le ha private di tutti i diritti fondamentali. Il loro aiuto è rivolto soprattutto ai bambini ai quali viene impedito di vivere la bellezza e la speranza della loro infanzia. [continua a leggere...]

Leggi l'articolo "Fuori dalla finestra: Un Mondo Di Parole" per scoprire le altre associazioni coinvolte nel progetto.

Il corso di Scrittura Creativa

Gennaio

✅ In questo mese avrai la possibilità di famigliarizzare con la scrittura creativa, conoscere l'insegnante e i tuoi compagni di corso.

  • 🗓️  Lezioni online tramite piattaforma Zoom: Martedì 12 e Martedì 26 dalle 18:00 alle 19:00
  • 📧 Tra una lezione e l'altra il rapporto con l'insegnante Viviana Hutter sarà mantenuto tramite e-mail. Potrai inviarle i tuoi testi per ricevere consigli, esercizi ulteriori ecc...
  • 🔹 All'interno del gruppo facebook Un Mondo Di Parole troverai materiali per approfondire, attività creative e spunti extra proposti in collaborazione con La Nottola - Rivista creativa per adulti e bambini.
  • 🔸 Inoltre avrai la possibilità di condividere all'interno del gruppo i tuoi progressi e di cogliere le reazioni dei tuoi primi lettori.

Febbraio

✅ Durante questo periodo potrai conoscere l'associazione Mani di Pace e scrivere il tuo racconto legato al tema della guerra siriana.

  • 🗓️ Lezioni online tramite piattaforma Zoom: Martedì 2 e Martedì 16 dalle 18:00 alle 19:00
  • 📧 Nel tuo lavoro personale di scrittura del racconto potrai sempre fare conto su Viviana per consigli e correzioni tramite e-mail.
  • 🔸 Sulla pagina facebook Fuori dalla Finestra: Un Mondo Di Parole potrai seguire due dirette social:
  •                         1️⃣ Live con i volontari di ManidiPace
  •                         2️⃣ Live con l'esperto
  • 🔸 All'interno del gruppo facebook Un Mondo Di Parole troverai testimonianze, articoli, interviste, video, fotografie e altri materiali che ti permetteranno di conoscere le storie e gli avvenimenti legati alla guerra in Siria.

Marzo

✅ Una volta raccolti i racconti prodotti da chi, come te, ha partecipato al corso nei due mesi precedenti, a marzo organizzeremo un evento di sensibilizzazione in collaborazione con ManidiPace, durante il quale saranno letti, interpretati o drammatizzati.

⬇️ Prezzo del corso: 70€ (10€/sett.) ⬇️

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E’ solo l’inizio: Un Mondo di Parole riapre i battenti!

Scrivere, come fare teatro, è un atto sociale che ci cambia e cambia il cuore di chi legge.

Un Mondo Di Parole, il gruppo Facebook di Tramm dedicato alla scrittura creativa, riprende le sue attività secondo una nuova programmazione settimanale ricca di novità. A partire da lunedì 2 novembre fino al 18 dicembre, grazie a tre nuove collaborazioni, noi membri del gruppo saremo incoraggiati ad approfondire le nostre capacità creative con delle proposte giornaliere. Per il nuovo anno invece stiamo già lavorando ad ulteriori trasformazioni che coinvolgeranno persone da tutta Italia. Supportaci in questa impresa partecipando creativamente!

 

La nuova programmazione:

(Per visitare il gruppo, vai a questo link: Un Mondo Di Parole)

Lunedì: PENNA E POPCORN

in collaborazione con La Nottola – Rivista Creativa per Adulti e Bambini

Penna e PopCorn - Striscia per articolo

Ogni settimana Ivil Iomy, nostro insegnante dei corsi di creatività e creatore della rivista, ci proporrà la visione di un film d’animazione e una attività di scrittura ad esso ispirata. Passeremo attraverso lungometraggi in stopmotion, altri di genere steampunk, altri ancora che raccontano la guerra vista dagli occhi di un bambino ecc… Il primo film consigliatoci da La Nottola è “La Famiglia Addams” del 2019. Per scoprire l’attività creativa ad esso collegata, ti invitiamo e a fare un salto nel gruppo o a seguirci su Instagram @trammassociazione!

Mercoledì: SCRITTURA CREATIVA in PILLOLE

in collaborazione con Viviana Hutter – Creativa e Storyteller

Scrittura Creativa in Pillole - Striscia per Articolo

Abbiamo conosciuto Viviana durante il lockdown della scorsa primavera ed è stata una delle più belle scoperte che questo 2020 ci ha riservato: non succede tutti i giorni che una creativa e storyteller di Napoli e una associazione teatrale della provincia di Lecco  vengano in contatto! Dopo una prima interessante intervista che le abbiamo fatto ad aprile, finalmente abbiamo trovato un modo per collaborare. Questi primi appuntamenti in cui sarà coinvolta, consisteranno in attività di scrittura creativa mirate ad approfondire lo storytelling emotivo attraverso tecniche narrative ed espressive. Queste saranno tratte dal suo libro Scrittura Creativa in Pillole. Ma il meglio deve ancora venire: se tutto andrà bene in questi due mesi di riscaldamento, nel nuovo anno daremo inizio con lei a qualcosa di veramente speciale! Non vediamo l’ora, e tu? Seguici per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Venerdì: CULTURISTI

in collaborazione con Frammenti Rivista – Il mondo con gli occhi della cultura

Questa terza proposta è quella che più ci incuriosisce e su cui puntiamo di più. Dopo aver sfoderato nel nostro gruppo tutte le idee più bizzarre e strampalate che l’immaginazione ci potesse offrire, è arrivato il momento di ampliare il nostro campo di ricerca creativa anche a tematiche più complesse come la bellezza, l’amore, i diritti, la morte e la giustizia, per citarne alcune.

Abbiamo deciso di farci aiutare in questo dal presidente di Frammenti Rivista, Michele Castelnuovo, che di settimana in settimana ci proporrà un articolo d’attualità redatto da uno dei tanti giovani giornalisti suoi collaboratori. Noi ci faremo interrogare dalle tematiche trattate e proveremo ad esprimere i pensieri, i sentimenti, le emozioni che queste ci suscitano attraverso delle storie o dei racconti.

 

Perché queste proposte?

Scrivere, come fare teatro, è un atto sociale che ci cambia e cambia il cuore di chi legge. Il computer, lo smartphone, i social amplificano il potenziale comunicativo delle nostre parole come mai nessuna altra tecnologia nella storia dell’uomo. Per questo pensiamo che un luogo virtuale come Un Mondo Di Parole sia utile per scoprire nel nostro piccolo come sfruttare al meglio le straordinarie possibilità che abbiamo oggi di diffondere storie buone e di farle arrivare dove possano regalare un sorriso, una riflessione o, semplicemente, un po’ di conforto. Le tre proposte sopra elencate, sono solo l’inizio: da gennaio arriveranno le vere sorprese! Seguici per rimanere aggiornato/a.

Se l’articolo ti ha incuriosito e pure tu vuoi allenarti a scrivere e ad essere creativo/a con noi, unisciti al gruppo! Iscriviti a questo link: Un Mondo Di Parole. Ti aspettiamo 🙂

Grafiche di @Marta Stamerra

I PONTI NON SEMPRE UNISCONO- Pausa prANZI!

“Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”

Chi mi conosce sa che ho un debole per i testi di De André, e, per citarlo, non c’era occasione migliore della nuova puntata di “Pausa prANZI!”

Ma perché riprendere proprio questa frase?
Perché oggi ti voglio parlare di un posto che si trova qui in Italia, più precisamente a Napoli. Sto parlando del Rione Sanità che si trova ai piedi della collina di Capodimonte. Non è solo il luogo dove nacque Totò, è molto di più, perché nel 2006 è successo qualcosa che ha segnato l’inizio di una splendida storia.  

Dunque, se consideriamo il fatto che è stato un luogo di sepoltura di età greco-romana, possiamo affermare, senza rischiare di cadere in errore, che il Rione Sanità ha una storia millenaria. Ma ciò che più ci deve interessare a noi oggi è che nel XVIII sec, cento anni dopo la sua edificazione, viene costruito un ponte che collega Napoli alla Reggia di Capodimonte, danneggiando così il rione; infatti, giorno dopo giorno, questa parte della città iniziò a venire isolata, fino a diventare un luogo esterno ed estraneo alla città stessa, pur facendone parte.

Proviamo ad immaginare la nostra casa isolata da tutto il resto: penso che, in questo modo, non sia difficile comprendere la gravità della situazione. Da un giorno all’altro, ogni cosa cambierebbe: se prima il quartiere veniva frequentato da un certo numero di persone, oggi sarebbe desolato, e questo vorrebbe dire che ci dedicherebbero sempre meno attenzione… anche se non dovrebbe essere così. Il tenore di vita, le abitudini, le prospettive cambierebbero radicalmente. In questo rione di Napoli qualcosa di simile è successo perché, in poco tempo, ha cominciato a perdere la sua bellezza e tra le strade è aumentata la criminalità che si muoveva facilmente andando a toccare anche i più giovani, aprendo loro porte sbagliate.
L’istinto di fuggire a me sarebbe venuto, devo essere sincera. Per fortuna, nel Rione Sanità così non è stato.

È stato proprio come diceva De André, “Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”. Da questa situazione di estremo disagio, il Rione Sanità è stato capace di far nasce un fiore delicato, del quale bisogna prendersi cura. La Sanità si è svincolata da una realtà degradante e questo grazie, pensate un po’, alla cultura, all’arte e alla storia di un meraviglioso angolo di civiltà. Cultura e, aggiungerei, i giovani… una combo perfetta! 

Dopo l’inizio della sua rivalutazione partita nel 2000, sei anni più tardi, nel Rione Sanità nasce una cooperativa composta da giovani, il cui nome è La Paranza. Questi ragazzi hanno fatto un lavoro stupefacente: hanno recuperato e poi preso in gestione la Catacomba di San Gaudioso per poi, qualche anno più tardi, restaurare e aprire al pubblico anche le Catacombe di San Gennaro. Dal recupero di queste aree, La Paranza ha permesso a diversi giovani di trovare un lavoro, al Rione di tornare a splendere, ai turisti di godere di interessanti tour che raccontano un’importante parte di storia della città. La cooperativa ha riqualificato 12100mq di terreni abbandonati e li ha restituiti alla comunità rivalorizzando il suo patrimonio storico artistico e culturale, contro ogni aspettativa e ridonando valore a un posto di cui ci si era dimenticati.

“Noi cerchiamo di creare lavoro dove la disoccupazione è al 60%,
cerchiamo di educare alla bellezza dove la dispersione scolastica è al 40%”
(Vincenzo Porzio- da un’ intervista che potete trovare anche voi a questo link Intervista a Vincenzo)

La Paranza assomiglia a una fenice: da un luogo di fine come lo erano le catacombe, fa rinascere tutto il quartiere come la fenice dalle sue ceneri.

Mi voglio quindi ispirare ai ragazzi che lavorano nella cooperativa per lanciare la nuova sfida.

Questa settimana dovrai provare a trasformare qualcosa che non ti piace in qualcosa di bello.
Hai due modi per farlo:

  • dipingere un quadro per decorare una stanza della tua casa che trovi poco accogliente,
  • leggere una poesia o un racconto in un angolo desolato del paese in cui vivi, per donargli nuova bellezza


Ricordati di condividere con noi la tua missione pubblicando una foto sui tuoi canali social, instagram o facebook. Non dimenticarsi l’hashtag #lavitaèunospettacolo e di taggare Tramm (@trammassociazione).

 

Per avere maggiori informazioni sulla Cooperativa La Paranza e il Rione Sanità:
Sito web: https://www.catacombedinapoli.it/it
Pagina facebook: https://www.facebook.com/CatacombeDiNapoli/

Un progetto all’anno – I progetti di Giuseppe | Pausa prANZI!

Un Progetto All’Anno

Cosa si può fare in un anno?
Portare a termine un percorso di studi,
organizzare una vacanza estiva degna di nota,
iniziare a suonare uno strumento….

Ci sono tante cose che mi vengono in mente se cerco una risposta a questa domanda, però mai mi sarei immaginata che, tra le risposte possibili, ci potessero essere “diventare un Ironman” e “scoprire la ricetta della felicità”.

È quello che ha fatto, e sta facendo tutt’ora, un ragazzo di nome Giuseppe: 30 anni, originario di Messina, ha smesso di ripetersi “Non ce la farò mai” e ha cambiato la sua vita per viverne una di cui possa essere orgoglioso.

Giuseppe, dal 2018, ogni anno si lancia una sfida. La prima è stata partecipare all’ IRONMAN,  una gara di triathlon da pazzi scatenati, lasciatemelo dire. In 365 giorni, senza alcuna esperienza, si è preparato passo dopo passo per partecipare a questa gara. Facendosi aiutare da esperti (c’è chi lo ha affiancato negli allenamenti e chi lo ha aiutato a cambiare dieta) è riuscito a raggiungere il suo obiettivo.

Dopo aver forgiato il suo fisico, superando limiti che credeva di avere, ha avviato un nuovo progetto: Progetto Happiness!
A settembre 2019, è partito per compiere il giro del mondo. Un’ esperienza che aveva già fatto in passato, ma a differenza della prima volta, ora ha un obiettivo chiaro: trovare la ricetta della felicità, intervistando persone di diversi paesi, appartenenti a diverse culture e con prospettive di vita spesso opposte. Purtroppo questo viaggio è stato interrotto a causa dell’emergenza sanitaria, ma presto ripartirà, con uno spinoff del progetto stesso, all’interno della nostra penisola.
Giuseppe è già stato in Svizzera, Israele, Libano, Pakistan, India, Cina, Corea del Nord, Giappone, Australia e Stati Uniti e ha incontrato persone come Dilavar, un manual scavenger dell’India; gli uomini come lui fanno parte di una sottocasta degli intoccabili, le persone più emarginate dalla società. Immaginati in quale situazione di disagio e povertà possa vivere Dilavar e la sua famiglia. Eppure anche lui ha un ingrediente da aggiungere a questa ricetta. Voglio che sia lo stesso Dilavar a dirtelo con la sua voce, ecco perché lascio qui il link all’intervista fatta da Giuseppe: intervista a Dilavar. Ha conosciuto anche Mohammed Al-Khatib, un ragazzo che sogna di essere il primo palestinese a vincere una medaglia alle olimpiadi; negli Stati Uniti ha visitato una comunità di suore che coltivano cannabis (fa sorridere, ma non è come pensi) e, sempre in America, ha chiacchierato con l’astronauta Luca Parmitano dopo un tour mozzafiato alla Nasa.…. e questi sono solo alcune delle persone che ha incontrato Giuseppe. 

Questo ragazzo è l’esempio vivente di quella vocina nascosta che ci dice “CE LA PUOI FARE” e che purtroppo, spesso, non ascoltiamo. Cambiare è possibile se qualcosa nelle nostre vite non ci soddisfa; è possibile cercare tra i nostri sogni quello che ci può rendere migliori, avendo costanza e determinazione per realizzarlo.

La cosa che mi piace dei suoi progetti è proprio la costanza: attraverso i suoi canali social, fa vedere al proprio pubblico l’evoluzione del suo progetto, giorno dopo giorno, senza perdere mai di vista l’ obiettivo finale. Mi piace questo aspetto perché aiuta a capire che nulla è dovuto, e che solamente impegnandosi e credendo davvero in ciò che facciamo, possiamo vedere realizzati i nostri sogni. La cosa buffa è che lui, presentandosi sui propri canali, si definisce un ragazzo ordinario; ed è proprio così, è un ragazzo di tutti i giorni, che però ha voluto credere in se stesso e con grande determinazione sta plasmando qualcosa di cui andare fiero.

Per conoscere meglio Giuseppe, le persone incredibili che ha incontrato, dalle quali tutti abbiamo qualcosa da imparare, ti invito a seguirlo sui social e visitare i siti Progetto Happiness e Progetto Liminis

Direi che è arrivato il momento anche per noi di lanciare una sfida!

Non spaventarti, nessuno dovrà scalare vette altissime o buttarsi col paracadute, anche se….
Scherzo!
Questa settimana proviamo a uscire dagli schemi, facendo qualcosa di semplice che però ci aiuti a vedere la vita da una prospettiva diversa, cercando di capire che le possibilità che il mondo ci offre sono infinite! Per prendere esempio proprio da Giuseppe e dal suo primo progetto, la sfida consisterà in qualcosa di fisico:

Scegli un giorno di questa settimana per svegliarti molto presto, prima di iniziare la tua routine, e vai a correre  per almeno 1 ora, magari in un posto che ti piace. Ti consiglio di sfruttare un giorno in cui c’è bel tempo per stare all’aria aperta. Dato che è la prima sfida, ti darò delle alternative: se non ti piace correre puoi usare la bici o farti qualche vasca a nuoto! 

Per farci sapere che ci sei anche tu, scatta una foto e pubblicala su un tuo profilo social, facebook o instagram, taggando @trammassociazione. Non dimenticarti l’ hashtag: #lavitaèunospettacolo 

Chi lo sa, magari ci prendi gusto e diventa il tuo allenamento settimanale! 

Elena

Per seguire Giuseppe:
Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel
Profilo Instagram: www.instagram.com/progettohappiness
Profilo Facebook: www.facebook.com/giuseppe.bertuccio.dangelo